Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

La vicenda di Enzo Tortora

La geografia dei sentimenti di Tortora, accusato di essere un camorrista e costretto a vivere in pochi metri quadri con altri detenuti, senza ora d’aria per paura dei reporter nascosti sui tetti, accaniti sostenitori di una colpevolezza mancata.

È questo il tema principale che caratterizza il libro “Enzo Tortora. Lettere a Francesca” - editore Pacini, prefazione di Giuliano Ferrara - presentato mercoledì 16 novembre nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris a cura del Centro Pannunzio.

Ha portato i saluti del Consiglio regionale il vicepresidente, che ha ripercorso l’intera vicenda giudiziaria di Tortora. Sono poi intervenuti il direttore generale del Centro Pannunzio Pier Franco Quaglieni, l’avvocatessa Anna Chiusano del Foro di Torino, e Francesca Scopelliti, compagna e presidente della Fondazione Enzo Tortora. All'incontro era presente anche Bruno Mellano, Garante regionale dei detenuti.

“Guarda per me il mare, baciami un fiore”. Tra la rabbia, l’umiliazione e l’indignazione, il famoso conduttore televisivo, detenuto ingiustamente nel carcere di Regina Coeli, nelle lettere alla compagna Francesca riesce a stento ad esprimere qualche desiderio che commuove e ci riporta indietro, a quel fallimento giudiziario tutto italiano.

“La lotta fra me, innocente, e l’accusa, impegnatissima a dover dimostrare il contrario (un altro aspetto di questa farsa italiana), durerà a lungo” scrive. Una consapevolezza che è solo una delle quarantacinque dichiarazioni di innocenza, che descrivono i suoi stati d’animo, ma anche le sue condizioni fisiche. Un incontro d’autore unico per guardare al futuro in maniera diversa, con memoria di una storia che non dovrà più ripetersi.

Il volume - come ha spiegato la stessa autrice -  nasce dall’incontro della stessa con l’Unione delle Camere penali italiane e si propone come uno strumento utile a continuare la straordinaria battaglia politica che un uomo retto e coraggioso ha combattuto fino all’ultimo insieme al suo Partito radicale per l’affermazione della responsabilità civile dei magistrati, della terzietà del giudice, della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante nonché della cultura di un processo penale che non venga inquinato dal circo mediatico-giudiziario.

 

I fatti in breve

  • La geografia dei sentimenti di Tortora, accusato di essere un camorrista e costretto a vivere in pochi metri quadri con altri detenuti, senza ora d’aria per paura dei reporter nascosti sui tetti, accaniti sostenitori di una colpevolezza mancata.
  • È questo il tema principale che caratterizza il libro “Enzo Tortora. Lettere a Francesca” - editore Pacini, prefazione di Giuliano Ferrara - presentato mercoledì 16 novembre nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris a cura del Centro Pannunzio.
  • Ha portato i saluti del Consiglio regionale il vicepresidente, che ha ripercorso l’intera vicenda giudiziaria di Tortora. Sono poi intervenuti il direttore generale del Centro Pannunzio Pier Franco Quaglieni, l’avvocatessa Anna Chiusano del Foro di Torino, e Francesca Scopelliti, compagna e presidente della Fondazione Enzo Tortora.

Dichiarazioni

Il volume - come ha spiegato la stessa autrice -  nasce dall’incontro della stessa con l’Unione delle Camere penali italiane e si propone come uno strumento utile a continuare la straordinaria battaglia politica che un uomo retto e coraggioso ha combattuto fino all’ultimo insieme al suo Partito radicale per l’affermazione della responsabilità civile dei magistrati, della terzietà del giudice, della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante nonché della cultura di un processo penale che non venga inquinato dal circo mediatico-giudiziario.

Link associati