Consiglio Regionale del Piemonte

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Embraco, dal tavolo in Regione fumata nera

Nessun elemento di certezza circa il futuro dello stabilimento di Riva di Chieri. Questo è quanto emerso nel tavolo regionale che si è riunito martedì 21 novembre presso l’assessorato al Lavoro, presenti anche gli amministratori locali del Chierese. Lo ha riferito in terza Commissione (presieduta da Giovanni Corgnati) l’assessora Gianna Pentenero.

Embraco, leader mondiale nella produzione di compressori ermetici per la refrigerazione, occupa 540 lavoratori nello stabilimento di Riva.

“Rispetto all’incontro del 3 novembre scorso non assistiamo a passi in avanti. Al contrario, l’azienda ha spiegato di non aver preso ancora nessuna decisione sugli investimenti in Piemonte. È evidente che le istituzioni non possono accettare che l’azienda lasci il territorio, con conseguenze economiche e occupazionali di enorme portata”. ha detto Pentenero.

A chiedere informazioni più dettagliate sono state le consigliere Francesca Frediani (M5s) e Claudia Porchietto (Fi).

“Ho chiesto alla proprietà brasiliana uno sforzo per elaborare una strategia credibile che assicuri la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento di Riva di Chieri. Penso inoltre che Embraco debba dare dei segnali distensivi nei confronti dei lavoratori, ad esempio ritirando la disdetta dei contratti aziendali, decisa in modo quanto meno inopportuno”, ha concluso l’assessora.

 

Via libera al Ddl sulla caccia

In terza commissione licenziato il testo a maggioranza. Respinti due documenti di Bertola e Vignale.

Nella seduta del 22 novembre della terza Commissione, è  stato licenziato a maggioranza il disegno di legge sulla caccia dell’assessore Giorgio Ferrero, mentre è stato espresso parere contrario ai disegni di legge rispettivamente di Giorgio Bertola (M5s)  e di Gian Luca Vignale (Mns).

Il documento della Giunta ha l’obiettivo di riformare la legislazione in materia faunistico-venatoria e  recepire le esigenze e le esortazioni delle associazioni di settore. Il Piemonte è l’unica Regione italiana a non avere un provvedimento in materia che declini in chiave locale quello nazionale: “La vecchia legge era stata abrogata per evitare il referendum e non era più stata sostituita” ha ricordato Ferrero.

Le principali novità proposte dall’assessore Ferrero riguardano la tutela per le specie della tipica fauna alpina e gli uccelli tutelati dalla direttiva comunitaria, l’aumento della superficie venatoria minima degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, l’obbligo di una prova di tiro per la caccia di selezione seguita dal rilascio di un attestato con validità semestrale, la possibilità di addestramento, allenamento e prove per i rapaci da caccia (essenzialmente falchi) e il riconoscimento della possibilità di commercializzare gli animali abbattuti.

Il presidente della terza Commissione Raffaele Gallo ha dichiarato: “Sono soddisfatto per il lavoro svolto e ritengo che il testo licenziato sia equilibrato; speriamo che il Consiglio regionale lo approvi in tempi rapidi, in maniera da risanare un vuoto normativo in una materia così importante”.

 “Gli emendamenti che abbiamo presentato si sono rifatti ai contenuti del nostro progetto di legge - ha ricordato Bertola  - La legge regionale 70/96, venne abrogata nella scorsa legislatura per impedire lo svolgimento di un referendum. Il nostro intendimento era ridurre il più possibile l’attività venatoria, limitandola solamente al cinghiale (5 capi annui), alla lepre comune (2 capi) e al fagiano (3 capi) esclusivamente nelle giornate di mercoledì e sabato, e recepire proprio quei quesiti referendari. Ciò non toglie che in Commissione siamo sempre stati disponibili al confronto per migliorare il documento della Giunta”.

 “Ciò che ci dobbiamo domandare è se sia meglio una nuova legge che limiti ancora l’attività venatoria all’interno della nostra regione o piuttosto tenerci la cosiddetta leggina esistente che comunque consentirebbe al Piemonte di avere diritti venatori  paragonabili a quelli di altre Regioni italiane” ha sottolineato Vignale.

Sintesi delle principali novità:

-       L’aumento della superficie minima per ogni ambito di caccia con una prospettiva di fusione dei diversi enti (Ambiti territoriali e Comprensori alpini);

-       La modifica dei componenti dei comitati di gestione in modo da garantire una rappresentanza a tutte le parti (agricoltori, cacciatori, ambientalisti, enti pubblici);

-       L’introduzione del limite di due mandati per la carica di presidente di ATC e  CA; 

-       L’introduzione di una prova di tiro obbligatoria per la caccia di selezione con il rilascio di un attestato con validità semestrale;

-       L’ampliamento delle tipologie delle zone per l’addestramento dei cani ausiliari e l’introduzione della possibilità di addestramento per i rapaci da caccia;

-       La possibilità di commercializzare la fauna selvatica abbattuta;

-       Il divieto di introdurre Starna e Fagiano sopra i mille metri, a tutela della tipica fauna alpina.

 

Regolamento sulla panificazione

La commissione ha poi espresso a maggioranza parere preventivo favorevole sul regolamento regionale in materia di panificazione.

Nel luglio del 2013 era stata approvata la nuova legge regionale che ha come obbiettivo la tutela delle attività che producono pane giornalmente nei confronti della grande distribuzione dove, di norma, il pane è solo rivenduto subendo all’interno della struttura solo un ultimo passaggio della lavorazione (ad esempio la cottura di semilavorati). La legge risponde all’esigenza di tutela di una professionalità artigianale largamente diffusa nell’ambito dell’eccellenza gastronomica che caratterizza il Piemonte e più in generale l’Italia.

Si pensi ad esempio che l’Italia è al quarto posto in Europa per consumo annuo pro capite di pane dopo Germania, Danimarca e Austria. In particolare la legge regionale indica che può essere definito col termine “panificio” solamente l’impresa che svolge l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale. Di conseguenza solo il pane così prodotto può essere denominato “pane fresco”. Per altro verso le imprese che invece procedono alla sola cottura o doratura di impasti intermedi dovranno informare il consumatore sulla tipologia e sulle peculiarità del prodotto da esse venduto.

Inoltre la legge prevede modalità di incentivazione alle imprese che offrano prodotti specifici per cittadini affetti da intolleranze alimentari, come ad esempio la celiachia