Consiglio Regionale del Piemonte

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La questione tibetana in Consiglio

Foto del comunicato stampaIl Primo ministro del Governo tibetano in esilio, Lobsang Sangay, è giunto a Torino per la visita organizzata dall’Associazione per il Tibet e i diritti umani, presieduta da Giampiero Leo e dai vicepresidenti Gianna Pentenero e Antonello Angeleri.
Lobsang Sangay, “erede politico” del Dalai Lama, è stato eletto dai tibetani in esilio nel 2011 dopo che il loro Parlamento, attualmente in esilio a Dharamshala (India) ha modificato la loro Carta costituente che attribuiva al Dalai Lama la guida politica, oltre che spirituale del popolo di Lhasa.
Dopo la conferenza stampa e l’incontro con l’ Ufficio di presidenza, il programma ha vissuto il momento di maggior intensità nell’Aula di Palazzo Lascaris con i consiglieri regionali, le autorità e i rappresentanti della Comunità tibetana in Italia.
Nelle tre occasioni, il premier tibetano si è soffermato sulla situazione del rispetto dei diritti umani in Tibet da parte della Cina, del “dialogo” con le autorità di Pechino e in particolare del tragico fenomeno delle auto immolazioni che continuano a verificasi anche in queste ore in Tibet.
Sono soprattutto i monaci buddisti a darsi fuoco, come forma di lotta non violenta: sino ad oggi a produrre un così estremo gesto sono stati in 59, 48 dei quali sono purtroppo tragicamente deceduti.
“Il Consiglio regionale è da sempre sensibile alla questione tibetana, seguendo con attenzione gli sviluppi della ricerca instancabile dei valori di libertà e di democrazia da parte dei popoli orientali. A livello umanitario resta una delle emergenze più gravi al mondo”, ha sottolineato il presidente Valerio Cattaneo.
“Questa visita si propone di promuovere ulteriori iniziative di sensibilizzazione affinché la popolazione tibetana sia messa nelle condizioni di poter vivere liberamente nella propria nazione. Noi dobbiamo fare scelte giuste, non ciniche perché dominate dagli interessi economici con la Cina, ma profonde, ovvero rispettose dei diritti umani”, ha ribadito Leo.
“La felicità che deriva dalla ricchezza materiale e dal potere non è quella vera. Quella che arriva dalla compassione e dall’amore è la felicità. La cultura del popolo tibetano è la pace, non solo per i 6 milioni di tibetani ma perché sia diffusa in tutto il mondo”, ha voluto sottolineare Lobsang Sangay.
Parlando specificatamente della situazione politica, il Primo ministro ha affermato: “Noi non vogliamo sfidare la Cina, ma solo aprire un dialogo con cui rivendicare i nostri diritti e la nostra autodeterminazione”.
Ai tre momenti sono intervenuti anche i consiglieri regionali: Fabrizio Biolè, Roberto Boniperti, Luigi Cursio, Franco Maria Botta, Marco Botta, Michele Formagnana, Lorenzo Leardi, Angiolino Mastrullo, Augusta Montaruli, Massimiliano Motta, Giovanni Negro e Roberto Tentoni; Gianni Vernetti, vicepresidente intergruppo parlamentare Tibet; Mariacristina Spinosa, assessore Pari opportunità del Comune di Torino; Bruno Mellano dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta; Silvio Viale, consigliere del Comune di Torino; Carmelo Palma, ex consigliere regionale del Piemonte; e le varie associazioni che in Italia rappresentano il Tibet.

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