Consiglio Regionale del Piemonte

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Accoglienza dei richiedenti asilo

Al termine della sessione straordinaria del Consiglio dell'11 novembre, sul “Sistema regionale di accoglienza i richiedenti asilo”, l’Aula ha respinto la mozione che chiedeva di ritirare la delibera di Giunta in oggetto con 21 voti favorevoli, 14 contrari e due non votanti.

Prima della votazione si è tenuto un ampio e articolato dibattito sulla questione che ha occupato i lavori dell’intera mattinata consiliare.

Maurizio Marrone (Fdi) ha sottolineato come “il tema dell’accoglienza dei profughi abbia ripercussioni pesanti sulla vita sia dei piemontesi, sia degli immigrati. C’è una delibera di Giunta che poneva obiettivi secondo noi non raggiunti, perché la Regione non è mai stata protagonista nel gestire l’emergenza”. “Spesso – ha aggiunto – assistiamo all’assegnazione diretta del lucroso business dell’accoglienza, a volte si fanno dei bandi e i Comuni devono sobbarcarsi i profughi senza voce in capitolo”.

L’idea era che la questione “venisse affrontata in Consiglio e non soltanto con una delibera di Giunta”.

È quindi intervenuta Claudia Porchietto (Fi) chiedendo “all’assessore un momento di confronto, di presa d’atto di una situazione difficile”. È stata poi la volta di Mauro Campo (M5s) che ha affermato: “Questa non è una competenza regionale, quindi l’unico ruolo sarebbe quello di provare a organizzare meglio l’accoglienza. Per il momento quello della Giunta è un piano di fatto nullo, mancano gli strumenti per l’attuazione”. Giampaolo Andrissi (M5s) ha aggiunto che “nel momento in cui il Comune non viene coinvolto nella gestione di questi rifugiati, chiaramente se ne lava le mani e quindi ci troviamo in una situazione che porta a problemi di ordine pubblico”. Secondo Alessandro Benvenuto (Ln) “è necessaria una presa di posizione ferma, perché il Piemonte non può più accogliere immigrati”. E Daniela Ruffino (Fi) ha notato che “è difficile pensare di integrare gli immigrati, piazzandoli in montagna, dove è difficile vivere anche per chi è nato lì”.

Vittorio Barazzotto (Pd) ha ribattuto: “Il nostro pensiero è a una distanza siderale rispetto a quello di Marrone. Il Partito democratico è per l’accoglienza e mi complimento con l’assessore e la Giunta per quello che stanno facendo nel gestire una situazione tutt’altro che semplice, senza dar fuoco alle polveri, ma parlando al cuore e al cervello della gente”.

Per Gianluca Vignale (Fi) “non ci troviamo di fronte a una crisi derivante da Stati in guerra o a persone che scappano da situazioni dove è impossibile vivere: è un enorme flusso migratorio che sta arrivando in Europa dall’Africa. Soltanto il 12 per cento chiedono lo status di rifugiato politico, mentre l’88 per cento va considerato come immigrazione clandestina”. L’opinione di Stefania Batzella (M5s) è che “stiamo parlando di persone, dobbiamo farlo con rispetto e la Regione pur avendo le mani legate, deve cercare di operare per la sensibilizzazione e l’integrazione”. Elvio Rostagno (Pd) ha stigmatizzato “la demagogia e il populismo che hanno un risultato corto, ci fanno prendere un titolo sul giornale, ma non risolvono i problemi. Poi la critica su un sistema che non ha funzionato è lecita, ma non bisogna generalizzare per distruggere l’accoglienza”. A parere di Diego Sozzani (Fi) l’obiettivo dell’ordine del giorno è quello di guardare questo fenomeno in un modo nuovo: in Piemonte manca una programmazione su cosa significhi l’arrivo dei profughi anche dal punto di vista economico, per la scuola e la sanità ad esempio”.

Gianna Gancia (Ln) ha ricordato che “anni fa dissi che la gestione degli immigrati era un business e fui querelata. Oggi i fatti e le inchieste della magistratura mi danno ragione”. Ad avviso di Paolo Allemano (Pd) “il dibattito è stato costruttivo, pur nelle differenze non si è evocata la paura, ma bisogna valutare che gli immigrati possono essere una risorsa, anche per la montagna”. È quindi intervenuto Federico Valetti (M5s) secondo il quale “c’è una mancanza di reale politica estera. E la gestione dovrebbe esser migliore: su un bus in Valpellice recentemente si è verificato grave atto di violenza da parte dei migranti, poi comprensibilmente messo a tacere per non creare nuovi conflitti, ma la gestione deve migliorare”. Per Antonio Ferrentino (Pd) “le fonti più accreditate affermano che ci saranno circa 40 milioni di emigranti nei prossimi anni. Il fenomeno va guidato, intercettato dalle istituzioni europee ma anche locali”. Massimo Berutti (Fi) ha sostenuto che “la Giunta sta chiedendo molti sacrifici ai cittadini piemontesi, ma se chi gestisce gli immigrati guadagnasse meno e si risparmiasse, si potrebbero rimettere soldi in circolo per amministrare la cosa comune”. Secondo Domenico Rossi (Pd) “l’emigrazione è un fenomeno che attraversa le epoche storiche. In Europa la maggior parte dei richiedenti asilo non è in Italia, ma ospitata in altre nazioni”.

Ha quindi concluso i lavori l’intervento di Monica Cerutti, assessore alle Politiche sociali: “Constato un dibattito molto civile  - ha affermato -. Vero è che alcune considerazioni sul ruolo delle Regioni sono corrette, ma il Piemonte ha preso molto sul serio l’intesa del 10 luglio 2014, il Piano nazionale per fronteggiare le richieste di asilo. C’è stata una effettiva ridistribuzione degli arrivi sul territorio, in Piemonte ma anche in Lombardia, visto che malgrado le posizioni politiche molto contrarie dell’amministrazione lombarda, quella regione ospita  oltre 12mila richiedenti asilo, contro i 6.167 del Piemonte, quindi una quota simile in rapporto agli abitanti”.

“Nella nostra Regione – ha continuato Cerutti - le presenze nel sistema Sprar sono 958, di cui 51 minori stranieri non accompagnati. Il sistema, certo, ha qualche limite: la lunghezza dell’esame delle pratiche, anche se stiamo migliorando. I tempi medi di attesa sono ora di 8-9 mesi. Abbiamo individuato due hub, due centri di prima accoglienza, a Settimo e a Castello D’Annone, dove si sta bonificando la struttura dall’amianto”.