Consiglio Regionale del Piemonte

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La Grande guerra e il futuro dell'Europa

 

Ci sono momenti del passato che sono indimenticabili e che vale la pena di ricordare sempre, in tutti i modi e con tutti gli strumenti possibili. Uno di questi è sicuramente la Prima guerra mondiale. Da allora, sono passati 100 anni, e cambiate tante cose.

Ma la natura rivoluzionaria di quel momento e degli anni che lo hanno seguito, coinvolgendo man mano stati, persone e popoli in un mastodontico sforzo umano, politico, economico e fisico, è rimasta, così come è rimasto intatto lo spirito “break-through” e innovativo di tutto ciò che è accaduto dopo.

È forse anche per queste ragioni di rottura che le commemorazioni, i percorsi, i progetti e gli approfondimenti più interessanti che si stanno progressivamente attivando attorno al tema della Grande guerra parlano di storia, sì, ma è nel digitale che hanno la loro leva più forte e significativa. Proprio come ha sottolineato Stefano Diana, un esperto in tal senso.

È in questo orizzonte che si inserisce il dvd dello spettacolo “L’Europa a 100 anni dalla Grande guerra”, promosso dalla Consulta europea del Consiglio regionale del Piemonte e prodotto dalla Fondazione per il libro, la musica e la cultura.

Lo spettacolo multidisciplinare racconta la storia dell’unificazione europea nei cento anni successivi alla Prima guerra mondiale, vi hanno partecipato musicisti, attori e giornalisti di  calibro nazionale ed internazionale, come Simone Cristicchi, autore di Magazzino 18, che indaga la brutta pagina delle foibe e dell'esodo istriano, giuliano e dalmata.

Alla presentazione, avvenuta nel contesto del Salone del Libro, sono intervenuti Marco Accoriti, ricercatore Cnr presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le Politiche sociali di Roma e lo storico Gastone Saletnich.

Oggi più che mai è aperto il dibattito sull’influenza che la Grande guerra ebbe sull’Europa. Dopo la Prima guerra mondiale, il continente divenne periferia? Da allora nessun segno di ripresa? Il 1914 fu lo spartiacque tra il mondo di ieri con l’Europa sul trono e il mondo delle masse dominate dalle ideologie e dai sistemi totalitari, e poi dai consumi e dai sistemi tecno-finanziari. La Prima guerra mondiale può essere considerata gloriosa alla luce di alcune singole nazioni e del loro irredentismo che, come per l’Italia, portava a compimento il Risorgimento; ma fu davvero funesta per i destini della civiltà. Nacquero infatti il comunismo e poi il nazismo, mentre da noi era nato il fascismo. Fu la fine di quella civiltà per secoli chiamata Europa, troppo grande per l’era dei nazionalismi e troppo piccola per l’era degli internazionalismi, troppo amalgamata per dividersi in razzismi e troppo differenziata per uniformarsi nella globalizzazione. Fuori da ogni grottesco revanscismo, è bello coltivare la nostalgia dell’Europa nel centenario della sua scomparsa. Magari confidando che la storia non sia solo una folle corsa di sola andata.

mbocchio