Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

Approvato il Rendiconto generale 2016

Con 29 sì e 15 no, nella seduta del 25 luglio, è stato approvato a maggioranza “Rendiconto generale per l'esercizio finanziario 2016” col quale prosegue il risanamento della Regione Piemonte.

Secondo il relatore di maggioranza, Andrea Appiano (Pd), “il Rendiconto 2016 è lo spartiacque tra due fasi della legislatura. Tre anni fa la Regione era sull’orlo del baratro e i documenti di bilancio non rappresentavano il complesso dei debiti accumulati negli anni. A detta della Corte dei Conti, che ha avallato il Rendiconto, si registra un’inversione di tendenza, attraverso la riduzione del disavanzo (che in due anni è calato da quasi 8 miliardi a 7,5 miliardi di euro), l’uscita dal piano di rientro sanitario (che riapre le porte ad assunzioni, a maggiori incassi da parte dello Stato, al rifinanziamento di prestazioni ‘extra Lea’ e alla programmazione di nuovi interventi di edilizia sanitaria), la piena utilizzazione dei fondi comunitari. Il risanamento progressivo non è perseguito con ‘tagli orizzontali’, ma con destinazione delle risorse alle voci di spesa ritenute prioritarie: politiche sociali, diritto allo studio, investimenti. Si è ridotto il saldo negativo di ‘mobilità sanitaria’ con più persone che ricorrono alle strutture sanitarie piemontesi e non si rivolgono a ospedali di altre regioni. Si è avviato un serio piano di riorganizzazione e dismissione delle partecipazioni societarie. Si è ridotta la spesa del personale. Possiamo però dire di aver rimesso la nostra Regione su una strada che guarda verso il futuro, sottraendola dal ‘binario morto’ su cui era stata avviata nelle legislature precedenti”.

Il relatore di opposizione, Davide Bono, ha spiegato perché il Movimento 5 Stelle ha espresso voto contrario sul rendiconto regionale, “in alcuni capitoli che noi consideriamo cruciali per i cittadini piemontesi la Giunta ha ridotto gli impegni rispetto agli stanziamenti iniziali. La carenza di risorse appare più evidente nei settori dell’istruzione e della cultura, delle politiche sociali e dell’edilizia scolastica e si rileva anche nelle politiche per l’eliminazione delle barriere architettoniche e per la gestione e l’istituzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Anche in merito all’utilizzo dei fondi europei manca un monitoraggio che possa fornire un concreto riscontro sui risultati ottenuti soprattutto rispetto alla creazione di posti di lavoro”.

Secondo l’altro relatore di minoranza, Massimo Berutti (FI) "Questo rendiconto attesta che la macchina operativa della Regione ha funzionato dal punto di vista contabile. Tuttavia l’azione dell’Esecutivo si è fermata agli aspetti ragionieristici. È necessario quindi un deciso cambio di passo, soprattutto dal punto di vista delle politiche anticicliche indispensabili per far ripartire la Regione, in particolare dal punto di vista occupazionale. Non basta far quadrare i conti, è necessario dare una prospettiva ai piemontesi".

Il conto del bilancio chiude l'esercizio finanziario 2016 con entrate di competenza pari a 13,35 miliardi e di spese impegnate pari a 13,49 miliardi di euro. Il rendiconto è stato parificato dalla Corte dei Conti ad eccezione delle partite di spesa impegnate o destinate a fondo pluriennale vincolato che hanno avuto quale copertura l’applicazione di accantonamenti e vincoli del risultato di amministrazione 2015, per poco più di 33mila euro. Sono state recepite nel documento approdato in Aula le osservazioni della Corte che, secondo l’Esecutivo, avrebbe riconosciuto gli sforzi di risanamento dei conti anche diminuendo i rilievi rispetto alle parifiche degli esercizi passati.

