La Biblioteca della Regione Piemonte, aperta a Torino dal 1973, custodisce oggi circa 60mila volumi. Ha una caratterizzazione giuridico-amministrativa e mette a disposizione degli utenti volumi, periodici e banche dati dedicate al diritto, all’economia, alle scienze sociali e in particolare alle questioni regionali e delle autonomie locali. Non mancano i testi sulla storia e la cultura del Piemonte e le pubblicazioni edite da Regione Piemonte e Consiglio regionale. Nel 2016 la biblioteca è stata intitolata allo scrittore piemontese di fama internazionale Umberto Eco.
Storia della sede
Il palazzo che oggi ospita la Biblioteca della Regione Piemonte fu costruito per la Banca Tiberina tra il 1888 e il 1899, su progetto dell’ingegner Luigi Beria. Situato all’angolo tra le vie Alfieri e Arsenale, accanto a Palazzo Lascaris, presenta una facciata neo-rinascimentale, elegante e armoniosa. Nel 1895 passò alla Società Anonima Consumatori Gaz-Luce, che vi trasferì la propria sede amministrativa. Dopo diversi passaggi di proprietà, nel 1942 l’edificio fu acquistato dal Banco di Sicilia. Gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, fu ricostruito nel dopoguerra, conservando la facciata originaria e ampliandosi con un nuovo piano. L’intero palazzo è stato recentemente acquistato dal Consiglio regionale e destinato a uffici e alla nuova sede della biblioteca.
Logo
Il logo della Biblioteca della Regione Piemonte, intitolata dal 2016 a Umberto Eco, nasce dalla rivisitazione stilizzata della pianta ottagonale della biblioteca del monastero descritto ne "Il nome della rosa", un edificio immaginario ispirato alla Sacra di San Michele. I quattro torrioni laterali e il cortile centrale sono stati geometricamente integrati con la croce di San Giovanni Battista e con i colori rosso e blu che caratterizzano lo stemma della Regione Piemonte. La struttura ottagonale e le quattro torri richiamano l’idea di un luogo che raccoglie, organizza e custodisce il sapere. Nel romanzo, le diverse stanze della biblioteca rappresentano paesi e regioni del mondo, trasformandola in una sorta di immagine dell’universo: uno spazio nel quale si incontrano culture, lingue e conoscenze differenti.
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