Sacco e Vanzetti: una storia di immigrazione

"A distanza di anni risulta ancora di grande attualità la denuncia della xenofobia e dell'intolleranza da cui scaturì questa nera pagina della storia degli Stati Uniti. I due innocenti uccisi, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, malgrado la precedente confessione dell'effettivo colpevole che li scagionava, furono bersagli di una vile punizione esemplare basata esclusivamente sul pregiudizio suscitato dalla loro origine e dai loro orientamenti politici dissidenti. I due 'wops', storpiatura angloamericana del termine 'guappi', come ignobilmente li menzionava il magistrato della Suprema Corte che li giudicò, sembrano oggi più vivi che mai. Dimenticarli significherebbe perdere la nostra storia e la storia di tutti quelli come noi". Con queste parole il presidente del Consiglio regionale e del Comitato per i diritti umani, Mauro Laus, ha aperto il convegno "Processi migratori e immigratori nella storia dell'ultimo secolo tra accoglienza, pregiudizio, intolleranza e razzismo", organizzato in collaborazione con la Fondazione onlus Giorgio Amendola.

In occasione del novantesimo anniversario della morte dei due italiani, giustiziati sulla sedia elettrica in America, l'Aula di Palazzo Lascaris ha ospitato l'incontro di confronto e approfondimento sui temi legati alle migrazioni e una mostra iconografica, allestita nel Cortile d'onore, visitabile fino al 4 ottobre. L’evento è stato aperto da una ballata, omaggio ai due compatrioti, realizzata da 55 studenti del Comprensorio di Centallo e Villafalletto (Cn).

"Il nostro è un Paese che dimentica in fretta, che rimuove la memoria - ha proseguito Laus - e che non ha mai saputo fare i conti col proprio passato: non li ha fatti con il colonialismo, né con il fascismo o con il terrorismo. Non abbiamo neppure fatto i conti con l'emigrazione, la nostra emigrazione: dimenticata, relegata in pochi e scarni capitoli dei libri di storia o in qualche museo. In questa società sempre più diffidente e ostile, che ha deliberatamente cancellato parte del suo passato, la svolta per un futuro migliore sarebbe assumere che l’emigrazione è un fenomeno che si ripete all’infinito, senza limiti di tempo e di spazio e che l’espatrio per necessità ha caratteristiche simili in ogni epoca e nazione. Per farlo occorre riprendere il filo di questa dolorosa memoria, scavare nel ricordo dei nostri padri umiliati, per comprendere che il diritto a un’esistenza dignitosa è comune a tutta l’umanità. E anche per rivalutare il senso di una storia che non conosce fine".

Nel corso dell’incontro, moderato da Prospero Cerabona, presidente della Fondazione Amendola, è stato evidenziato come la vicenda dei due italiani, rispettivamente di Torremaggiore (Fg) e Villafalletto (Cn), sia non solo un fatto storico ma anche un intreccio di aspetti legati ai processi migratori negli Stati Uniti tra fine Ottocento e inizio Novecento.

Gianpaolo D’Andrea, capo di Gabinetto del Ministero dei Beni e delle attività culturali è intervenuto ricordando un articolo di Carlo Levi, nel quale lo scrittore sosteneva che l’immigrazione italiana verso l’America non fosse legata solo alla necessità ma avesse anche una matrice culturale, dettata dal cosiddetto “mito americano”. L’America, infatti, era considerata per definizione un Paese accogliente: da qui nasceva l’attrazione per un popolo che apriva le proprie porte a coloro che arrivavano.

“ La morte di Sacco e Vanzetti – ha ricordato poi Giovanni Cerchia, docente di Storia all'Università del Molise – è un fatto drammatico e al tempo stesso un enorme e paradossale esorcismo, dettato dalla paura, in un momento in cui le immigrazioni mettono in discussione tutte le sicurezze degli Stati Uniti”.

Eugenio Marino, esperto di migrazione italiana all’estero, ha sottolineato “l’importanza che gli emigrati italiani hanno avuto nei movimenti di emancipazione  e riscatto nei Paesi nei quali arrivavano e di cui Sacco, Vanzetti e, quindici anni prima, Arturo Giovannitti, sono gli esempi più noti e significativi”.

Tra i relatori, Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto pugliese per la Storia dell’Italia contemporanea, ha portato all’attenzione del pubblico il legame tra la Puglia e il Piemonte, che rappresenta non solo un viaggio dal sud al nord del nostro Paese, ma anche un connubio e uno scambio di culture e tradizioni.

Lorenzo Tibaldo, storico ed esperto della vicenda di Sacco e Vanzetti, ha infine ripercorso la dolorosa vicenda dei due italiani ingiustamente condannati, emblema, ancora oggi, di milioni di uomini e donne che scappano in cerca di un’esistenza migliore.

All’incontro erano presenti: la consigliera Silvana Accossato (Mdp); Gianluca Martino Nargiso, vicepresidente di Corecom Piemonte e Bruno Mellano, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte.

 

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