Per il Piano paesaggistico 33 emendamenti

Con la presentazione di 33 emendamenti, è proseguito in Aula l’esame della Proposta di deliberazione n. 228, che farà del Piemonte la terza regione italiana a dotarsi di un Piano condiviso con il Ministero dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo (Mibact). Il lavoro del Consiglio, ha dato quindi spazio alle opposizioni, che hanno manifestato la loro contrarietà ad alcune parti del provvedimento, che sarà il nuovo strumento di conoscenza e di lettura del paesaggio piemontese, mediante lo studio delle sue componenti naturali, storiche, insediative e sceniche.

Gian Luca Vignale (Mns) ha parlato infatti “di un documento che burocratizza il sistema. Costituisce ennesimo freno per l’economia piemontese e per la sopravvivenza dell’economia montana”.

Claudia Porchietto (Fi) ha po aggiunto che i nuovi vincoli potrebbero compromettere lo sviluppo del turismo sciistico sul nostro territorio.

Gli emendamenti sono stati quasi tutti  presentati dallo stesso Vignale e dai consiglieri di Forza Italia (principalmente Diego Sozzani), ad eccezione dei quattro di Paolo Mighetti (M5s).

Proprio l’accordo firmato lo scorso marzo dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino e dal ministro Dario Franceschini, aveva sancito il prosieguo della fase attuativa del documento, che dovrà essere ora approvato dall’Assemblea subalpina.

Nell’illustrazione degli emendamenti, a turno gli esponenti di Mns e Forza Italia hanno ribadito come il lavoro svolto in ambito urbanistico dai singoli Comuni, in termini di varianti, rischi di essere vanificato dall’adozione di questo nuovo Piano. Hanno inoltre evidenziato la mancata semplificazione e come il consumo del suolo debba essere un argomento prioritario da gestire con equilibrio. “Con questo Piano di fatto sindaci e amministratori locali perdono di autonomia e c’è il concreto rischio di un blocco per l’edilizia a fronte delle troppe complessità” hanno più volte sottolineato.

Per Mighetti “sicuramente il Piano avrebbe potuto contenere provvedimenti più incisivi per la salvaguardia del suolo agricolo e l’ottimizzazione delle aree degradate e sottoutilizzate. Il consumo di suolo zero previsto nel 2050, per noi dovrebbe essere più ravvicinato. Un’altra questione è legata al vincolo sui crinali montani: i crinali sono una parte importante del paesaggio, quindi dovrebbero essere considerati anche quelli collinari. Come M5s abbiamo contribuito proponendo modifiche in Commissione, dettate dal buon senso, che in parte sono state accolte. Abbiamo voluto sottolineare tra l’altro il concetto della tessitura degli involucri, ovvero le caratteristiche delle superfici, e della morfologia insediativa”.

Il Piano è stato elaborato mediante indagini realizzate a scale diverse ed è composto da una cospicua parte conoscitiva delle componenti paesaggistiche che coprono tutto il territorio regionale, articolato in 76 ambiti di paesaggio come richiesto dal Codice, per ognuno dei quali sono stati individuati i principali fattori strutturanti e stabiliti specifici obiettivi di qualità paesaggistica. La ricognizione di tutti i Beni paesaggistici del Piemonte, definiti a scala di dettaglio, è contenuta nell’omonimo Catalogo. Il Ppr, quindi, garantisce la certezza dell’individuazione dei Beni e regole chiare per le valutazioni nei procedimenti di autorizzazione paesaggistica. Le regole e i limiti per le trasformazioni sono contenuti nel Catalogo e nel fascicolo delle Norme di Attuazione articolate per indirizzi, direttive e prescrizioni.