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"Nocchier che non seconda il vento"

"Nocchier che non seconda il vento" è il titolo del reportage fotografico effettuato dal fotografo torinese Max Ferrero in alcuni Ospedali Psichiatrici Giudiziari (O.P.G.), già tristemente conosciuti come “manicomi criminali”, strutture che in base alla legge avrebbero dovuto chiudere il 31 marzo 2015 ma la cui vita, in molti casi, è stata prorogata in attesa che le nuove strutture previste (le “Rems”, Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) vengano effettivamente realizzate e rese operative.

Se ne è parlato al Salone del Libro di Torino, giovedì 14 maggio, in un incontro organizzato da Bruno Mellano, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte.

"Dobbiamo continuare a sostenere questo tipo di testimonianze, oggi è sempre più difficile realizzare reportage simili, il fotogiornalismo non fa più notizia", ha spiegato Ferrero.

In Italia nel 2015 erano ancora sei gli O.P.G.: Montelupo Fiorentino, Aversa (in provincia di Caserta), Napoli, Reggio Emilia, Barcellona Pozzo di Gotto (in provincia di Messina) e Castiglione delle Stiviere (in provincia di Mantova), che è l’unico ad avere anche un reparto femminile ed è competente territorialmente per i cittadini residenti in Piemonte. In totale, a marzo di quest’anno, risultavano internate 732 persone (76 donne e 656 uomini).

Tra i relatori dell'incontro Anna Greco del tavolo "Stop Opg": "Queste immagini parlano da sè, le fotografie di Max Ferrero hanno grande potenza comunicativa. Ciò che emerge da questo reportage sono le emozioni, le sofferenze anche fisiche degli ospedali psichiatrici. In queste strutture ci sono persone che hanno commesso delitti, ma anche chi si è macchiato di piccole illegalità. Non esistono differenziazioni nei trattamenti".

Le foto di Max Ferrero offrono uno spaccato sulla vita e la sofferenza dei pazienti detenuti, una realtà che, a trent’anni dalla Legge Basaglia che abolì gli ospedali psichiatrici non giudiziari, pochi conoscono e che occorre divulgare per giungere all’effettivo e definitivo superamento di queste strutture che sono, sotto molti punti di vista, anacronistiche.

"Oggi abbiamo preso coscienza di questi luoghi che offrono il peggio dell'assistenza ai pazienti - ha aggiunto Michele Miravalle dell'Università di Torino - oggi non basta più e dobbiamo passare all'azione. Non avremo più la scusa, tra qualche anno, di dire 'non sapevamo'. Bisogna passare dalla forma alla sostanza, non fermarsi all'apparenza e non cedere alla comunicazione della paura".

"C'è un dato su cui riflettere: il Piemonte ha numeri ristretti, si parla di 47 persone tra Mantova e Reggio Emilia. Nell'attesa della discussione sul da farsi, la magistratura di sorveglianza continua a mandare persone in misura di sicurezza negli Opg. Dieci casi nell'ultimo anno", ha concluso Mellano.