Il diritto alla bigenitorialità

“L’opportunità per i genitori - dopo la separazione o la cessazione della convivenza - di conservare e, in qualche misura, condividere le loro funzioni affettive ed educative verso i figli e l’opportunità per i figli di crescere nell’amore e nel rispetto di entrambi i genitori, quand’anche essi scelgano di separare le loro vite, sono obiettivi riconosciuti ormai a ogni livello. Altrettanto però è risultato chiaro che una condivisione fatta di soli precetti ha finito per generare ulteriori conflitti e, dunque, danno ai minori. Ed è su questa pericolosa dicotomia che ci vogliamo interrogare, ponendo tra gli strumenti della nostra azione anche un nuovo modo di somministrare la cultura della condivisione, venuta a mancare per prima in una unione che volge al termine. Tenere separato ciò che attiene al rapporto marito-moglie dal rapporto genitore-figlio: quella è la vera sfida”.

Con queste parole il presidente del Consiglio regionale del Piemonte e del Comitato regionale per i Diritti Umani ha aperto i lavori del seminario Dalla parte dei figli e delle figlie. Il diritto alla bigenitorialità, che si è svolto nell’Aula di Palazzo Lascaris il 21 aprile. L’iniziativa, promossa dal Comitato regionale per i Diritti Umani e dalla Consulta regionale delle Elette, ha affrontato il delicato e assai attuale tema della bigenitorialità. Un principio presente nella Convenzione sui diritti dei fanciulli, sottoscritta a New York nel 1989 e reso esecutivo in Italia dalla legge n.176 del 1991. La norma prevede l’affido condiviso per i figli di coppie separate, anche non sposate, allo scopo di garantire ai figli un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, ricevendo da entrambi cura, educazione e istruzione. Un principio la cui applicazione nella pratica si è però rivelata complessa ed è al centro di un dibattito che dà rilievo al tema sul piano dei diritti civili.

“Sul tema della bigenitorialità gli aspetti da prendere in considerazione non riguardano però soltanto l'attività di avvocati e tribunali, psicologi e assistenti sociali alle prese con separazioni e divorzi. La bigenitorialità assume un significato più completo di "cultura" della pariteticità nell’educare i minori, anche nelle coppie che vivono una vita serena e coesa,  per favorire lo sviluppo di legami equilibrati tra genitori e figli, in modo che questi ultimi crescano in un contesto che consenta loro di maturare e di affrontare la vita futura da persone adulte e autonome”, ha commentato la presidente della Consulta regionale delle Elette.

Durante il dibattito, che ha coinvolto esperti appartenenti a diversi campi, è stata sottolineata l’importanza della formazione specifica delle diverse figure professionali che si occupano di tale problematica, la rilevanza del lavoro interdisciplinare, della mediazione famigliare ed è emersa la necessità di un cambiamento culturale che superi una visione predefinita e rigida dei ruoli genitoriali, adattandosi anche ai cambiamenti sociali in atto che stanno ridefinendo la fisionomia stessa della famiglia. Ribadita inoltre la centralità dell’interesse del minore nelle decisioni inerenti l’affido, con l’obiettivo di eliminare le discriminazioni fra i genitori che sono all’origine degli attriti e della sofferenza per i figli.

Sono intervenuti Alessandra Aragno, presidente facente funzioni del Tribunale per i Minorenni di Torino; Cesare Castellani, presidente della VII sezione del Tribunale di Torino; Assunta Confente, consigliera dell'Ordine degli Avvocati di Torino; Joelle Long, Docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, esperta in Diritto di famiglia, Viviana Lamarra, componente della Consulta Forense dell’Ordine degli psicologi; Barbara Rosina, presidente dell'Ordine degli Assistenti sociali della Regione Piemonte; Marino Maglietta, presidente dell'Associazione Crescere insieme; Stefania Rivoira, Giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Torino, psicologa, psicoterapeuta e presidente “Associazione Familiarmente”; Mariavittoria Colli, componente direttivo AIAF Piemonte e Valle d’Aosta.

“La mediazione famigliare e i gruppi di parola hanno fatto già importanti passi avanti ma oggi è necessario un impegno particolare e suggerisco che si proponga un metodo anche ai genitori perché imparino a separarsi, mantenendo come punto principale dell'attenzione l'esclusivo e supremo interesse dei loro figli. Inoltre, il problema della conflittualità genitoriale e della bigenitorialità non agita deve uscire dai contesti per gli addetti ai lavori, diventando una questione di cui si parla in maniera diffusa e divulgativa: deve coinvolgere tutti coloro che sono toccati dal problema ma anche quelli che ne sono sfiorati, come ad esempio gli insegnanti, gli amici dei genitori e dei minori stessi, affinché tutti diventiamo più capaci di aiutare i genitori nel trovare le corrette modalità di comportamento a tutela dei loro figli”, ha dichiarato Rita Turino, garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Piemonte, ricordando che la Convenzione per i diritti del fanciullo, più volte richiamata nell'ambito dei lavori, oltre a sancire il concetto di bigenitorialità, sancisce anche il supremo interesse del minore, sempre e comunque, e il suo diritto a essere ascoltato e a esprimere opinioni.

