Un altro carcere è possibile

Le statistiche rivelano che fra il 60% e il 70% dei detenuti tornano nuovamente in carcere dopo l’espletamento della pena. La recidiva si abbassa però drasticamente, fra il 20% e il 10%, fra coloro che sono stati coinvolti in un progetto di rieducazione, attraverso attività formative o lavorative.

Il docufilm Recidiva Zero - Riflessioni intorno all’articolo 27 della Costituzione italiana che è stato proiettato lunedì 11 settembre, nel teatro della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, alla presenza di una ventina di detenuti del polo universitario e dell’istituto professionale Plana, ha come obiettivo proprio quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, dimostrando che un altro carcere è possibile e fornendo spunti di riflessione anche per i detenuti e gli addetti ai lavori. La pellicola propone una serie di interventi che ruotano intorno al terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione, che stabilisce “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Accanto alle interviste a esperti quali Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte costituzionale e don Luigi Ciotti, storico fondatore di Libera e del Gruppo Abele, si dà voce ai volontari, agli operatori carcerari, ai detenuti ed ex detenuti che testimoniano l’importanza di rendere il carcere un luogo di effettivo recupero del condannato.

L’iniziativa è stata organizzata dal garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano, e dal Comitato Resistenza e Costituzione dell’Assemblea legislativa piemontese in collaborazione con la Casa circondariale di Torino.

“Per tendere verso l’auspicato obiettivo della “recidiva zero” è necessario che in carcere avvenga quel percorso di accompagnamento funzionale al reinserimento del detenuto all’esterno”, ha affermato Mellano durante il dibattito successivo alla proiezione del film. “Perché ciò sia possibile deve però nascere un dialogo attivo fra le amministrazioni penitenziarie e la società tutta, dalle istituzioni, al privato sociale, al territorio nel suo complesso”.

La possibilità di istruirsi e di acquisire specializzazioni attraverso un’esperienza di lavoro rappresentano due elementi essenziali per supportare il detenuto, favorendo una prospettiva nuova di vita futura”, ha commentato Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio regionale delegato al Comitato Resistenza e Costituzione. “In un Paese civile è necessaria la certezza della pena ma, al tempo stesso, le donne e gli uomini che si trovano in carcere devono essere restituiti, a fine pena, alla società migliori rispetto a quando sono entrati. Questa è la funzione rieducativa della pena a cui fa riferimento la nostra Costituzione. Le esperienze del teatro in carcere, le attività imprenditoriali che coinvolgono i detenuti e le esperienze sportive come quella della “La Drola Rugby” servono proprio a questo importante scopo”. Il Comitato ha deciso di acquistare un centinaio di dvd del docufilm da diffondere fra le associazioni di volontariato penitenziario come strumento di discussione e di presa di coscienza della realtà detentiva italiana e della necessità di un cambiamento.

“Il mandato del carcere non è solo quello di sorvegliare ma anche quello di dare opportunità e nella nostra Casa circondariale cerchiamo, nonostante le difficoltà, di attuarlo. Un’ottantina di detenuti del “Lorusso e Cutugno” lavorano in regime di semi-libertà, abbiamo un polo universitario, svolgiamo attività formative come il teatro e sperimentiamo come l’offerta di competenze aiuti a non delinquere più”, ha affermato la vicedirettrice dell'istituto "Lorusso e Cutugno", Francesca Daquino. “Per proseguire su questa strada serve però l’aiuto di tutta la società, affinché il carcere non venga più percepito come il tappeto sotto il quale nascondere tutti i problemi”.

Al dibattito sono intervenuti anche Bruno Vallepiano e Carlo Turco, autori della pellicola, il professor Franco Prina, ordinario di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale dell’Università di Torino e responsabile del Polo universitario del “Lorusso e Cutugno” e Giorgio Borge, responsabile del Coordinamento regionale assistenti volontari penitenziari “Tino Beiletti”.

 

I fatti in breve

  • Proiettato al carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino il docufilm Recidiva Zero.
  • La pellicola vuol far riflettere sul tema della finalità rieducativa della pena.
  • Il film è stato proiettato alla presenza di una ventina di detenuti.

Dichiarazioni

“Per tendere verso l’auspicato obiettivo della “recidiva zero” è necessario che in carcere avvenga quel percorso di accompagnamento funzionale al reinserimento del detenuto all’esterno”, ha affermato Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti durante il dibattito successivo alla proiezione del film. “Perché ciò sia possibile deve però nascere un dialogo attivo fra le amministrazioni penitenziarie e la società tutta, dalle istituzioni, al privato sociale, al territorio nel suo complesso”.

La possibilità di istruirsi e di acquisire specializzazioni attraverso un’esperienza di lavoro rappresentano due elementi essenziali per supportare il detenuto, favorendo una prospettiva nuova di vita futura”, ha commentato Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio regionale delegato al Comitato Resistenza e Costituzione. “In un Paese civile è necessaria la certezza della pena ma, al tempo stesso, le donne e gli uomini che si trovano in carcere devono essere restituiti, a fine pena, alla società migliori rispetto a quando sono entrati. Questa è la funzione rieducativa della pena a cui fa riferimento la nostra Costituzione. Le esperienze del teatro in carcere, le attività imprenditoriali che coinvolgono i detenuti e le esperienze sportive come quella della “La Drola Rugby” servono proprio a questo importante scopo”.

“Il mandato del carcere non è solo quello di sorvegliare ma anche quello di dare opportunità e nella nostra casa circondariale cerchiamo, nonostante le difficoltà, di attuarlo. Un’ottantina di detenuti del “Lorusso e Cutugno” lavorano in regime di semi-libertà, abbiamo un polo universitario, svolgiamo attività formative come il teatro e sperimentiamo come l’offerta di competenze aiuti a non delinquere più”, ha affermato la vicedirettrice dell'istituto Lorusso e Cutugno, Francesca Daquino. “Per proseguire su questa strada serve però l’aiuto di tutta la società, affinché il carcere non venga più percepito come il tappeto sotto il quale nascondere tutti i problemi”.