Nel dibattito generale sono intervenuti diversi consiglieri: per il gruppo M5s, Paolo Mighetti, Stefania Batzella, Mauro Campo, Gianpaolo Andrissi e Federico Valetti. In particolare la capogruppo Francesca Frediani ha lamentato che, “nonostante il trend di spesa, relativamente ai fondi del Fse, sia stato definito di ‘buon livello’, non abbiamo dati in merito all'effettivo utilizzo delle risorse e alle ricadute dal punto di vista della creazione di posti di lavoro. La Regione, inoltre, non ha mai attivato la procedura per denunciare alla Procura contabile le irregolarità nell'utilizzo delle risorse comunitarie. Riteniamo che questa costituisca una inadempienza da colmare al più presto". Secondo i consiglieri del gruppo M5s si evidenzia nel Rendiconto come vi siano ancora molte zone d’ombra. Pur riconoscendo quanto fatto per ridurre i costi della politica, soprattutto a seguito delle pressioni dell’opposizione del gruppo M5s e, soprattutto, sul tema portante dei vitalizi, sarebbe altrettanto vero che il sistema presenta ancora un conto assai salato, si pensi alle partecipate, e che molto ancora potrebbe essere fatto.

Nel suo intervento il capogruppo di Forza Italia, Gilberto Pichetto, ha affermato che "il risultato di un rendiconto deriva dalla somma di conti con l'azione politica. Su quest'ultimo punto vi sono delle criticità evidenti perché manca alla Giunta la capacità di fotografare la realtà che ci circonda che é in continua mutazione. Le politiche si devono adeguare ai tempi: questo non sta avvenendo. Certo i conti stanno tornando in ordine: aveva avviato il centrodestra il risanamento dopo cinque anni di centrosinistra dove il debito era scoppiato e due anni di nostro governo dove non avevamo compreso fino in fondo la gravità della situazione. La Giunta raccoglie i frutti del lavoro avviato dalla precedente amministrazione, ma funziona così in politica".

Il capogruppo del Movimento nazionale per la sovranità (Gruppo Misto), Gian Luca Vignale, ha affermato quanto sia indispensabile l’intellegibilità dei documenti di bilancio, perché più un documento si allontana dal dettaglio, tanto più dovrebbe essere accompagnato da documenti esplicativi, come la relazione previsionale e programmatica degli enti locali che hanno, dopo la riforma del decreto legislativo 118 del 2011, una situazione simile a quella del nuovo bilancio delle Regioni. Questo bilancio ha spiegato l’esponente del centrodestra si contraddistingue dalla assenza di investimenti pur dovendosi coniugare la indispensabile correttezza dei conti con tutte le misure possibili per lo sviluppo del territorio. Vignale ha dichiarato anche che la cessione delle partecipate regionali sarebbe da considerare, visti i 13milioni di euro di costi, un volano economico con degli investimenti.

Secondo la capogruppo dei Moderati, Carla Chiapello, “si è continuato nell’opera di risanamento della Regione senza tagliare i servizi essenziali. Essendo usciti dal piano di rientro dei debiti della sanità, si è già riusciti a fare qualcosa nell’ambito degli investimenti pur dovendo assorbire il personale proveniente dalle Province: una operazione per nulla scontata”.

Il vicepresidente della Giunta regionale, con delega al Bilancio, Aldo Reschigna, ha replicato dichiarando che “il rendiconto 2016, approvato oggi dal Consiglio regionale, presenta, a fianco alle grosse difficoltà in cui da tempo versa il bilancio regionale, il segno di una inversione di tendenza, con risultati positivi sul piano del contenimento della spesa e della politica di investimenti. È stato il primo rendiconto approvato con la nuova legislazione contabile, e questo ha reso più complicato assegnare risorse all’avvicinarsi della fine anno per non mettere a rischio l’equilibrio di bilancio. Ma alcuni dei differenziali riscontrati nel rendiconto tra stanziamenti e impegni sono poi stati ridotti nel 2017, attraverso l’utilizzo di una parte dell’avanzo vincolato, senza quindi intaccare le risorse per l’anno in corso. Non abbiamo comunque dato vita a una operazione ragionieristica, ma tutta politica, come dimostra la sostanziale sovrapposizione in alcuni settori, penso alla coesione sociale, tra stanziamenti e impegni. Come dimostra, anche per quanto riguarda la cassa, il forte aumento dei pagamenti rispetto al 2015 in settori come la cultura e la coesione sociale. La stessa parifica della Corte dei Conti, pur evidenziando problemi e criticità ancora presenti, ha riconosciuto apprezzamenti per il lavoro svolto in diversi settori. C’è molto da fare, ma la strada intrapresa è quella giusta per ridare un senso al ruolo della Regione, che vuole sostenere chi alimenta lo sviluppo economico, aiutare la crescita degli individui attraverso la formazione e l’istruzione, salvaguardare la coesione sociale sostenendo le politiche necessarie”.

Link associati