Il Garante dei detenuti


Foto del comunicato stampa Eventi nazionali e regionali della comunità penitenziaria piemontese, per costruire sempre più le relazioni tra la comunità esterna e quella dentro le mura, coinvolgendo anche il mondo delle imprese.

È stato questo il tema della conferenza stampa tenutasi il 2 ottobre 2014 a Palazzo Lascaris e promossa da Bruno Mellano, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, con il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus.
Sono intervenuti Claudio Sarzotti dell’associazione “Antigone”, Elena Saglietti per “Vale la pena” e Dino Tessa della fondazione “Casa di carità arti e mestieri”.

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I fatti in breve

  • Lo scorso luglio, per la prima volta, sono stati resi pubblicati online i dati ufficiali del Ministero di Giustizia sulla popolazione detenuta del nostro paese: dalle statistiche si apprende che la comunità penitenziaria piemontese ha un’occasione più unica che rara da cogliere. I dati rivelano infatti che in Piemonte (con il Trentino, la Valle d’Aosta, la Sardegna e la Calabria) lo storico sovraffollamento delle strutture detentive è stato per ora superato. La rilevazione del 30 settembre segnala che, a fronte di una capienza regolamentare delle 13 carceri piemontesi fissata in 3.833 posti (a cui sottrarre 167 posti temporaneamente non usufruibili), la presenza effettiva registrata era di 3.551 detenuti, dunque - per la prima volta da anni - inferiore ai 3.666 posti al momento realmente disponibili.

Dichiarazioni

“Possiamo dire che il Piemonte è a pieno titolo un esempio da seguire nella gestione delle attività in carcere a favore del recupero dei detenuti: il Consiglio regionale ci ha creduto e continua a crederci, ponendosi come meta la valorizzazione dei progetti che sin qui hanno funzionato e contribuendo alla diffusione delle buone pratiche. Il Piemonte inoltre, può contare su un garante dei detenuti e questa non è una figura solamente simbolica, ma una realtà operativa grazie alla quale abbiamo l’ambizione di tenere la luce sempre accesa sulle condizioni di vita nelle nostre carceri e al tempo stesso su come in esse trovi sostanza il principio rieducativo della pena”, ha sottolineato Laus.

“In Piemonte, le istituzioni e la società civile, possono approfittare dunque di un’opportunità che altri non hanno: con carceri tornate ‘regolamentari’ per numero di detenuti ospitati, si può, e quindi si deve, rilanciare ed approfondire una collaborazione mirata a rendere la pena detentiva, laddove necessaria, utile ed efficace”, ha concluso Mellano.

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