Consiglio Regionale del Piemonte

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Per l'autonomia delle Regioni

Foto del comunicato stampa Difendere l’autonomia e le prerogative delle Regioni, previste dalla Costituzione, contro le norme contenute nel decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali”. Questo lo scopo della seduta straordinaria dell’Assemblea regionale del 30 ottobre, sul tema “Difesa dell’autonomia e delle competenze delle Regioni” e richiesta dai gruppi Pdl, Misto Pensionati.
Il capogruppo del Pdl Luca Pedrale, illustrando i motivi della richiesta, ha sottolineato che “è necessario uno scatto d’orgoglio delle Regioni contro il centralismo di Roma, che sta attaccando pesantemente l’autonomia delle istituzioni e degli enti locali facendo leva sull’antipolitica”.
Carla Spagnuolo e Giampiero Leo (Pdl) hanno denunciato il rischio che le Regioni siano trasformate in burocrati dello Stato a scapito delle proprie funzioni costituzionali, e hanno dichiarato di non comprendere la tiepidezza con cui le stesse Regioni sembrano accettarlo.
Michele Formagnana (Gruppo Misto) ha osservato che “la ‘devolution’ del 2001 ha creato problemi tra competenze statali e regionali, che non potranno certo essere risolti dal decreto legge del Governo perché un tema così complesso non può trovare soluzione in fretta e furia al termine della legislatura”.
Per Aldo Reschigna (Pd) non è difendendo lo status quo che si tutela il regionalismo: “Abbiamo riserve sull’articolo 1 del decreto legge, relativo ai controlli preventivi, che verrà comunque riscritto, e siamo favorevoli all’articolo 2. Contro ogni centralismo è importante pensare ‘glocal’ perché la sfida futura del regionalismo passa attraverso un’autoriforma in grado di ridurre le distanze tra istituzioni e cittadini”.
Michele Marinello (Lega Nord) ha affermato che “la Costituzione non è un dogma e la Lega non difende la carta ma i principi che condivide di quella carta. Il decreto legge del Governo è inaccettabile perché cancella in un colpo solo e senza dibattito il decentramento, l’autonomia delle Regioni e il federalismo. Occorre ripartire dai territori e dalle amministrazioni locali perché di lì ha origine la democrazia partecipata”.
Per Andrea Buquicchio (Idv) una riforma è comunque necessaria perché “quella del 2001, che l’Idv non ha votato, puntava al miglioramento dei servizi e alla riduzione delle spesa ma non ha conseguito gli effetti sperati: in dieci anni tributi e imposte regionali sono aumentati del 50% ma non altrettanto i servizi. Le difese d’ufficio dello status quo sono destinate a cadere nel vuoto e serve un’autoriforma”.
Angelo Burzi (Progett’Azione) ha sottolineato che “oltre a essere incostituzionale perché mette tutti gli atti delle Regioni sotto la lente della Corte dei conti, il decreto legge fa sentite la classe politica correa di chi ha gestito male i soldi pubblici. Io posso sentirmi corresponsabile dei problemi che hanno afflitto la Regione nell’ultimo decennio, ma non correo”.
Per Monica Cerutti (Sel) “la riforma necessaria dovrebbe essere omogenea e puntare a far riottenere credibilità alla politica senza seguire facili consensi. La situazione è difficile ed è sotto gli occhi di tutti: i trasferimenti statali non arrivano più, i Comuni e gli enti locali si stanno progressivamente impoverendo anche a causa di scelte discutibili come l’abolizione dell’Ici, che hanno danneggiato fortemente le fasce più deboli dei cittadini”.

ctagliani