Consiglio Regionale del Piemonte

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Oltre il confine del carcere

"Sono convinto che il carcere abbia bisogno del teatro, la cui valenza di recupero può contribuire ad affrontare in modo diverso e più costruttivo in Italia l’esperienza dell’esecuzione penale. Ma allo stesso tempo credo che anche il teatro abbia bisogno del carcere, perché dai laboratori presenti in Piemonte e anche in altre realtà italiane sono emerse dinamiche assai costruttive”. Così ha affermato Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti aprendo il convegno Oltre il confine del carcere, che ha raccontato l’esperienza del teatro all’interno delle case di reclusione. Il confronto fra registi, critici, educatori è stato arricchito anche dalla presenza di due attori detenuti che hanno portato la loro testimonianza artistica.

Il ruolo del teatro come  strumento di umanizzazione del carcere è stato sottolineato da Grazia Isoardi, regista e animatrice dell'associazione "Voci erranti", che dal 2002 conduce un laboratorio teatrale nella casa di reclusione di Saluzzo. “Il teatro, come l’arte in generale, rompe l’isolamento dei detenuti e riesce ad andare “oltre” al pregiudizio, agli stereotipi, dando dignità alle persone" commenta Isoardi, “l’obiettivo dei nostri laboratori è quello di dare la possibilità ai carcerati di mettersi in gioco e magari di imparare anche un mestiere, dato che oltre a chi sta sul palcoscenico il teatro attiva intorno a sé molte altre professionalità”.

Importante esempio di teatro partecipato è stato quello realizzato dalle detenute in regime di alta sicurezza del carcere di Vigevano, guidate dal regista Mimmo Sorrentino che ha affermato: “per rappresentare gli spettacoli fuori dal carcere, nei teatri, le detenute di Vigevano hanno usufruito di un permesso “di necessità con scorta”. Il magistrato ha quindi riconosciuto che per queste persone la cultura è una necessità e diventa un precedente significativo, non solo a livello giuridico, ma anche per i civili perché la cultura dovrebbe rappresentare una necessità per tutti”.

Sulla capacità rieducativa dei laboratori teatrali per i detenuti è infine intervenuta Valeria Ottolenghi, membro del gruppo di progettazione del coordinamento nazionale "Teatro e carcere" che, riconoscendo lo straordinario livello di qualità raggiunto dal teatro in carcere ha precisato: “questa attività rappresenta una necessità assoluta perché chi fa teatro in carcere molto più difficilmente torna a delinquere”.