Tipologia articolo Comunicati stampa
Materia Commercio
Il contrasto al dumping contrattuale nei settori del turismo, della ristorazione e del terziario è stato al centro dell’audizione svoltasi in terza Commissione del Consiglio regionale del Piemonte, presieduta da Claudio Sacchetto e convocata su richiesta della consigliera Alessandra Binzoni (Fratelli d’Italia).
A rappresentare le principali organizzazioni di categoria piemontesi sono intervenuti Marco Gossa (Confcommercio Piemonte), Carlo Alberto Carpignano (Ascom Torino), Giancarlo Banchieri (Confesercenti Piemonte) e Giovanni Genovesio (Cna e Confartigianato Piemonte), che hanno espresso una forte preoccupazione per la diffusione dei cosiddetti “contratti pirata”, accordi sottoscritti da organizzazioni con una rappresentatività limitata e caratterizzati da condizioni economiche e normative meno favorevoli rispetto ai contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi.
Secondo quanto evidenziato durante l’audizione, il fenomeno non riguarda soltanto la tutela dei lavoratori, ma produce effetti negativi sull’intero sistema economico. Le imprese che applicano contratti con salari e tutele inferiori riescono infatti ad abbattere artificialmente il costo del lavoro, creando una concorrenza considerata sleale nei confronti delle aziende che rispettano i contratti di riferimento del settore.
I rappresentanti delle associazioni hanno ricordato come il Piemonte stia vivendo una fase di crescita per il turismo, il commercio e i servizi, sostenuta dall’attrattività di Torino, delle aree montane e dei territori a vocazione enogastronomica. Una crescita che, a loro avviso, deve però essere accompagnata da occupazione di qualità, formazione e corrette condizioni contrattuali.
A livello nazionale, il fenomeno è favorito da una forte frammentazione della contrattazione collettiva. Nel comparto del terziario si è passati dai 26 contratti censiti nel 1995 a oltre 260 accordi oggi. Complessivamente, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) registra circa 800 contratti minori, che interessano appena il 2% dei lavoratori, mentre i 99 contratti principali garantiscono copertura a oltre il 97% della forza lavoro.
Le conseguenze economiche sono rilevanti. Secondo le stime richiamate nel corso dell’incontro, i contratti in dumping e le situazioni di irregolarità determinano una perdita di circa 1,5 miliardi di euro all’anno nelle retribuzioni dei lavoratori. A ciò si aggiungono effetti negativi sui conti pubblici, con un minor gettito contributivo stimato in circa 450 milioni di euro e oltre 300 milioni di euro di minori entrate fiscali derivanti dall’Irpef.
Per contrastare il fenomeno, le associazioni hanno chiesto di accelerare i processi di certificazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali, rafforzare i controlli attraverso la collaborazione tra istituzioni e organi ispettivi e prevedere forme di premialità per le imprese che applicano i contratti collettivi maggiormente rappresentativi.
L’obiettivo, hanno sottolineato gli intervenuti, è tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori, garantire una concorrenza corretta tra le imprese e preservare la qualità dei servizi offerti in comparti strategici per l’economia piemontese. Un impegno che richiede, secondo le associazioni di categoria, un’azione coordinata tra Regione, Governo e parti sociali per arginare un fenomeno che rischia di indebolire sia il mercato del lavoro sia la competitività delle aziende che operano nel rispetto delle regole.
Per delucidazioni sono intervenuti Alice Ravinale (Avs), Binzoni, Gianna Pentenero (Pd) e Monica Canalis (Pd).
