Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

Startup innovative in Piemonte

Foto del comunicato stampa Con il termine “startup” si identifica la fase iniziale per l'avvio di una nuova impresa, cioè quel periodo nel quale un'organizzazione cerca di rendere redditizia un'idea attraverso processi ripetibili e scalabili. Nella maggior parte dei casi il termine viene usato per indicare la fase di avvio di aziende nel settore internet o tecnologie dell'informazione, anche se oggi il concetto di startup si è esteso ad aziende di vari ambiti.
Del loro impatto sul tessuto economico piemontese e delle norme per regolarle si è parlato nell'incontro che si è tenuto a Palazzo Lascaris, mercoledì 1 aprile, organizzato dall'associazione Idea.To.
“Ho ritenuto fondamentale organizzare questo momento di confronto per poter mettere intorno a una tavola rotonda i principali attori del mondo delle startup. Solo attraverso il confronto tra i protagonisti del settore si potranno attivare politiche industriali e strategie d'investimento utili”, ha spiegato il consigliere regionale Raffaele Gallo (Pd). “Il nostro primo provvedimento sullo sgravio Irap è stato impugnato dal Governo, ora ci riproviamo con una nuova norma in finanziaria”, ha concluso.
Il preside del dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Torino, Piercarlo Ravazzi, ha fornito un quadro generale dell'Italia in relazione con altre realtà: “La recessione del 2008 ha influito negativamente sulla nascita delle nuove imprese nel nostro paese, che hanno un tasso di 'mortalità' molto alto. Solo il 5% delle nuove imprese sono riuscite a trasformarsi da micro a Pmi. Gli Usa erogano fondi giganteschi a fronte di un tasso di successo simile al nostro, per questo sono necessari fondi pubblici e privati ancora maggiori. Le imprese che hanno ottenuto almeno 20 mila euro dalle banche sono sopravvissute in percentuale doppia rispetto alle altre”.
Di “bicchiere mezzo pieno” ha parlato Marco Cantamessa, presidente e amministratore delegato di I3P, l'incubatore del Politecnico di Torino: “Le startup ci salveranno per forza, altrimenti non c'è speranza. Anche le grandi imprese di oggi sono state startup ieri. Negli Usa questo tipo di imprese crea tre milioni di nuovi posti di lavoro, mentre la grande impresa ne perde uno. In Italia nel periodo 2002-2011 le startup creavano due posti di lavoro per ogni lavoro perso nelle altre imprese. Il nostro paese ha diversi problemi: basso tasso di crescita, scarso appeal del tema innovazione, stoffa imprenditoriale. In Silicon Valley c'è più cattiveria, da noi c'è la sindrome degli sconfitti”.
Esempi concreti sul processo di vita di una startup sono stati portati da Valentina Parenti, cofondatrice di Gammadonna: “Ci siamo messi alla ricerca dei “modelli imprenditoriali emergenti”: nuove modalità di fare impresa, in cui l'innovazione si coniuga con la capacità di lavorare in squadra, di attivare reti e relazioni di business trasversali, di utilizzare le tecnologie più avanzate, con un ritorno alla centralità delle persone, delle loro competenze e della loro creatività. Il problema del paese è tutto ciò che non agevola lo sviluppo di ogni tipologia di impresa: burocrazia, fiscalità, carenza di cultura imprenditoriale, arretratezza tecnologica. A dispetto del fatto che ci si consideri un paese avanzato, il wifi è più presente nei 'chiringuitos' dei paesi centroamericani che in centro a Torino. Compito delle istituzioni è rimuovere tutti questi ostacoli”.
Durante il convegno è intervenuto anche Riccardo Rosi, vicedirettore dell'Unione Industriale di Torino.

fmalagnino