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Il dramma dei bambini soldato

Secondo l’Onu, sono almeno 250mila i minori impiegati da forze armate regolari o irregolari come soldati, cuochi, facchini e schiavi sessuali. Di questa drammatica situazione si è parlato nell’incontro “Generazione Kalashnikov: l’infanzia rubata di un bambino soldato”, svoltosi a Torino, a Palazzo Lascaris, venerdì 6 maggio, a cura dell’Associazione “Juvenalia - Laboratori per menti libere”.

Dopo il saluto introduttivo della presidente Flaviana Rizzi, si è entrati nel vivo della trattazione.

La situazione è soprattutto grave in Yemen, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, dove i bambini soldato accertati dall’Unicef sono circa 15mila in ciascun paese. Ma i reclutamenti aumentano anche in Nigeria, Siria, Somalia, Repubblica Democratica del Congo; spesso avvengono anche dentro le città, dove scuole, ospedali e campi da gioco sono presi d’assalto dai gruppi armati.

Nell’ultimo decennio di guerre sono stati uccisi più di due milioni di bambini, una media di uno ogni tre minuti. Sei milioni di bambini sono stati resi invalidi o sono stati gravemente feriti nei conflitti, mentre un milione ha perso entrambi i genitori.

Dal 1996 la Repubblica Democratica del Congo - come ha spiegato  Philippe Konde - è sprofondata in una guerra atroce e di difficile soluzione. Lo stato è collassato lasciando spazio a un’economia di rapina dominata da una ristretta cerchia di politici e militari senza scrupoli. La torta è ricca: oltre a tonnellate di legname, ci sono miniere d’oro, di coltan e di diamanti da derubare e da spartire. La crisi sociale colpisce soprattutto le nuove generazioni, sempre più povere e ai margini della società. Per molti giovani e bambini non ci sono tante alternative: l’arruolamento rappresenta una delle rare possibilità di sottrarsi a una condizione di povertà ed esclusione. L’antropologo Luca Jourdan - intervenuto anche lui al convegno insieme alla psicologa Michela Molinari e a Graziella Marzaduri, medico di Emergency - ha vissuto fra loro ha pertanto potuto raccontare quel mondo allucinato e senza riscatto. Nelle esperienze dei bambini soldato e dei giovani combattenti, la sofferenza si mischia al gusto per l’avventura: si tratta di figure ambigue e inquietanti, difficili da collocare, vittime e al contempo attori di una società dominata dalla violenza. In Congo avere un kalashnikov conferisce status e cittadinanza e garantisce l’accesso a beni materiali altrimenti inarrivabili.

Si è poi fatto cenno a come il fondamentalismo islamico abbia mandato i bambini a compiere attentati suicidi; in base ai rapporti degli operatori Unicef in Siria, i miliziani dell’Isis entrano nelle scuole per prendere i bambini non musulmani e li portano via con il prezzo sul petto per venderli come schiavi sessuali e militari. E più di una volta gli operatori riportano casi di bambine stuprate.