Consiglio Regionale del Piemonte

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Il futuro dell'Oftalmico

È l’ospedale Oftalmico di Torino al centro della seduta straordinaria del Consiglio regionale del Piemonte, tenutasi il 13 ottobre. A illustrare l’ordine del giorno è stato Gianluca Vignale (Fi), secondo il quale la Giunta “si è già espressa di fatto sulla chiusura del nosocomio specialistico, cancellando le cinque strutture complesse all’interno dell’Oftalmico senza sostituirle”.

Vignale ha ricordato che l’ospedale di via Juvarra ha fatto più di 14mila interventi chirurgici, otlre 60mila visite e oltre 50mila passaggi in pronto soccorso. I beneficiari delle cure, per il 22% sono residenti Asl 1, 21% residenti Asl2, 22% della To3, 14% della To4, 9% della To5, quindi provengono da tutta la provincia di Torino. “I dati del 2013 (mai aggiornati dall’attuale Giunta) dicono che ci vogliono oltre 300 giorni per una visita specialistica oculistica, in Piemonte”.  Per il consigliere “la tesi dell’esecutivo e dell’assessore Saitta è quella di chiudere gli ospedali monospecialistici. Invece nel mondo le più prestigiose strutture sono oculistiche. Da Losanna a Miami a Londra, anche a Roma. I più importanti interventi vengono effettuati in strutture monospecialistiche, qui vogliamo chiudere l’Oftalmico. Siamo favorevoli al trasferimento nella Città della Salute, perché sarebbe un centro d’eccellenza all’interno di una nuova grande struttura, non allo smembramento in diversi ospedali”.

È stata poi la volta dell’intervento di Stefania Batzella (M5s), ribadendo “ancora una volta la nostra contrarietà alla chiusura dell’ospedale Oftalmico e allo smembramento del presidio. È un centro di eccellenza nazionale. In Lombardia vogliono crearne uno e noi lo chiudiamo. L’assessore Saitta, quando interviene, distrugge tutte le cose che funzionano”. Quanto ai costi, “lo scorso anno la struttura ha risparmiato un milione di euro. Chiuderlo è assurdo”.

Per il Pd ha preso la parola Paolo Allemano, ricordando che “la Giunta Cota aveva deciso di inserire l’Oftalmico nella Città della Salute. Tenendolo in via Juvarra fino alla costruzione della stessa. Dunque è evidente che il percorso era già stato tracciato e la riconversione va effettuata:  non si tratta di chiusura, non è amputazione. Vero che l’ospedale è stato ristrutturato, ma l’edificio potrà servire ancora per attività che richiedono più spazi di oggi. Concludo chiedendo garanzie all’assessore affinché l’attività venga garantita sino a che non venga trovato uno spazio idoneo per il trasferimento”.

Per Forza Italia ha parlato anche Daniela Ruffino, affermando che “l’ospedale è stato costruito nella metà del diciannovesimo secolo, è stato sottoposto a una ristrutturazione completa negli ultimi anni, è dotato di pannelli solari e si risparmiano 5 milioni sull’energia che vengono utilizzati per l’attività sanitaria. I numeri sono significativi.  Non viene specificato quali altre strutture sanitarie dovranno farsi carico dell’eredità dell’oftalmico. Come si fa a chiudere un ospedale con cinque sale operatorie che funzionano? Dove andiamo a trovare gli spazi? Quali sarebbero i reali risparmi?”.

Ha risposto l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, dicendo che già “dal 2011 la Regione Piemonte aveva un piano di rientro: già allora si parlava dell’oftalmico. Nel 2012 l’emendamento Vignale diceva che il presidio doveva essere inserito in un ambito complesso quale la Città della Salute. Oggi invece difende gli ospedali monospecialistici, forse ha cambiato idea”.

In ogni caso, ha affermato Saitta, “non stiamo parlando della chiusura dell’Oftalmico. Parliamo del trasferimento di tutte le attività sanitarie all’interno di altre strutture. Quindi non c’è da fare allarmismi. È un’operazione volta a garantire una maggiore sicurezza dei cittadini. Ci sono resistenze da parte dei primari, ma è normale”.

“Viene contestata la scelta di trasferimento al San Giovanni Bosco e alla Città della Salute? Si tratta di due “hub” di secondo livello che – ha proseguito Saitta - eleveranno il livello delle prestazioni, perché è arcinoto che l’inserimento delle attività in ambiti più complessi, porta vantaggi dal punto di vista dei pazienti, ma anche dal punto di vista professionale per gli operatori e dell’assistenza in generale”.

Quanto alle questioni sindacali, l’assessore ha assicurato che “i dipendenti resteranno tutti. Se volete credere alle paure agitate, siete liberi di farlo. Ma ribadisco che nessuno andrà via. Manterremo il pronto soccorso 24 ore su 24. Ecco il percorso: l’atto aziendale il giorno 20 andrà a Roma al Tesoro, per essere esaminato. Nel frattempo ai tre direttori coinvolti chiediamo di lavorare sotto la supervisione della Regione. La scelta definitiva deve garantire tutte le attività, compreso il centro di riabilitazione visiva. Saranno studiate le soluzioni politiche più adeguate, non abbiamo alcuna intenzione di abbassare il servizio o di penalizzare i dipendenti. Ci sarà una proposta di ricollocazione di tutti gli addetti, che verrà sottoposta alle organizzazioni sindacali. Si definiranno i tempi e non capiterà quello che è successo col Valdese”.

Dopo l’assessore sono intervenuti diversi altri consiglieri, tra i quali Maurizio Marrone (Fdi), secondo cui “la maggioranza è un po’ imbarazzata dopo aver perpetrato un blitz agostano per lo smembramento dell’Oftalmico, senza aver fatto un sopralluogo sui locali nuovi, una stima dei costi e chiedendoci  di fidarci a scatola chiusa”. Alfredo Monaco (Scelta Civica) ha proposto un altro ordine del giorno, sostenendo che “deve essere assicurata la copertura dell’emergenza. Tutta la professionalità oculistica della struttura deve essere salvaguardata e l'ospedale, se trasferito, va trasferito in blocco”. Gianna Gancia (Lega), infine, ha detto di non vedere “alcun tipo di criterio di economicità nella questione Oftalmico. È una scelta antieconomica, illogica e pregiudizievole del paziente dividerlo in due tronconi”.

L’ordine del giorno di Vignale è stato respinto, così come quello presentato da Monaco. Dopo la seduta, una delegazione di lavoratori dell’ospedale oculistico torinese, è stata ricevuta in sala Viglione.