Consiglio Regionale del Piemonte

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Scuole Waldorf-Steiner

L’educazione nelle scuole Waldorf-Steiner in relazione allo sviluppo del bambino, del giovane e il suo riflesso nella vita: è stato questo il tema della conferenza svoltasi giovedì 12 novembre a Palazzo Lascaris, promossa dall’Associazione sostenitori della scuola Rudolf Steiner di Torino.

All’evento ha partecipato la vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Daniela Ruffino, relatrici sono state Alessandra Alberti, che si occupa di formazione nell’ambito delle scuole steineriane, e Maria Teresa Fossati, euritmista (esperta dell’arte di movimento creata dallo stesso Steiner per rendere visibile ciò che vive nella parola e nella musica).

La pedagogia Waldorf o steineriana è un approccio educativo sviluppato in Germania a partire dal 1919; le scuole sono oggi diffuse in tutto il mondo, e coprono l’arco educativo che va dal pre-asilo fino a diciotto anni. Oltre alle scuole esistono anche istituti di pedagogia curativa. Secondo un rapporto ufficiale del 2015 sono presenti a livello mondiale 1.063 scuole Waldorf delle quali 720 in Europa e 31 in Italia.

Nell’educare – è stato ribadito nella conferenza – si deve favorire lo sviluppo della volontà e della sfera emotiva, così da fornire al bambino che sarà uomo gli strumenti indispensabili per fondare una nuova cultura, al cui centro ci sia l'interesse e l’amore per l'altro.

Ciò che viene trasmesso e perdura nella coscienza degli allievi non è principalmente "cosa" si insegna, ma eventualmente "come" si insegna e soprattutto "chi" insegna. Sempre più occorrerà sviluppare un'arte dell'educare che non dipenda da metodi, piani di studi o stili, ma che, attraverso un cammino di evoluzione interiore, porti l'educatore a sviluppare nuovi talenti e nuove competenze.

È pertanto importante che l'insegnante sia disponibile a mettersi in gioco, assumendo un atteggiamento artistico sia nei rapporti con gli alunni, sia nella rielaborazione delle materie insegnate. Per far ciò, deve basare il proprio operato su di una antropologia capace di guardare nelle profondità dell'esistenza umana.

Dai lavori è poi emerso come l'attuale momento storico richieda un grande senso di responsabilità nei confronti del mondo dell'infanzia. Il binomio educazione-istruzione è spesso messo in crisi dalla facilità con cui possono essere acquisiti i "saperi", spesso slegata da una sana moralità. Le persone più sensibili sentono la necessità di una pedagogia non "escogitata", ma basata su un'antropologia vivente, ovvero sulla coscienza delle tappe evolutive che il bambino, poi ragazzo ed infine giovane, attraversa nei primi tre settenni di vita.

La visione del mondo alla base di tale arte pedagogica guarda all’ armonica unione delle tre sfere nelle quali operano la scienza, l'arte e la religione, ed alla nascita di una cultura che ponga al proprio centro l'uomo responsabilmente attivo nei tre campi, e non eccessivamente specializzato o scisso.

L'azione pedagogica non vuole pertanto esaurirsi nell'ambito prettamente scolastico, ma prosegue e si amplifica nella vita sociale, perché si propone di formare individui attivi e partecipi alla vita dei propri simili. Lavora per la vivificazione di una situazione culturale "fredda" ed atrofizzata da una società, nella quale la tendenza ad un eccessivo uso dei mezzi tecnologici tende, paradossalmente, a livellare le individualità. La cura e lo sviluppo dell'unicità di ciascun essere umano, rispettoso dell'essere proprio ed altrui, apre la strada verso la realizzazione dell'ideale dell'individualismo etico.

 

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