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Brosso in Val Chiusella

Anche una miniera di epoca medioevale può essere un’attrazione turistica. L’appuntamento di giovedì 16 febbraio a Palazzo Lascaris ha offerto lo spunto alla Società di mutuo soccorso di Brosso (To) -  presieduta da Pier Vittorio Gillio - per promuovere il progetto di valorizzazione del territorio comunale del centro valchiuselllese. All’evento hanno anche partecipato Sebastiano Solano, presiente della Fondazione regionale centro per lo studio e la documentazione delle Soms, l’ingegnere minerario Laura Chiappino, e Bianca Gera, curatrice del progetto.

Presenti anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti, e la consigliera e il consigliere Silvana Accossato e Elvio Rostagno.

Nel suo intervento di saluto, Boeti - facendo cenno alle Soms - ha voluto sottolineare l’importanza della solidarietà all’interno di una comunità. Aperture al progetto delle miniere di Brosso sono giunte anche da Accossato e Rostagno.

Si tratta di un’area di montagna dalle notevoli potenzialità turistiche - in primo luogo proprio per la presenza di antiche miniere conosciute a livello internazionale - dove servono azioni per favorire la salvaguardia ambientale e lo sviluppo economico.

C’è già stata un’esperienza positiva, costituita da due anni fitti di visite nel cuore del sito minerario alla scoperta dei segreti custoditi nei centottanta chilometri di gallerie nelle viscere della montagna.

L’ insediamento minerario è situato ai piedi del monte Gregorio, montagna che sovrasta i paesini di Lessolo e Calea, mentre il paese di Brosso, che ne ha dato il nome, è sulla sommità della collina mineraria. Dopo la cessazione dell’attività mineraria alcuni ingressi sono stati murati o fatti saltare con l’esplosivo; altri sono semplicemente crollati per l’incuria.

In alcuni punti sono rimasti angusti pertugi tra i blocchi di pietra, spesso nascosti nel bosco, ma il continuo passaggio dei cercatori di minerali ne facilita il ritrovamento. Questo complesso minerario è senza dubbio uno dei più antichi; le prime gallerie furono scavate al tempo dai Romani e nel Medio Evo. In tempi più vicini ai nostri giorni divenne proprietà della famiglia Sclopis e infine della Società Montecatini che la condusse fino alla totale chiusura avvenuta nel 1966. All’inizio veniva coltivata la galena argentifera, poi si estrasse il ferro oligisto. La pirite era ancora considerata uno scarto di lavorazione, ma in seguito, con il rincaro dello zolfo, si decise di utilizzare questo minerale contenente zolfo per la produzione dell’acido solforico. Così oltre a recuperare il materiale considerato “scarto, si continuarono a coltivare i giacimenti ancora presenti nei complessi.

Stupendi campioni di minerali estratti dalle miniere di Brosso sono presenti nei musei di tutto il mondo.

Lo scorso mese di novembre è stata approvata la legge regionale n. 23 in materia di attività estrattive, che promuove anche il recupero e la valorizzazione ai fini turistici delle miniere dismesse.

 

I fatti in breve

  • Anche una miniera di epoca medioevale può essere un’attrazione turistica. L’appuntamento di giovedì 16 febbraio a Palazzo Lascaris ha offerto lo spunto alla Società di mutuo soccorso di Brosso (To) -  presieduta da Pier Vittorio Gillio - per promuovere il progetto di valorizzazione del territorio comunale del centro valchiuselllese.
  • All’evento hanno anche partecipato Sebastiano Solano, presiente della Fondazione regionale centro per lo studio e la documentazione delle Soms, l’ingegnere minerario Laura Chiappino, e Bianca Gera, curatrice del progetto.
  • Presenti anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti, e la consigliera e il consigliere Silvana Accossato e Elvio Rostagno.

Dichiarazioni

Nel suo intervento di saluto, Boeti, facendo cenno alle Soms, ha voluto sottolineare l’importanza della solidarietà all’interno di una comunità. Aperture al progetto delle miniere di Brosso sono giunte anche da Accossato e Rostagno.

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