Consiglio Regionale del Piemonte

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Sport in Piemonte generazioni a confronto

“Non amo lavorare troppo, né correre per i corridoi di uno stadio, né forse capisco di sport quanto l’incarico richiederebbe. Ma so inventare storie bellissime”: così ebbe modo di scrivere l’argentino Osvaldo Soriano.

E cinque storie bellissime di atleti piemontesi sono state raccontate all’Arena Piemonte del Salone del Libro di Torino, lunedì 16 maggio, nell’evento organizzato dal Consiglio regionale del Piemonte, intitolato “Sport in Piemonte generazioni a confronto”. Sul palco, con la regia dell’inviato di Rai Sport Federico Calcagno, insieme al presidente dell’Assemblea regionale, c’erano il marciatore Federico Tontodonati, il canottiere Alberto Di Seyssel, la nuotatrice Aurora Petronio e i due atleti paralimpici Niccolò Orsini e Isabella Timpu. Tutti piemontesi o legati in qualche modo al Piemonte.

A fare da filo conduttore è stato il racconto di come si sono avviati alla pratica sportiva, delle delusioni, dei successi e soprattutto delle speranze, come il pass per le Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Dietro alla loro ragione di vita c’è lo sport che - come ha avuto modo di sottolineare il presidente del Consiglio regionale - deve avere comunque sempre una funzione sociale.

È poi stato dato spazio agli interventi dei presidenti regionali del Coni Gianfranco Porqueddu, del Comitato regionale Paralimpico Silvia Bruno, e della Federazione italiana canottaggio Stefano Fabio Mossino, del presidente della Società canottieri “Armida” di Torino Gian Luigi Favero, e di Tiziana Nasi, a capo della Federazione italiana sport invernali paralimpici e già responsabile del Comitato organizzatore dei Giochi paralimpici Torino 2006.

Hanno ribadito come i valori dello sport possono accompagnare le vicende delle persone che dedicano l’esistenza  a questa attività, il cui approccio dovrebbe iniziare già a partire dalla scuola primaria, come avviene ormai in sempre più Paesi europei ma non in Italia.

Quasi tutti gli sport praticati sono agonistici. Giochi per vincere, ed il gioco ha un significato modesto, a meno che tu non faccia di tutto per vincere. In un giardino pubblico nel centro di un paese, dove trovi piccole squadre e dove nessun sentimento di patriottismo locale è coinvolto - ebbe modo di fare notare addirittura George Orwell -  è possibile giocare per puro divertimento e per fare un po’ di attività fisica: ma non appena si presenta il problema del prestigio, se senti che tu e qualcun altro più grande sarete screditati se perdete, vuol dire che sono stati risvegliati gli istinti battaglieri.