Dibattito sull'assistenza territoriale

Un nuovo piano che rafforzi l’assistenza sul territorio, attraverso l’istituzione delle aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e le unità complesse di cure primarie (Uccp), riducendo il ricorso all’ospedalizzazione impropria. Il documento della Giunta, sul quale saranno avviate le consultazioni con i territori, è stato illustrato in Aula nei suoi principi di base dall’assessore alla Sanità, Antonio Saitta. “Un piemontese su tre si reca al pronto soccorso in un anno e il 90% circa dei passaggi è rappresentato da codici bianchi e verdi, un segnale dell’inappropriatezza della risposta alle esigenze dei pazienti”, ha affermato Saitta. “Allo stesso tempo l’80% circa degli anziani ultrasettantenni dopo il ricovero ospedaliero fa ritorno a casa perché non c’è offerta adeguata di continuità assistenziale. Per definire un nuovo modello organizzativo di assistenza territoriale è necessario disporre di un distretto forte, che si occupi della committenza e gestione dei servizi, con un budget certo e definito, e a cui afferiscano sia le Asl responsabili dei servizi sanitari sia i Comuni che in forma associata sono responsabili della gestione dei servizi sociali, affinché ci si prenda carico del paziente in modo globale”.

Saitta ha ipotizzato una dimensione per ogni distretto compresa fra gli 80mila e i 150mila abitanti, coincidente con l’ambito territoriale dei consorzi socioassistenziali, pur tenendo conto delle specificità delle aree montane e a scarsa densità abitativa. Il documento prevede anche di ridefinire le strutture complesse delle aziende sanitarie - oggi pari a 543 fra amministrative (257) e sanitarie (286) - che non potranno essere in totale più di 318.

Durante il dibattito generale il capogruppo M5S, Giorgio Bertola, ha lamentato la scarsa trasparenza relativa al documento, trasmesso ai consiglieri solo su sollecitazione del suo gruppo, mentre nel merito ha auspicato un maggiore dettaglio sulla programmazione della rete di assistenza territoriale dopo la fase delle consultazioni.
La consigliera Angela Motta (Pd) ha messo in luce l’importanza del lavoro con i medici di medicina generale e, dato il valore strategico dei distretti, ha chiesto l’individuazione dei loro direttori fra persone di alta competenza.
“Non comunichiamo in modo fuorviante – ha commentato il consigliere GianLuca Vignale (Fi) – poiché attualmente nel bilancio della Regione non esistono risorse per rivedere l’offerta della medicina territoriale e domiciliare, così come per altri servizi. Potremo annunciare questa programmazione solo quando avremo le disponibilità per attuarla”.
Il consigliere Andrea Appiano (Pd) ha invece sollecitato la definizione di distretti omogenei a livello regionale per garantire un’offerta di servizi altrettanto omogenea e ha richiesto un riferimento ai punti di primo intervento “che spesso possono essere una soluzione nelle aree geograficamente difficili da raggiungere rispetto ai presidi ospedalieri”.
“Apprezzo il lavoro complesso compiuto dalla Giunta e ribadisco che l’indirizzo generale della sanità deve essere improntato al tema della sicurezza”, ha affermato il capogruppo di Scelta civica Alfredo Monaco. “Bisogna inoltre creare meno strutture complesse possibili sul territorio per evitare strutture ridondanti”.
“La programmazione sanitaria spetta al Consiglio regionale e non alla Giunta mentre voi andate avanti a delibere”, ha commentato il consigliere Davide Bono (M5S), che ha giudicato piuttosto vaga la bozza della delibera, soprattutto nei tempi di applicazione e sulle risorse umane ed economiche da impiegare.
Al dibattito sono intervenuti anche i consiglieri Paolo Allemano (Pd), Stefania Batzella, Gianpaolo Andrissi, Mauro Campo (M5S) e Gianna Gancia (Lega Nord).
Nella replica l’assessore Saitta ha ricordato che la Regione sta affrontando il piano di rientro e che ha grandi limiti, “ma siamo una maggioranza che ha la presunzione di governare ed è disponibile ad accogliere l’apporto di tutti. Sta infatti partendo il confronto con gli operatori del settore e contiamo di arrivare all’approvazione definitiva della delibera entro giugno”.

I fatti in breve

  • L'assessore alla Sanità, Antonio Saitta, ha illustrato all'Aula i principi del nuovo piano di organizzazione dei servizi di assistenza territoriale.
  • L'obiettivo è quello di rafforzare i servizi di cure primarie riducendo il ricorso all'ospedalizzazione impropria.
  • Nel nuovo modello organizzativo il distretto ha una funzione centrale di definizione e gestione della rete dei servizi.

Dichiarazioni

"Per definire un nuovo modello organizzativo di assistenza territoriale è necessario disporre di un distretto forte, che si occupi della committenza e gestione dei servizi, a cui afferiscano sia le Asl responsabili dei servizi sanitari sia i Comuni che in forma associata sono responsabili della gestione dei servizi sociali, affinché ci si prenda carico del paziente in modo globale”, ha affermato l'assessore Saitta.

Il consigliere Andrea Appiano (Pd) ha sollecitato la definizione di distretti omogenei a livello regionale per garantire un’offerta di servizi altrettanto omogenea e ha richiesto un riferimento ai punti di primo intervento “che spesso possono essere una soluzione nelle aree geograficamente difficili da raggiungere rispetto ai presidi ospedalieri”.

“Non comunichiamo in modo fuorviante – ha commentato il consigliere GianLuca Vignale (Fi) – poiché attualmente nel bilancio della Regione non esistono risorse per rivedere l’offerta della medicina territoriale e domiciliare, così come per altri servizi. Potremo annunciare questa programmazione solo quando avremo le disponibilità per attuarla”.

“Apprezzo il lavoro complesso compiuto dalla Giunta e ribadisco che l’indirizzo generale della sanità deve essere improntato al tema della sicurezza”, ha affermato il capogruppo di Scelta civica Alfredo Monaco. “Bisogna inoltre creare meno strutture complesse possibili sul territorio per evitare strutture ridondanti”.

“La programmazione sanitaria spetta al Consiglio regionale e non alla Giunta mentre voi andate avanti a delibere”, ha commentato il consigliere Davide Bono (M5S), che ha giudicato piuttosto vaga la bozza della delibera, soprattutto nei tempi di applicazione e sulle risorse umane ed economiche da impiegare.