Consiglio Regionale del Piemonte

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Le religioni monoteiste e la pace

Il 20 gennaio a Palazzo lascaris si è tenuto l’incontro “Le religioni monoteiste e il percorso di pace nel mondo”.

Dopo l’apertura dei lavori di Saverio Orfanò, direttore dell’Euroistituto “G. Roussy”, che ha organizzato il convegno con il patrocinio del Consiglio regionale, ha introdotto e moderato l’incontro Antonio Pulcini, capo di gabinetto di Domenico Scilipoti, senatore della Repubblica e copresidente dell’Euroistituto, impossibilitato ad intervenire per impegni istituzionali all’estero.

Nel suo saluto la vicepresidente del Consiglio regionale, Daniela Ruffino, ha offerto pragmatici spunti di riflessione. “L'avvento del cosiddetto Stato Islamico e gli eventi bellici e terroristici che ne conseguono – ha detto la rappresentante dell’Ufficio di presidenza - costituiscono un motivo drammatico e urgente di riflessione anche per i nostri uomini di governo, a livello nazionale ed europeo. I fondamentalisti di ogni credo religioso  privano la religione del suo messaggio divino traformandola in realtà terrena, identificando nei ‘diversi’  i soggetti da convertire, autentici  nemici, o  estranei. In questo contesto di religione ‘deviata’,  Dio diviene strumento per  teorie violente, di odio e di morte. La globalizzazione non solo dei mercati, ma delle culture, e l'abbattimento dei confini pone una seria riflessione su questi temi. È naturale che il vasto e preoccupante fenomeno migratorio, ponga interrogativi e problematiche gravissime dal punto di vista della gestione umanitaria e organizzativa di migliaia e migliaia di persone che giungono soprattutto in Italia. Per una situazione epocale come questa la politica deve esercitare equilibrio e al tempo stesso fermezza. Assoluto rispetto dei diritti umani, certamente, ma deve essere posta attenzione affinché tra i migranti (cosa possibile, inutile negarlo) non si infiltrino terroristi del Daesh, sfuggiti alle sconfitte subite nei territori dello Stato Islamico e pronti a compiere attentati terroristici”.

Diversi prestigiosi relatori hanno suscitato vivo interesse nel folto pubblico di studiosi che gremiva la Sala Viglione: i primi ad intervenire sono stati Domenico Devoti, psicologo clinico e docente emerito di Psicologia delle religioni all’Università di Torino, e Alessandro Meluzzi, psichiatra e psicologo, coordinatore della Chiesa ortodossa italiana autocefala.

Dopo che nella apertura di Orfanò aveva dichiarato che “tutte le religioni hanno cercato di dare speranza arrivando a motivare persino la morte” e che si voleva “immaginare le tre grandi religioni come raggi di uno stesso sole” che pure essendo “la loro missione illuminare e riscaldare l’universo non hanno mai cessato di combattersi”, nelle relazioni si è approfondita l’analisi.

Prendendo l’abbrivio dalle parole di Pulcini, “mentre un cristiano può cambiare religione non è possibile l’inverso senza suscitare una fatwa, una condanna a morte”, Meluzzi ha sottolineato - in contrapposizione alla laicità dello stato italiano e degli stati europei, dove questo è inconcepibile - che “essendo doveroso per un mussulmano osservante applicare una fatwa, gli unici buoni mussulmani per noi sono i cattivi mussulmani, vicini all’apostasia, che non si sconvolgono se la loro figlia sposa un italiano o se mangia una fetta di prosciutto di Parma. Il testo base dell’Islam ha valenza giuridica ed è immodificabile. Invece la Scrittura dei cristiani è ispirata da Dio e per questo è interpretabile, come si vede nei concilii che servono proprio a questo”. Meluzzi ha anche parlato di ricerche universitarie che senza nemmeno tener conto del proseguio dell’immigrazione, nel 2040 in Italia ci saranno 20 milioni di islamici per cui “difficilmente si potrà vendere liberamente prosciutto nei negozi o bere whiskey in pubblico, basti pensare che fine hanno fatto i cristiani in Siria, Turchia e Iraq, con l’eccezione dell’Egitto. Per cui se non si fermerà l’islamizzazione dell’Europa presto il nostro continente sarà israelizzato, cioè dovremmo vivere come adesso si vive in quello stato per poter sopravvivere”.

Pur condividendo in gran parte l’analisi di Meluzzi, Devoti è apparso più ottimista in quanto “la storia è sorprendente, chi avrebbe mai pensato possibile la Brexit o l’elezione di Donald Tramp al Campidoglio”. In sostanza, è bene “sottolineare le proprie radici e la propria diversità, senza confondersi in una indistinta melassa. Questo in realtà permette di poter riscoprire e recuperare la propria identità, base di partenza per il dialogo, come detto anche nel Concilio Vaticano II”.

Molto interessanti anche gli altri interventi come quello di Davide Dentico pastore evangelico di Milano che ha parlato della “rivoluzione protestante basata su principi biblici e sui cinque sole luterani (sola scrittura, sola fede, sola grazia, soltanto Cristo, per la Gloria di Dio solo), dell’ecumenismo cristiano del sangue, dove chi possiede una Bibbia viene ucciso senza che gli si chieda se cattolico, ortodosso, protestante ecc…”. Dentico - dopo aver specificato la diversità tra pace antropologica, ontologica e cristologia, quest’ultima prodromica alla non violenza cristiana fattuale e attiva basata su quanto affermato da Gesù “fate agli altri quello che volete sia fatto a voi” - ha dichiarato che “si devono amare gli islamici ma non allo stesso modo la loro religione che non è portatrice di pace”.

Armeno Nardini si è focalizzato sull’evangelizzazione oggi, parlando di “Evangelizzazione 2.0, una trasmissione della Parola di Dio che possa essere compresa da tutti come descritto nel libro degli Atti degli apostoli” mentre Domenico Chindamo ha spiegato gli aspetti normativi e legislativi della questione, rilevando che la libertà di religione trova limite giuridico “nel buon costume e nel rispetto delle nostre regole”. L’avvocato si è chiesto se “è giusto che si debba togliere quanto previsto dai Patti Lateranensi, come il crocefisso dalle classi scolastiche, per non infastidire credenti di altre fedi anche al di là di qualsiasi reciprocità”.