San Luigi di Orbassano

Il Consiglio regionale, nella seduta del 28 aprile, ha bocciato – con 25 voti contrari, 18 a favore, 2 astenuti (i consiglieri Andrea Appiano (Pd) e Alfredo Monaco (Scelta Civica) – la mozione n. 267, prima firmataria la vicepresidente del Consiglio regionale, Daniela Ruffino (FI), sulla difesa e la valorizzazione dell’ospedale San Luigi di Orbassano. Il documento chiedeva di “trasformare il San Luigi di Orbassano in un vero hub, alla luce del territorio che su di esso gravita e degli spazi a disposizione, degli investimenti attuati, delle strutture quasi ultimate e di quelle in costruzione, delle specialità già presenti e di quelle accreditate”. Respinto anche l’ordine del giorno n. 271, primo firmatario Gianluca Vignale (FI), per il mantenimento delle attività di laboratorio al San Luigi, con 19 astenuti, 10 contrari e 16 voti favorevoli. La maggioranza, dopo un lungo dibattito iniziato nella scorsa seduta, ha dunque confermato la scelta dell’esecutivo di piazza Castello, che con delibera di Giunta ha mantenuto al Mauriziano il Dea di II livello, declassando il San Luigi a Dea di I livello.

“La decisione è assunta – ha infatti dichiarato in Aula l’assessore alla Sanita Antonino Saitta – e non siamo disponibili a rivederla. La delibera è coerente con il Patto della Salute e ci ha consentito di ottenere dal ministero le deroghe al blocco delle assunzioni. Il nostro obiettivo è quello di liberare risorse per investire sulla salute dei cittadini. Tra la prima e la seconda delibera abbiamo rafforzato il Dea del San Luigi in funzione della sua caratterizzazione, sulla quale ora lavoreranno i nuovi direttori, in stretto contatto con il territorio”.

Molti gli interventi dei consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione.
“La scelta di collocare il Dea di II livello al Mauriziano piuttosto che al San Luigi – ha sostenuto Vignale – ha due limiti. Il primo: le due strutture sono comparabili, non possiedono tutte le specialità che la normativa nazionale prevede e non raggiungono il numero minimo di passaggi al pronto soccorso. È chiaro quindi che la scelta non è di tipo tecnico. Il secondo limite è geografico. La provincia di Torino avrebbe dovuto avere tre Dea di II livello: le Molinette, baricentrica, il San Giovanni Bosco, che serve l’area di Torino Nord e guarda verso il canavese, e il San Luigi, che avrebbe coperto le valli di Susa e il pinerolese, per erogare un servizio tempestivo e completo. Ma la scelta è stata quella del Mauriziano, che dista solo un chilometro dalle Molinette, e che noi riteniamo sbagliata. Lo spostamento del laboratorio analisi dal San Luigi al Mauriziano è solo la prima conseguenza di questa scelta”. “Il quadrante ovest della provincia di Torino non ha un hub – ha sottolineato Appiano (Pd), che sulla mozione n. 267 si è astenuto – e il rischio è che tutti gli investimenti infrastrutturali fatti al San Luigi oggi risultino sovradimensionati. Apriamo un tavolo, che coinvolga l’università, i nuovi direttori, la parte politica, gli operatori, per tracciare la nuova mission dell’ospedale, punto di riferimento del territorio”. “Quello che deve interessare – ha invece dichiarato Alfredo Monaco (Scelta Civica) - sono i servizi ai cittadini, che devono essere erogati in maniera efficace ed efficiente. Occorre sicuramente sostenere il San Luigi ma non dobbiamo alimentare il fuoco della protesta”. “La zona sud-ovest di Torino – ha sostenuto Stefania Batzella (M5S) – con il suo bacino di 600 mila abitanti risulta così fortemente penalizzata dal punto di vista sanitario. Non sempre, poi, accorpando specialità si raggiungono economie di spesa, ma non vorremmo che in questo caso ci possano essere invece aumento di costi”.
Per il vicepresidente Nino Boeti (Pd) “per i cittadini non cambierà nulla, quello che conta non è la targa apposta sugli ospedali ma i servizi alla popolazione, la diminuzione delle liste di attesa, le nuove assunzioni, la qualità dei servizi”. “Chiediamo che le valutazioni sul mantenimento di ospedali e specialità – ha chiesto Davide Bono (M5S) - vengano effettuate sulla base delle performance e che la riforma non sia solo meramente ragionieristica per far quadrare i conti ma tenga conto della qualità dei servizi. Occorre poi fare chiarezza perché il personale, non solo del San Luigi ma di molte strutture sanitarie, è molto preoccupato a causa della carenza di informazioni”. “Ci auguriamo – ha concluso Ruffino – che al San Luigi non sia stato nominato un commissario liquidatore ma sarà il tempo a dircelo. Rilevo come non ci sia stato sufficiente ascolto e che quando l’attuale maggioranza era all’opposizione sosteneva tesi contrarie a quelle che oggi ho sentito in Aula. Prendo atto che si è cambiata idea, ma chiedo che venga ascoltato il Comitato difesa del San Luigi e che si apra un tavolo tecnico per ridefinire la mission dell’ospedale San Luigi di Orbassano”.