Tipologia articolo Comunicati stampa
Materia Cultura
Si è aperto con un racconto personale sulla timidezza e sulla difficoltà di comunicare in una nuova lingua l’incontro ospitato oggi all’Arena Piemonte del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, dedicato al progetto fotografico e narrativo di Navid Tarazi, in arte Doggodaiily giovane fotografo iraniano capace di conquistare migliaia di persone attraverso le storie di cani e dei loro proprietari.
Moderato dal giornalista Gioele Urso, l’evento è stato introdotto dal saluto del presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco. Presente anche il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Graglia, che ha sottolineato il valore umano del progetto: “Ho sette gatti in casa e amo molto gli animali, anche per questo ho trovato geniale quello che fa Navid”.
Arrivato in Italia nel settembre 2022 per studiare al Politecnico di Torino, Navid ha raccontato come la fotografia sia diventata per lui uno strumento per superare la propria timidezza e creare relazioni. “Per voi vedere cani per strada è normale, per me no. In Iran è vietato portarli a spasso. Ho usato la fotografia come scusa per parlare con i proprietari”. Il primo approccio non fu semplice: “Sono molto timido e non parlavo bene italiano. Poi ho visto un signore elegante con un bassotto e mi sono lanciato”.
Da quell’incontro è nato un progetto che oggi conta oltre 10 mila cani fotografati e più di mille storie pubblicate, con milioni di follower sui social. “Quello che piace delle mie storie è l’amore puro. Cerco sempre di essere sincero”, ha spiegato l’autore, soffermandosi anche su quelle mai pubblicate e sul rapporto tra animali e persone.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di gatti. “Da fotografo devo dire che fotografare i gatti è molto più difficile: non ti ascoltano”, ha raccontato, rispondendo a Graglia. Ma proprio durante alcuni firmacopie molte persone hanno iniziato a confidargli le storie dei propri felini: “Anche loro fanno amore”, da qui la recente decisione di fotografarli.
Particolarmente toccante il racconto dedicato a Totò, cane sopravvissuto alla morte della madre e dei fratelli, uccisi da randagi, e poi adottato, ma rimasto senza padrone dopo il Covid. “Per un anno Totò è andato al parcheggio ad aspettarlo. È stata la prima e unica volta che ho pianto durante un’intervista, di solito piango dopo”.
