Consiglio Regionale del Piemonte

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I canti popolari dei migranti piemontesi

L’abbandono della propria terra, il rimpianto per ciò che si deve lasciare, la paura dei lunghi viaggi e di quello che si troverà, la necessità di mantenere la propria identità: sono il corredo indispensabile che accompagna il migrante e che si esprime nei canti che porta con sé o che crea appositamente per raccontare della propria nuova condizione.

Ai canti dell’emigrazione piemontese è dedicata la pubblicazione “Io parto per La Merica”, realizzata dalla Rete Italiana di Cultura Popolare in collaborazione con il Consiglio Regionale. Il tascabile, una raccolta di canti popolari a cura di Valter Giuliano, è stato presentato al Salone del Libro, Arena Piemonte, venerdì 13 maggio.

L’incontro, condotto e moderato da Antonio Damasco della Rete Italiana di Cultura popolare, ha raccontato le vicende legate ai canti più significativi della storia dei migranti piemontesi che partivano verso le terre dell’America del Sud, verso la Francia e il Belgio. Insieme a Damasco, sono intervenuti i professori Franco Castelli e Donato Bosca.

“Con il Consiglio regionale – ha spiegato Damasco - abbiamo deciso di lasciare una traccia, perché oggi è impossibile non occuparci di immigrazione. Parliamo di emigrazione dei piemontesi ma la scommessa è quella di parlare dell’emigrazione proprio nel momento in cui il più grande flusso migratorio sta avvenendo davanti ai nostri occhi. E abbiamo deciso di farlo con la canzone popolare, attraverso cui si radicavano pezzi di memoria”.

 “Se vogliamo capire cosa è stato per migliaia di nostri genitori il trauma dell’emigrazione – ha ricordato Castelli parlando dell’emigrazione verso la Francia  – possiamo leggere i testi di Nuto Revelli, dove troviamo testimonianze che nascono dall’esperienza diretta di persone che dalla fine dell’Ottocento hanno compiuto questo drammatico viaggio. Prima era un’emigrazione stagionale ma poi c’è stata l’emigrazione legata all’industria della seta di Marsiglia e Lione, all’industria siderurgica e alle miniere di carbone e ferro del Nord. L’emigrazione era l’unica via di scampo, dicono i testimoni anziani delle vallate povere del cuneese. La Francia era una meta importante. Ho raccolto decine di canti dove c’è memoria del rapporto con la Francia, che compare spesso anche nelle ballate più antiche raccolte da Costantino Nigra. Ci sono canti delle vallate pinerolesi che sono quasi interamente in francese. Lo testimoniano composizioni come Mon père veut me marier o Sü la pont d’Avignon, che raccontano in maniera quasi mitologica il passaggio della frontiera”.

“La storia dell’emigrazione dei piemontesi in Sud America – ha spiegato Bosca – che inizialmente fu stagionale e poi divenne definitiva, è costellata di resoconti che esageravano il benessere, vi si ritrova lo sforzo a fra credere che il peso lo si trovasse attaccato agli alberi. Qualcuno ha effettivamente trovato fortuna, altri lo hanno solo sperato. Le narrazioni ci restituiscono storie contrastanti di chi ha potuto reagire alla malora e di chi, invece, è andato a infilarsi in una storia peggiore di quella da cui voleva uscire. E alcune canzoni registrano proprio l'amara fine di una esperienza e ammettono la sconfitta. Nonostante ciò, la Merica è stata una parola che per tanti anni è risuonata come un miraggio, come la possibilità di formarsi una nuova vita”.

Tra gli aneddoti raccontati durante l’incontro al Salone, quello di alcuni migranti, provenienti dalle prestigiose colline di Langa, Roero e Monferrato, che riuscirono a nascondere, strettamente legati attorno ai polpacci virgulti di barbatelle di Dolcetto, Nebbiolo o Favorita, protetti e amorevolmente coperti da spesse calze per eludere le dogane severissime. Tutto questo coltivando il sogno, poi realizzato, di vigneti impiantati dai migranti con le viti delle terre di origine, destinate a decretare il grande successo dei vini piemontesi del Sudamerica.

La voce di Laura Conti e la chitarra di Maurizio Verna hanno intrattenuto il pubblico con interventi musicali, permettendo di fare un salto nel passato e immergersi nell’ascolto delle voci intonate nei campi di lavoro dai nostri antenati.

 

 

I fatti in breve

  • Al Salone del Libro è stato presentato il 13 maggio il tascabile "Io parto per La Merica”, realizzato dalla Rete Italiana di Cultura Popolare in collaborazione con il Consiglio Regionale.
  • Si tratta di una raccolta di canti popolari legati alle storie dei nostri migranti verso il Sud America, la Francia e il Belgio.
  • La voce di Laura Conti e la chitarra di Maurizio Verna hanno intrattenuto il pubblico con interventi musicali, permettendo  di fare un salto nel passato e immergersi nell’ascolto delle voci intonate nei campi di lavoro dai nostri antenati.