Consiglio Regionale del Piemonte

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I conti della Regione

Via libera al Piano di rientro dal disavanzo finanziario. Il Consiglio regionale infatti, nella seduta del 22 dicembre ha approvato il provvedimento, unitamente a quello che contempla il disavanzo al 1°gennaio 2015. Tale dato deriva dalla rideterminazione del risultato di amministrazione, a seguito dell’attuazione del riaccertamento straordinario dei residui.

Il Piano  - come ha spiegato l’assessore al Bilancio Aldo Reschigna - ha la finalità di contribuire al riassorbimento settennale 2015-2021 del disavanzo  pari a 1 miliardo e 264 milioni di euro.

Nello specifico si tratta di un’articolata serie di interventi di riduzione della spesa e di incremento delle entrate che, pur richiedendo un ragionevole tempo per un effettivo e prudenziale effetto a regime, dovrebbero portare già dal 2016 e, soprattutto, dal 2017, a un riequilibrio strutturale di alcuni milioni di euro annui.

Al fine di garantire la copertura annua costante di una quota di disavanzo pari a 180 milioni, ovvero un settimo del disavanzo finanziario, verrà utilizzato anche il surplus finanziario derivante dalla cancellazione degli impegni assunti sul bilancio regionale e successivamente trasmessi al Commissario straordinario del Governo per il tempestivo pagamento dei debiti pregressi della Regione. Parte dei risparmi di spesa sono utilizzati anche per il recupero del disavanzo tecnico da riaccertamento straordinario, da effettuarsi in 30 anni.

Sempre come evidenziato da Reschigna, tra i campi d’azione per il rientro dal disavanzo figurano, tra l’altro, le spese per il trasporto pubblico locale,  la riduzione delle locazioni passive a fronte del nuovo canone di leasing per il palazzo unico, i costi di conduzione degli stabili, le spese per arredi e apparecchiature informatiche, i trasferimenti al Consiglio regionale e altri interventi di razionalizzazione delle spese regionali.

La manovra per incrementare le entrate riguarderanno le pregresse variazioni dell’aliquota dell’addizionale regionale Irpef, la rideterminazione degli importi della tassa automobilistica, l’alienazione degli immobili di proprietà regionale e i canoni idrici per produzione energetica e uso agricolo.

Come si legge nell'allegato al provvedimento: "Posto che nel bilancio pluriennale 2015-2017 sono iscritte esclusivamente le previsioni di maggiori introiti derivanti dalle manovre entrate in vigore  rispettivamente nel 2013 e nel 2014, è possibile prevedere maggiori entrate a partire dal 2016 nella misura di 79,4 milioni di euro derivanti dalla manovra disposta con la legge regionale n. 22/2014 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2015".

Particolarmente critici i numerosi consiglieri di opposizione, che sono intervenuti nel dibattito.  In particolare gli esponenti del gruppo M5S: per Davide Bono l’aumento delle entrate sarà vincolato all’inevitabile pressione fiscale, Mauro Campo (“Le tabelle del Piano sono semplicemente delle tabelline solo per fare intendere che si vuole affrontare il problema”), mentre Giorgio Bertola ha ribadito la necessità di rivedere i costi della politica riducendo i vitalizi. Federico Valetti - che si è soffermato sul rischio di depotenziare ulteriormente il trasporto pubblico locale -  ha anche evidenziato come il bilancio sia  fortemente sbilanciato sulla sanità, per cui verrebbe spontaneo dire che a questa Regione interessi più curare che prevenire, Gianpaolo Andrissi (“Ci sembra di essere davanti ad un morto al quale bisogna fare dei piccoli elettroshock”), infine Paolo Mighetti ha affermato come sulle partecipate sinora si sia fatto veramente poco e male.

Diego Sozzani e Gian Luca Vignale di Forza Italia, hanno spiegato come la somma tra efficienza e maggior spesa non trovi reale riscontro nei conti, e hanno chiesto quali saranno i risparmi per quanto riguarda la Giunta.

Per la maggioranza ha replicato Andrea Appiano (Pd): “Si tratta di una manovra veramente coraggiosa, visto che senza non ci potrebbe essere futuro. Non è un punto di arrivo, ma di partenza verso un nuovo modo di governare la Regione, creando una vera frattura con il passato. Il nostro sostegno è un’azione precisa politica risanatrice”.

Qualora dovesse essere approvata anche in Senato la legge di stabilità, prevedendo la possibilità di spalmare da 7 a 10 anni il disavanzo, ha anticipato Reschigna, verranno apportate le dovute correzioni, visto che le quote costanti sarebbero di 126 milioni annue.