“La garanzia del rispetto del principio di bigenitorialità è una questione di Pari Opportunità. Sulla carta in Italia questo principio viene garantito grazie allo strumento dell'affido condiviso e dovrebbe tutelare tutte le coppie separate, anche quelle non sposate, ma nei fatti si calcola che siano almeno un milione in Italia i genitori che godono di minori diritti rispetto all'altro. Le scelte dovrebbero essere condivise per garantire al minore la migliore condizione possibile, evitando che possa essere strumentalizzato in caso di conflitto e allo stesso tempo devono essere garantite Pari Opportunità a entrambi i genitori”, ha affermato nelle conclusioni del seminario l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte.

Al seminario erano presenti anche la vicepresidente della Consulta regionale delle Elette, la vicepresidente del Comitato regionale per i Diritti Umani e il presidente del Consiglio comunale della Città di Torino.

I fatti in breve

  • Il diritto alla bigenitorialità e l'affido condiviso sono stati al centro di un seminario a Palazzo Lascaris.
  • L'iniziativa è promossa dal Comitato regionale per i Diritti Umani e dalla Consulta regionale delle Elette.
  • Il dibattito ha coinvolto magistrati, avvocati, assistenti sociali, psicologi, docenti universitari ed esponenti del mondo delle associazioni.

Dichiarazioni

“L’opportunità per i genitori - dopo la separazione o la cessazione della convivenza - di conservare e, in qualche misura, condividere le loro funzioni affettive ed educative verso i figli e l’opportunità per i figli di crescere nell’amore e nel rispetto di entrambi i genitori, quand’anche essi scelgano di separare le loro vite, sono obiettivi riconosciuti ormai a ogni livello. Altrettanto però è risultato chiaro che una condivisione fatta di soli precetti ha finito per generare ulteriori conflitti e, dunque, danno ai minori. Ed è su questa pericolosa dicotomia che ci vogliamo interrogare, ponendo tra gli strumenti della nostra azione anche un nuovo modo di somministrare la cultura della condivisione, venuta a mancare per prima in una unione che volge al termine. Tenere separato ciò che attiene al rapporto marito-moglie dal rapporto genitore-figlio: quella è la vera sfida”, ha affermato il presidente del Consiglio regionale e presidente del Comitato regionale per i Diritti Umani.

“Sul tema della bigenitorialità gli aspetti da prendere in considerazione non riguardano però soltanto l'attività di avvocati e tribunali, psicologi e assistenti sociali alle prese con separazioni e divorzi. La bigenitorialità assume un significato più completo di "cultura" della pariteticità nell’educare i minori, anche nelle coppie che vivono una vita serena e coesa,  per favorire lo sviluppo di legami equilibrati tra genitori e figli, in modo che questi ultimi crescano in un contesto che consenta loro di maturare e di affrontare la vita futura da persone adulte e autonome”, ha commentato la presidente della Consulta regionale delle Elette.

“La mediazione famigliare e i gruppi di parola hanno fatto già importanti passi avanti ma oggi è necessario un impegno particolare e suggerisco che si proponga un metodo anche ai genitori perché imparino a separarsi, mantenendo come punto principale dell'attenzione l'esclusivo e supremo interesse dei loro figli. Inoltre, il problema della conflittualità genitoriale e della bigenitorialità non agita deve uscire dai contesti per gli addetti ai lavori, diventando una questione di cui si parla in maniera diffusa e divulgativa: deve coinvolgere tutti coloro che sono toccati dal problema ma anche quelli che ne sono sfiorati, come ad esempio gli insegnanti, gli amici dei genitori e dei minori stessi, affinché tutti diventiamo più capaci di aiutare i genitori nel trovare le corrette modalità di comportamento a tutela dei loro figli”, ha dichiarato Rita Turino, garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Piemonte.

“La garanzia del rispetto del principio di bigenitorialità è una questione di Pari Opportunità. Sulla carta in Italia questo principio viene garantito grazie allo strumento dell'affido condiviso e dovrebbe tutelare tutte le coppie separate, anche quelle non sposate, ma nei fatti si calcola che siano almeno un milione in Italia i genitori che godono di minori diritti rispetto all'altro. Le scelte dovrebbero essere condivise per garantire al minore la migliore condizione possibile, evitando che possa essere strumentalizzato in caso di conflitto e allo stesso tempo devono essere garantite Pari Opportunità a entrambi i genitori”, ha affermato nelle conclusioni del seminario l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte.