Dighe idroelettriche: nominati i relatori

Valter Marin (Lega) per la Maggioranza, Alberto Avetta (Pd) e Sean Sacco (M5s) per l’Opposizione: con la nomina dei relatori, è entrata nel vivo la trattazione nelle commissioni Terza e Quinta del Disegno di legge della Giunta regionale per l’assegnazione delle grandi derivazioni ad uso idroelettrico. La seduta congiunta, causa l’emergenza del Coronavirus, si è svolta in videoconferenza ed è stata presieduta da Claudio Leone.

In apertura l’assessore regionale all’Energia Matteo Marnati ha ricordato che il provvedimento, per non incorrere nelle procedure europee di infrazione, dovrà essere approvato dal Consiglio regionale entro il 31 marzo. Ma l’attuale fase emergenziale potrebbe portare ad una proroga dei termini da parte di Roma.

Lo scorso 5 marzo lo stesso rappresentante dell’Esecutivo aveva illustrato i contenuti del testo di quella che può essere considerata la prima forma di autonomia regionale in ambito energetico e di sviluppo di energia rinnovabile.

Proprio l’eventuale slittamento della data di approvazione ha originato un’articolata discussione che ha visto intervenire, anche a più riprese, Alberto PreioniMarin e Angelo Dago (Lega), Sacco e Giorgio Bertola (M5s), Domenico RavettiMaurizio Marello e Alberto Avetta (Pd), Paolo Bongioanni (Fdi).

In caso di assenza di proroga, il Ddl verrà votato nei prossimi giorni dalle commissioni e trasmesso all’Aula per essere approvato entro la fine del mese. Diversamente, i commissari potranno avere più tempo per i vari approfondimenti da tradurre in varie proposte emendative e su questo punto maggioranza e opposizione hanno convenuto.

Il Gruppo del Pd, ad esempio, ha già sostenuto che il Ddl privilegi l’uso prioritario dell’energia rispetto alla tutela ambientale, mentre per il M5s non è giusto concentrarsi solo sugli aspetti economici.

La Maggioranza ha ribadito che si tratta di un programma orientato in modo da ottenere miglioramenti nell’ambito della produzione di energia rinnovabile, della riqualificazione ambientale dei bacini a valle degli invasi, degli interventi di compensazione a beneficio dei territori interessati. In particolare Marin, oltre che sull’urgenza di approvare il testo, si è anche soffermato sul ruolo che potranno giocare le piccole-medie imprese riunite in Associazioni temporanee.

È stata Stefania Crotta, direttrice regionale di Ambiente, Energia e Territorio, a spiegare le osservazioni che sono pervenute complessivamente da sette portatori d’interessi entro la data stabilita dello 18 marzo. All’interno di un giudizio complessivamente positivo, Pro Natura Piemonte e Legambiente hanno sottolineato lo sbilanciamento degli interessi energetici rispetto a quelli ambientali, mentre Coldiretti si è soffermata sull’uso irriguo delle acque. Confindustria ha invece parlato di possibile distorsione della libera concorrenza.

La prossima settimana si riunirà il Consiglio delle autonomie locali (Cal), che dovrà esprimere il proprio parere sul Ddl; subito dopo verrà convocata una nuova seduta congiunta delle due commissioni.

“Il meccanismo di apertura alla concorrenza a cui verrà sottoposta l’assegnazione in concessione della risorsa idrica e delle opere regionali risulta particolarmente innovativo rispetto al passato, in quanto sarà possibile inserire nei bandi specifici criteri di individuazione della migliore offerta” ha ribadito l’assessore.

La Regione dovrà riassegnare 67 concessioni che storicamente erano in capo allo Stato, si tratta del primo passo verso la gestione autonoma di dighe e invasi utilizzati per la produzione di energia. Il dispositivo è composto da 23 articoli destinati a disciplinare il settore dopo il passaggio dal Demanio alle Regioni delle infrastrutture. Saranno però soltanto le concessioni superiori a 3.000 kw quelle da riassegnare con bandi di evidenza pubblica. Undici di queste sono scadute e le procedure di assegnazione dovranno partire entro il 2022.