Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

Turismo extra-alberghiero, via libera dalla Commissione

Verso una nuova normativa per “bed and breakfast”, affittacamere, case vacanza, residenze di campagna e ostelli: la terza Commissione, presieduta da Raffaele Gallo, ha licenziato a maggioranza il disegno di legge 203  "Disciplina delle strutture ricettive extralberghiere". Proprio ieri, martedì 6 luglio, all’articolato era stato dato parere favorevole dal Consiglio delle autonome locali (Cal) e ora verrà sottoposto al voto finale del Consiglio regionale.

“Sono soddisfatto per il lavoro svolto, che va a normare un settore turistico importante e in forte espansione come quello delle locazioni brevi” ha detto Gallo.

L’obiettivo principale della riforma è l’armonizzazione della normativa piemontese con quella nazionale e comunitaria vigente, riunendola in un unico corpo e aggiornando un’impostazione ormai obsoleta, in quanto l’attuale legge regionale di riferimento è del 1985.

Una delle novità più rilevanti riguarda le strutture a conduzione famigliare, come “bed and breakfast” e affittacamere, per le quali la nuova norma detta i confini entro cui possono essere gestite in forma non imprenditoriale: per i primi la soglia è fissata a tre camere, al di sopra delle quali sarà necessario disporre della partita Iva dedicata, con un limite massimo di sei stanze, oltre cui non si può essere annoverati in tale categoria; per gli affittacamere invece il servizio potrà essere esercitato in modo non imprenditoriale se svolto in forma occasionale e non continuativa e in non più di due appartamenti posti nello stesso stabile, con un massimo di tre camere e sei posti letto.

È anche previsto l’inserimento della “country house” o residenza di campagna: dovranno essere ville padronali, casali o case coloniche ubicate in luoghi di valore naturalistico e paesaggistico, in centri sotto i diecimila abitanti, amministrate in forma imprenditoriale, non annesse a un’azienda agricola e non gestite da un imprenditore agricolo, con camere o con appartamenti con cucina fino ad un massimo di dieci posti letto.

Un altro ambito di intervento sono poi le locazioni turistiche: l’affitto di una abitazione, per essere considerato attività ricettiva, dovrà disporre di servizi quali fornitura e cambio biancheria, ricevimento ospiti, assistenza in camera, in assenza dei quali verrà considerata attività di mera locazione abitativa. Si vogliono così contrastare forme irregolari di ospitalità, migliorando la sicurezza e includendo tali strutture nei meccanismi di rilevazione statistica e informativa, facendo emergere la reale portata del settore extralberghiero.

 

Aziende turistiche locali

La Commissione ha poi espresso a maggioranza parere preventivo favorevole in merito alla proposta di atto deliberativo della Giunta sullo statuto tipo delle Agenzie turistiche locali (Atl).  Si tratta di un consorzio misto a partecipazione pubblica e privata ma con maggioranza di capitale pubblico. Svolge attività di promozione, accoglienza, informazione e assistenza ai turisti, ai tour operator e alle agenzie di viaggio per il territorio di competenza.

 

Caccia

Si è infine svolta la discussione generale su tre progetti di legge in materia di caccia dopo le decisioni del gruppo di lavoro: il disegno di legge è presentato dall’assessore Giorgio Ferrero e le due proposte di legge presentate rispettivamente dai primi firmatari Giorgio Bertola (M5S) e Gian Luca Vignale (Mns).  La stessa Giunta ha presentato 59 emendamenti.

“Si tratta di un lavoro frutto di un anno di consultazioni con gli ambiti territoriali e i loro rappresentanti - ha dichiarato Ferrero - e certamente migliorabile. Quella della caccia è una materia assai delicata ma è nostro dovere dare una legge alla Regione. Non è nostra intenzione chiudere l’attività venatoria ma è necessario riordinare e razionalizzare i soggetti che gestiscono l'attività sul territorio”.

“Il nostro progetto di legge - ha affermato Bertola  - è stato svolto insieme ad autorevoli associazioni ambientaliste e ricalca la legge regionale 70/96, abrogata nella scorsa legislatura per impedire lo svolgimento di un referendum. Il nostro intendimento è ridurre il più possibile l’attività venatoria e recepire quei quesiti referendari. Con il gruppo di lavoro si sono compiuti piccoli passi in avanti, ma non risolutivi”.

“Non è con una norma sull’attività venatoria regionale che si potrà vietare la pratica dell’attività venatoria, dal momento che la legge nazionale la consente - ha spiegato Vignale - e il Piemonte, tra tutte le Regioni italiane, è oggi la più penalizzata. Ci scontriamo poi con il problema della funzionalità delle Province”. 

“Una legge è necessaria - ha sottolineato Giovanni Corgnati (Pd) - per tutelare la fauna, patrimonio dello Stato. Inutile ignorarlo: la caccia implica convinzioni di tipo ideologico: o si è a favore oppure si è contrari”.

Per Alfredo Monaco (Scelta di rete civica) il provvedimento della Giunta, “frutto di equilibrio e mediazione, è assai condivisibile perché più che regolamentare la caccia, mira a gestire responsabilmente il territorio e il suo patrimonio faunistico”.

Sia Nadia Conticelli (Pd) sia Silvana Accossato si sono soffermate sul fatto che quella regionale sarà una legge che comunque si adeguerà alla normativa nazionale.

Il consigliere Marco Grimaldi (Sel) ha ricordato come non sia stato favorevole al gruppo di lavoro e ha auspicato che “la Giunta regionale prenda in considerazione e faccia propri alcuni spunti importanti contenuti nel provvedimento presentato dal M5S, nella convinzione che la caccia sia ormai un’attività anacronistica”.