Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

Mostra nella ricorrenza dei 100 anni

Foto del comunicato stampa “Diamo il via al ricordo dei cento anni dall’inizio della Grande Guerra, la prima che vide l’utilizzo dei carri armati e dei sommergibili, oltre che l’immane sacrificio di tantissimi soldati, molti dei quali vennero spediti al fronte e lì vi morirono senza sapere nemmeno per quale motivo. Fu il conflitto delle disumane condizioni di vita nelle trincee e delle disfatte, la più celebre fu quella di Caporetto, ma dai capovolgimenti degli scenari bellici nacque poi la nostra vittoria”.
È stato questo l’incipit di Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, nell’intervento che ha aperto l’inaugurazione della mostra “Cimeli dal fronte. Gli oggetti che parlano della Grande Guerra”. L’evento, che si è svolto mercoledì 28 gennaio a Torino presso la Biblioteca della Regione Piemonte, rappresenta, nel centenario dell’entrata in guerra dell’Italia durante il primo conflitto mondiale, un doveroso omaggio a una delle pagine più terribili ed eroiche del Novecento.
È stata questa la motivazione che ha spinto il Consiglio regionale del Piemonte, insieme al Centro studi Piemontesi, a ideare l’evento.
“Il ricordo dei caduti piemontesi e dell’esito vittorioso della Prima guerra mondiale attraversa ogni giorno Torino, le vive accanto. Non appena giunge l’oscurità, dall’alto del Colle della Maddalena il ‘Faro della Vittoria’ lancia a 360 gradi, con i suoi lampi di luce, un appello alla memoria. Ricordiamo anche un giovane principe sabaudo, Umberto di Savoia Aosta caduto ventinovenne sul Monte Grappa, nel 1918”, ha puntualizzato lo storico Gustavo Mola di Nomaglio.
“I cimeli sono di diversi corpi militari: Fanteria, Aviazione, Artiglieria, Carabinieri e Alpini, e via dicendo. Tra gli oggetti più curiosi e suggestivi esposti si possono menzionare delle lanterne che venivano innestate nei fucili, dei bossoli lavorati dai soldati nelle trincee per passare il tempo, delle bussole e foto di soldati in trincea e di aerei abbattuti, simboli di un periodo davvero difficile e triste per il mondo intero”, ha fatto notare il collezionista Mauro Giacomino Piovano.
In esposizione sono presentati, in particolare, gli equipaggiamenti e le armi dei soldati italiani e una piccola parte di oggetti appartenuti al “nemico”, i soldati austriaci e tedeschi.
Copricapo, sciabole, baionette, pugnali, fregi, medaglie sono stati conservati dagli eredi dei reduci, che purtroppo vissero questo conflitto e che riuscirono a tornare a casa, spesso in precarie condizioni, conservando (non senza l’orgoglio di avere servito il proprio paese) il ricordo di un’esperienza terribile che è giusto ricordare soprattutto per evitare che si ripeta. Quasi tutti provengono da famiglie piemontesi. Anche il Piemonte, terra di cui erano originari molti degli alti comandanti del Regio Esercito, pagò infatti il suo tributo di morti, in massima parte soldati semplici strappati dalle campagne e dal lavoro nelle fabbriche e mandati a combattere al fronte dalla ferocia di una guerra senza confini.

mbocchio


La galleria fotografica

Il catalogo della mostra

I prossimi appuntamenti sulla Grande Guerra