Concerto degli Yo Yo Mundi per i martiri della Benedicta

Domenica 7 giugno alle 10.00 l’Associazione “Memoria della Benedicta” organizza, in occasione della Festa della Repubblica (per consuetudine nella domenica di giugno più prossima alla ricorrenza ufficiale), un concerto del noto gruppo di folk rock piemontese degli Yo Yo Mundi, registrato in parte sul sito e in parte in studio nei giorni precedenti. L’evento si svolgerà mantenendo rigorosamente le misure di distanziamento e, quindi, senza previsione di pubblico nel luogo dove si trovano i ruderi della Cascina Benedicta, incendiata dai nazifascisti nel 1944, dopo il rastrellamento e l’eccidio dei giovani partigiani.

L’iniziativa è promossa congiuntamente con il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte.
La manifestazione verrà introdotta da Daniele Borioli, presidente dell’Associazione Memoria della Benedicta che deporrà anche una corona di fiori alla memoria delle vitime dell’eccidio.
Sono previsti in apertura i messaggi di saluto videoregistrati del presidente del Consiglio, Stefano Allasia, del vicepresidente Mauro Salizzoni e, in chiusura, del sindaco di Alessandria e del presidente della Provincia.

Gli Yo Yo Mundi eseguiranno brani legati alla lotta partigiana come “Dalle belle città”, “Festa D’Aprile” e “Tredici”, la storia dei ragazzi della Banda Tom. Tra quelle di “speranza” non poteva mancare, mescolata alle loro “Casa del freddo”, “Chiedilo alle nuvole” e “Alla bellezza dei margini”, anche la celebre “Viva L’Italia” di Francesco De Gregori. Infine due canzoni inedite, “Spaesamento” e “Senti che silenzio”.

L’evento verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Consiglio regionale, dell'Associazione della Benedicta e di Radio Gold, la più seguita emettente locale della provincia di Alessandria.

Breve storia dell’eccidio
Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani e colpirono duramente i giovani, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo. In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani mentre altri caddero in combattimento; altri resistenti, fatti prigionieri, vennero poi fucilati il 19 maggio al Passo del Turchino. Altri quattrocento partigiani furono invece catturati e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen). In duecento riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento. Il rastrellamento della Benedicta nelle intenzioni di nazisti e fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza ma non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Il movimento partigiano  proprio dalle ceneri della Benedicta, dopo aver avviato una riflessione anche spietata sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore: la divisione "Mingo", attiva nell'ovadese, ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni degli scampati alla Benedicta. Altri partigiani continuarono la loro esperienza in formazioni della Val Borbera e in altre divisioni partigiane dell'appennino alessandrino. Nel 1996 il Presidente della Repubblica conferì alla Provincia di Alessandria la medaglia d'oro al valore militare per l'attività partigiana e nella  motivazione si fa espresso riferimento all'eccidio della Benedicta collocandolo tra gli eventi emblematici della Resistenza.

mtravaglini