Consiglio Regionale del Piemonte

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Modelli di ospitalità turistica

Al via l'esame della riforma delle strutture ricettive extralberghiere

Si è svolta in terza Commissione turismo presieduta da Raffaele Gallo e dalla vice Claudia Porchietto, l’illustrazione del disegno di legge della Giunta regionale sulla riforma delle strutture ricettive extralberghiere (bed&breakfast, affittacamere, case vacanza, residenze di campagna, ostelli), e contestualmente anche della proposta di legge del consigliere Gian Luca Vignale (Mns) sull’affitto temporaneo breve.

Con il primo provvedimento si intende riorganizzare un modello di ospitalità, sempre più diffuso di pari passo con la costante crescita dei flussi turistici e armonizzando la normativa piemontese con quella nazionale e comunitaria.

Come ha osservato l’assessora al Turismo Antonella Parigi, si tratta di un intervento reso necessario dall’evoluzione delle forme di accoglienza turistica che stanno caratterizzando il settore in tutto il mondo, nell’ottica di offrire standard qualitativi opportuni, di adeguare modelli e denominazioni ai parametri del mercato turistico internazionale, facendo emergere situazioni di illegalità e abusivismo.

Una delle novità più rilevanti riguarda le strutture a conduzione famigliare, come b&b ed affittacamere, per le quali la nuova norma detta i confini entro cui possono essere gestite in forma non imprenditoriale: per i primi soglia è fissata a tre camere, al di sopra delle quali sarà necessario disporre della partita Iva dedicata, con un limite massimo di sei stanze, oltre cui non si può essere annoverati in tale categoria; per gli affittacamere invece il servizio potrà essere esercitato in modo non imprenditoriale se svolto in forma occasionale e non continuativa e in non più di due appartamenti posti nello stesso stabile, con un massimo di tre camere e sei posti letto. È anche previsto l’inserimento della country house o residenza di campagna: dovranno essere ville padronali, casali o case coloniche ubicate in luoghi di valore naturalistico e paesaggistico, in centri sotto i diecimila abitanti, amministrate in forma imprenditoriale, non annesse a un’azienda agricola e non gestite da un imprenditore agricolo, con camere o con appartamenti con cucina fino ad un massimo di dieci posti letto. Altro ambito di intervento sono le locazioni turistiche: l’affitto di una abitazione, per essere considerato attività ricettiva, dovrà disporre di servizi quali fornitura e cambio biancheria, ricevimento ospiti, assistenza in camera, in assenza dei quali verrà considerata attività di mera locazione abitativa.

Riprendendo sostanzialmente la filosofia del disegno di legge della Giunta, la  proposta di Vignale vuole disciplinare  un  fenomeno  turistico ormai  largamente diffuso,  sviluppatosi  in  tutto  il  mondo,  a  cui  si  rivolge  un  sempre  più  consistente  numero  di  utenti:  trattasi della  messa  in  locazione  di  appartamenti  privati  per  brevi  periodi,  alternativa  al  soggiorno  in  albergo  o  in  altre  strutture  ricettive  che  si  rende,  in  primis, più  appetibile  per  l’economicità  e  l’ampia  libertà di  scelta delle sistemazioni, spesso di elevato livello, e dei tempi del loro utilizzo, ma che trova ragione anche nello stallo del mercato immobiliare di questi ultimi anni, in cui si rileva un numero in continua crescita di alloggi sfitti e della necessità di evitare la loro perdita di valore.

Per entrambi i provvedimenti sono stati nominati i relatori di maggioranza e di opposizione, rispettivamente: Elvio Rostagno (Pd), lo stesso Vignale e Francesca Frediani (M5S). si è poi aperta la discussione generale con l’intervento di Rostagno, che ha voluto evidenziare la necessità di aprire sempre più a nuove forme ei accoglienza, proprio per sostenere maggiormente il turismo in Piemonte.

La trattazione proseguirà nelle prossime sedute della Commissione, quando verranno anche espressi i pareri in merito ai regolamenti sulla gestione delle aziende alberghiere e delle strutture destinate alla pratica del turismo naturista.

mbocchio

 

Riorganizzazione del trasporto ferroviario

Gli spostamenti del personale di Trenitalia, previsti dalle varie sedi periferiche ai soli centri di Torino, Asti, Alessandria e Novara, sono stati l'argomento principale dell'audizione dei rappresentanti sindacali di Orsa e Ugl Trasporti con i componenti delle Commisssioni Urbanistica e Trasporti del Consiglio regionale.

Le due Commissioni, riunite in seduta congiunta sotto la presidenza di Nadia Conticelli, hanno ascoltato le ragioni dei ferrovieri espresse da Armando Murella (Ugl) e Giuseppe Campanella (Orsa): "Gli spostamenti della sede di lavoro riguarderebbero 180 lavoratori che rappresentano il 20 per cento della forza lavoro di Trenitalia in Piemonte -  hanno precisato i sindacalisti -  si tratta di ferrovieri che hanno turni di lavoro di 10 ore al giorno anche in orari disagiati che non permettono un numero adeguato di ore di riposo tra un turno e l'altro. Se la loro sede di lavoro non è vicina a casa come oggi ma richiede uno spostamento i tempi di riposo si accorciano ulteriormente, anche a discapito della sicurezza".

Durante l'audizione si è parlato anche della funzionalità delle piccole stazioni che spesso hanno poca manutenzione e non assicurano tutti i servizi ai viaggiatori (sale di attesa, servizi igienici) e della prevista chiusura degli impianti e dei depositi di materiale ferroviario di Asti, Bra, Casale, Biella, Ceva e Novi Ligure, pur mantenendo aperte le stazioni.

fcalosso