Consiglio Regionale del Piemonte

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Ospedali nell’Alessandrino, due ipotesi di trasformazione

Una strategia per il riordino della rete ospedaliera nell’Alessandrino. È lo studio presentato questa mattina da Ires Piemonte nel corso dell’incontro congiunto della Commissione Sanità, presieduta dal consigliere Domenico Rossi, con il Comitato per la qualità della normazione e valutazione delle politiche, presieduto dal consigliere Marco Grimaldi.

Lo studio, illustrato per Ires da Giovanna Perino, nasce come risposta alla richiesta formulata nell’ottobre scorso dal Consiglio regionale in occasione dell’approvazione del Piano di lavoro Ires 2017-2019 riguardante l’ipotesi di realizzare una nuova struttura ospedaliera in provincia di Alessandria e di valutare le condizioni delle strutture da dimettere.

“Il patrimonio ospedaliero dell’Alessandrino presenta, in linea di massima, caratteristiche migliori rispetto alla media regionale”, ha sottolineato Perino.

L’area dell’Asl di Alessandria, in cui risiedono 438mila abitanti, si caratterizza per un tasso di natalità inferiore alla media regionale (6,6 nati nel 2016 contro una media regionale di 7,2) e per una quota elevata di ultrassessantacinquenni (il 27,4% della popolazione complessiva contro una media regionale del 25%) e di ultraottantacinquenni. L’offerta complessiva è pari a 1.860 posti letto, in linea con quanto previsto dai documenti di programmazione sanitaria regionale, e i presìdi risultano idonei agli usi attuali e disponibili all’adeguamento o alla trasformazione.

La strategia regionale punta a un potenziamento della rete delle strutture sanitarie territoriali con la trasformazione degli ospedali da luoghi omnicomprensivi di cura a poli altamente tecnologici specializzati per il trattamento delle acuzie o per la diagnostica avanzata. Si prospetta, dunque, un minor numero di posti letto ospedalieri per la degenza ordinaria, un maggior numero di prestazioni territoriali, un’offerta maggiore di servizi sanitari e di prestazioni con degenza breve. Lo scenario di medio periodo, in quest’ottica, non prevede l’aumento né la riduzione della rete ospedaliera ma il riordino della rete locale, cioè una ridistribuzione delle attività sanitarie e la razionalizzazione degli asset ospedalieri attuali.

Trasformare la rete ospedaliera, tenendo ferme le scelte di fondo già presenti negli atti di programmazione regionale, può avvenire attraverso due opzioni alternative.

La prima consiste nel realizzare gli interventi di adeguamento o di trasformazione necessari ad accompagnare tutti i presìdi esistenti verso lo scenario di medio periodo in cui le porzioni in eccesso degli ospedali sovradimensionati vengano riconvertite a funzioni territoriali od ospedaliere accessorie quali poli per la continuità assistenziale prima o dopo il trattamento ospedaliero, per la gestione dei picchi di domanda, delle unità polmone per la flessibilità ospedaliera, per il post acuzie con prestazioni ad assistenza ospedaliera. La seconda prevede di costruire un nuovo ospedale da 350 posti letto, multispecialistico e a media complessità e l’adeguamento e l’adattamento ai nuovi carichi insediativi degli ospedali dell’Ao di Alessandria e degli Ospedali Santo Spirito di Casale Monferrato e Civile di Ovada (Asl Al) e la dismissione dei presidi di Acqui Terme, Tortona e Novi Ligure.

Il capogruppo del Pd Domenico Ravetti ha ringraziato l’Ires per il lavoro svolto “che può permettere una seria analisi sullo stato di salute della popolazione e sulle necessità del territorio. Abbiamo ora qualche elemento scientifico per ritenere che le strutture di Alessandria siano tra le migliori in Piemonte. Lo studio si basa sui bisogni di salute della popolazione ed è evidente che, delle due opzioni, la prima sia ottimale in questa fase perché non prevede la chiusura o l’alienazione di alcun ospedale”.

Il capogruppo di Mdp Walter Ottria ha chiesto alcune delucidazioni osservando che le due opzioni proposte pur non essendo in contraddizione tra loro risultano assai diverse.

Per il M5s sono intervenuti i consiglieri Paolo Mighetti, Davide Bono e Giorgio Bertola che, con toni diversi, hanno messo in dubbio l’entità di alcuni dati presentati e sottolineato la necessità di potenziare le specialità in cui la domanda di prestazioni sconfina verso la Liguria e la Lombardia ed espresso forti perplessità sul partenariato pubblico-privato che fa sì che la Regione “finisca con il consegnarsi a dei colossi milionari rischiando di andare in difficoltà”.

Per il capogruppo di Mns Gian Luca Vignale “sarebbe interessante prevedere uno studio in cui vengano raffrontati i dati dell’Alessandrino con quelli di alcune regioni o province confinanti per capire le diverse modalità di applicazione delle leggi dello Stato in materia di edilizia sanitaria”.

Al termine della riunione la Commissione Sanità, alla presenza dell’assessore Antonio Saitta, si è riunita in seduta ordinaria per discutere la proposta del consigliere Bono (M5s) di prevedere un’indagine conoscitiva sul tema degli appalti pubblici delle Aziende sanitarie regionali.

Dopo gli interventi dei consiglieri Ravetti (Pd) e Andrissi (M5s) l’assessore Saitta si è impegnato ad aggiornare i dati raccolti nei mesi scorsi relativi agli appalti dei centri di Autorizzazione alla messa in commercio dei farmaci (Aic) entro fine luglio e al partenariato pubblico privato entro settembre, dopo di che si deciderà come procedere.