Consiglio Regionale del Piemonte

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Come gestire i beni delle Ipab

Non è facile assegnare e gestire il patrimonio delle Ipab non più attive da anni. Potrebbe essere acquisito dal Comune in cui l'Ipab si trova, in seconda istanza dai Comuni vicini o da enti pubblici del settore socio-assistenziale. Soltanto in ultima analisi i privati potrebbero entrarne in possesso. Questa l'ipotesi formulata oggi in Commissione Sanità dall'assessore alle Politiche sociali con un emendamento al disegno di legge sul riordino delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (Ipab).

L'articolo 5, che riguarda le Ipab inattive in campo sociale da almeno due anni, ha suscitato parecchie discussioni. In particolare il testo della futura legge deve determinare chi possono essere i destinatari del patrimonio delle Ipab inattive da molto tempo (che sono parecchie, alcune delle quali non svolgono attività assistenziale da decenni).

L'emendamento presentato in Commissione dall'assessore sostituisce il testo dell'articolo 5 e prevede una scala di priorità per gli assegnatari dei patrimoni: in primis stabilisce che il trasferimento del patrimonio della Ipab cessata debba rispettare le disposizioni testamentarie del fondatore, primo destinatario è il Comune del luogo in cui l'Istituzione ha la sede legale, nel caso in cui il Comune non accettasse (come alcune volte accade), si passa ai Comuni vicini, poi ad Enti pubblici - anche fuori da quel territorio - che abbiamo però finalità socio-assistenziali. Se anche questi Enti non dovessero accettare si può offrire la possibilità ad enti privati del settore, comunque sempre con una procedura di assegnazione ad evidenza pubblica. 

La discusssione sul ddl è arrivata all'articolo 6 (su 30 articoli del testo in discussione) e proseguirà nelle prossime sedute di Commissione.