Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

L'arte per la LIberazione

Foto del comunicato stampa In occasione delle celebrazioni del 25 aprile sono state inaugurate le ultime due opere della rassegna Vitrine – Alle radici della democrazia.
Presso il Museo Diffuso della Resistenza di Torino, è stato presentato il lavoro di Manuele Cerutti e, a Verbania Fondotoce, presso l’Associazione Casa della Resistenza, è stata esposta l’opera di Felipe Aguila.

L’evento nasce dalla proficua unione di due iniziative: Vitrine, promossa dalla GAM e finalizzata a dare visibilità alla ricerca artistica contemporanea sviluppata in Piemonte e Alle radici della democrazia, rassegna giunta alla sesta edizione, che il Consiglio Regionale realizza a Palazzo Lascaris in concomitanza con la Festa della Liberazione.
Il progetto congiunto di quest’anno vede protagonisti i cinque artisti selezionati dalla curatrice Anna Musini per l’edizione 2013 di Vitrine: Felipe Aguila, Alis/Filliol, Manuele Cerutti, Alessandro Quaranta e Driant Zeneli. Ciascuno è stato chiamato a realizzare un’opera inedita ispirata ai temi della memoria, della Resistenza e della Costituzione. I lavori sono esposti in contemporanea in cinque luoghi simbolo della regione.
Le opere di quest’anno si caratterizzano per una rielaborazione della memoria degli eventi storici filtrata dal ricordo personale: nelle opere coesiste il rimando alla fedele documentazione storica con una visione più poetica degli eventi, determinata dalla condivisione di alcuni valori fondanti della società.

Nel lavoro di Manuele Cerutti, attraverso l’osservazione degli oggetti, emergono spontanei interrogativi sul loro atteggiamento verso la staticità. Nel dipinto Partecipazioni II affiora in particolare una riflessione intorno alla verticalità che, dai tempi antichi, è simbolo della ricerca della perfezione, del divino, dell’eterno, di uno stato dell’essere sublimato. I legni e il bicchiere rappresentati si erigono verso l’alto e nel loro protendersi lineari si percepisce l’energia che racchiudono: affiora lo sforzo come un’autodisciplina interiore delle cose per tenersi in bilico ed evitare di cadere o di piegarsi. La scheggia di legno sotto il ceppo più grande sembra allo stesso tempo minare e accrescere la sua stabilità, fornendo una sensazione di precarietà e di necessità di destreggiarsi per rimanere saldi e lineari. Gli oggetti dipinti si aprono a uno sguardo universale. La verticalità fisica dei ceppi diviene metafora di un’attitudine etica e morale, un modo di agire e pensare che trova nella rettitudine l’affermazione della loro resistenza/esistenza.


Nell’installazione Strumento di protesta - Opera latinoamericana #1 Felipe Aguila mescola la memoria individuale e collettiva del suo paese, il Cile, le sue trasformazioni culturali, economiche, politiche e sociali.
L’artista cresce e si forma a Santiago dove la democrazia costituisce un tema e un valore sempre messo in discussione, in una realtà in cui la dittatura impone regole e costrizioni, ledendo la libertà del singolo individuo. La memoria di Felipe Aguila torna all’imposizione del coprifuoco e a quel silenzio che, durante la notte, veniva rotto dal suono dei cacerolazos, delle pentole e dei coperchi percossi: nelle case gli abitanti protestavano pacificamente trasformando gli utensili comuni della cucina in strumenti musicali capaci di emettere un suono per richiamare l’attenzione verso un disagio. I suoni delle pentole dialogavano tra loro da una casa all’altra di un quartiere, da un quartiere all’altro della città, in una discussione che assumeva la forza espressiva del ritmo musicale prodotto dagli strumenti di un’orchestra.

ecorreggia


Galleria fotografica