Consiglio Regionale del Piemonte

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Lavori in Commissione, 27 ottobre

Foto del comunicato stampaLa Commissione approva il taglio delle indennità e delega la Giunta regionale per la rinegoziazione del disavanzo

Si sono conclusi in tarda serata i lavori della Commissione Bilancio, presidente Vittorio Barazzotto, per riuscire a licenziare, con voto unanime, il taglio delle indennità ai consiglieri, pronto per la seduta d’Aula di domani, 28 ottobre.
La riduzione delle indennità dei consiglieri e assessori regionali sarà del dieci per cento a decorrere già dal prossimo mese di novembre, con un risparmio previsto di 803 mila euro annui.
È quanto prevede la proposta di legge presentata dall’Ufficio di presidenza di Palazzo Lascaris, primo firmatario il presidente Mauro Laus.
La riduzione vuole essere un primo avvio del percorso di contenimento dei costi, in quanto l’obiettivo finale è l’equiparazione del trattamento economico dei membri del Consiglio con l’indennità del sindaco del capoluogo regionale, a seguito della rivisitazione complessiva della normativa in materia.
La proposta del consigliere Giorgio Bertola (M5S) che prevedeva che il trattamento economico mensile spettante ai membri del Consiglio regionale si articolasse in indennità di funzione e rimborso delle spese, cancellando pertanto l’indennità, è stato licenziato con voto negativo.
Non è stata invece esaminata la proposta del consigliere Alfredo Monaco (Scelta civica), non presente in quel momento nella Sala dei Morando, che individuava un tetto massimo dell’indennità di carica di 24.000 euro lordi annui, con diminuzioni o maggiorazioni in base alle singole situazioni ocupazionali.
La Commissione aveva aperto i lavori dando parere favorevole sulla proposta di deliberazione della Giunta regionale che, in attuazione della recente legge regionale 12/2014, prevede il mandato per la rinegoziazione e ristrutturazione del debito regionale, secondo quanto previsto dagli accordi nazionali.
Intanto la Commissione aveva sospeso l’esame - in attesa di poter acquisire tutti i pareri legali circa la tutela di diritti acquisiti - delle due proposte di legge sui vitalizi degli ex consiglieri regionali.
Quella presentata dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale (primo firmatario il vicepresidente Nino Boeti) recepisce i contenuti dell’ordine del giorno approvato dalla Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative per disporre di un quadro omogeneo a livello nazionale. Prevede, in particolare, che per il triennio 2015-17 la riduzione temporanea dei vitalizi sia pari al 6% dell’importo per vitalizi fino a 1.500 euro, del 9% fino a 3.500 euro, del 12% fino a 6.000 euro e del 15% oltre i 6.000 euro. E stabilisce - inoltre - che a decorrere dall’entrata in vigore della legge regionale, l’assegno vitalizio competa ai consiglieri cessati dal mandato che abbiano compiuto sessantacinque anni di età e che abbiano corrisposto il contributo per un periodo di almeno cinque anni di mandato.
Il documento di Davide Bono (M5S) vuole la soppressione, in via definitiva, della corresponsione e dell’erogazione dell’assegno vitalizio.
Attualmente in Piemonte ci sono 170 consiglieri regionali che godono di un vitalizio e la spesa complessiva annua è di circa 8 milioni di euro.

Dimensionamento scolastico
La sesta Commissione, presidente Daniele Valle, ha licenziato a maggioranza durante la seduta del 27 ottobre, la proposta n. 7 “Atto di indirizzo e criteri per la programmazione e la definizione del piano regionale di dimensionamento delle Autonomie scolastiche piemontesi e per la programmazione dell’offerta formativa per l’anno scolastico 2015/2016”. Non hanno partecipato al voto Forza Italia e Fratelli d’Italia, contrario il Movimento 5 stelle. Per la Giunta è intervenuto l'assessore all'Istruzione Gianna Pentenero.
Il provvedimento sarà discusso in Consiglio regionale nella seduta di martedì 28 ottobre.
La Commissione Istruzione, sempre nella seduta del 27 ottobre, ha proseguito il lavoro di discussione e analisi della proposta numero 8, “Norme sull’istruzione, il diritto allo studio e la libera scelta educativa”. In particolare, si è parlato della questione legata al buono scuola e ai criteri per l’assegnazione, a fronte delle minori disponibilità sul capitolo di spesa.

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