Consiglio Regionale del Piemonte

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Il feuilleton del calcio d’antan

Foto del comunicato stampa C’era un tempo, gli inizi del Novecento, in cui dire calcio voleva dire Piemonte, e in particolare quattro città, quelle del mitico Quadrilatero (Alessandria, Vercelli, Novara e Casale Monferrato), vera e propria fucina di campioni (Silvio Piola, Virginio Rosetta, Adolfo Baloncieri, Eraldo Monzeglio, Umberto Caligaris e Giovanni Ferrari, tanto per citarne alcuni) e di scudetti: 7 per la Pro Vercelli e uno per il Casale, esattamente cento anni fa dopo la vittoriosa finale contro la Lazio.
Luca Rolandi nel saggio “Quando vinceva il Quadrilatero. 1908-1928: gli anni d’oro del calcio piemontese” ripercorre quell’epopea: personaggi, moduli e ambiente.
La pubblicazione, edita da Bradipo Libri di Ivrea (To), è stata presentata il 30 gennaio 2013 a Torino, a Palazzo Lascaris sede del Consiglio regionale del Piemonte.
All’evento sono anche intervenuti Darwin Pastorin, noto giornalista sportivo italo-brasiliano, e l’ex calciatore Teodoro Lorenzo.
Il termine Quadrilatero venne usato le prime volte dai giornali sportivi fin dal lontano 1912, epoca in cui i sodalizi Nerostellati (Casale), Bianche casacche (Pro Vercelli), Azzurri (Novara) e Grigi (Alessandria) furono prevalentemente composti da giovani atleti locali, capaci di dare vita a vere e proprie scuole, come quella “mandrogna” che creò il mito di “Giuanin” Ferrari, l’Asso della Canarola, due volte campione del mondo con la Nazionale di Vittorio Pozzo (1934 e 1938) e vincitore del campionato italiano di Serie A per otto volte con le maglie di Juventus, Ambrosiana-Inter e Bologna.
La rivalità forse più forte è però quella tra Casale e Pro Vercelli, risalente a secoli addietro e non solo a livello calcistico: risale ai tempi del Medioevo quando veniva messo in palio il galletto di Sant’Andrea che ancora oggi aleggia sulla Cattedrale bicciolana. I vercellesi erano famosi per il gioco duro, mentre i Nerostellati, pur con il proprio campo piccolo e stretto, prendevano d’assalto qualsiasi avversario compresi gli allora fortissimi inglesi del Reading nella loro tounèe italiana.
Sette scudetti non sono pochi per la Pro, tanti quanti quelli di Roma, Lazio e Napoli messi insieme per intenderci, così come è leggenda aver regalato campioni anche alla Nazionale, che nell’amichevole vinta contro il Belgio per 1-0 nel 1913 schierò ben nove vercellesi nell’undici titolare.
Col passare degli anni la sorte di questa società ha finito per essere inesorabilmente segnata, addirittura i fallimenti, prima delle recenti resurrezioni di Novara e Pro Vercelli che hanno riassaporato i brividi della Serie A e della cadetteria.
Ma non è mai venuta meno la passione, ricordando le imprese che si intravedevano tra spesse coltri di nebbia, denominatore comune di quelle città.
E i tifosi più anziani non hanno mai dimenticato i racconti uditi dai loro padri: “Quand c’al giucava … a ta vdivi acmè ca la finiva!”, quando giocava …vedevi come finiva!”.

mbocchio

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