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I garanti al Ferrante Aporti

“Il ‘Ferrante Aporti’ è una istituzione che funziona”.

Parola di don Domenico Ricca, più noto come Don Mecu, cappellano dell’istituto da oltre trentacinque anni e figura carismatica fra gli stessi ospiti del “Ferrante Aporti”.

Don Mecu era presente nel corso della vista del 1° marzo, all’Istituto penale per i minori torinese, della delegazione composta dalla vicepresidente del Comitato per i diritti umani del Consiglio regionale, Enrica Baricco, dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte, Bruno Mellano, dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Rita Turino, e dalla Garante dei detenuti della Città di Torino, Monica Gallo.

È stata l’occasione per conoscere il peculiare funzionamento della giustizia minorile assai diversa da quella per gli adulti.

Il Ferrante Aporti - che ospita 34 persone a fronte di una capienza di 46 posti (più due di isolamento sanitario) – offre uno spaccato del funzionamento della detenzione minorile, anche se,  di questi 34, 14 soltanto sono effettivamente minorenni, mentre 20 sono maggiorenni.

A seguito della riforma introdotta nel 2014, infatti, gli istituti penali per minori accolgono “giovani adulti”, sino al compimento dei 25 anni di età, per scontare pene per reati commessi quando gli stessi erano minorenni.

“Una sostanziale novità che ha cambiato sensibilmente la realtà della detenzione a causa delle profonde differenze che si trovano fra gli ospiti di 14-15 anni e i maggiorenni che, in alcuni casi, hanno già avuto esperienze detentive in carceri per adulti”, come spiegato dalla direttrice dell’istituto, Gabriella Picco. “Ciò ha imposto la necessità di approcci detentivi ed educativi differenziati, aumentando ancor più il lavoro degli operatori” ha precisato la direttrice.

Nel corso della visita sono emerse le varie problematiche che affliggono l’istituto e, in particolare, la scarsità di personale, specialmente di agenti di Polizia penitenziaria. Comunque, dopo un lungo periodo di attesa, è da poco stato assegnato all’istituto un comandante, Nico Costa che, tuttavia, resterà soltanto alcuni mesi.

La visita ha toccato i locali e gli spazi comuni: aule, sale gioco, infermeria, cucina, lavanderia e  laboratori di ceramica e per la produzione del cioccolato: in queste ultime realtà sono impiegati alcuni detenuti che imparano competenze e professionalità utili una volta scontata la pena. Per esempio, un ragazzo che segue il corso di cioccolateria fra pochi giorni inizierà uno stage presso la cucina di un ristorante del centro di Torino. Ma quasi tutti i detenuti studiano, alcuni anche in scuole al di fuori dell’istituto e tutti sono impegnati in attività comunque tese ad offrire loro un “dopo” che eviti di ricadere nel circolo vizioso del crimine e della detenzione.

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