Consiglio Regionale del Piemonte

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Le catene dei Savoia

Foto del comunicato stampa “Un volume che, attraverso le storie di condannati, giustiziati, donne di malaffare e borbonici vuol provare a dissipare alcuni luoghi comuni per offrire una visione più aderente alla realtà sul quadro sociale e carcerario degli anni in cui i ‘miserabili’ si riversavano su Torino dalle campagne, facendo dei portici le proprie case”.
Con queste parole Juri Bossuto ha introdotto il 25 ottobre a Palazzo Lascaris - sede del Consiglio regionale del Piemonte - la presentazione del volume Le catene dei Savoia, scritto con Luca Costanzo ed edito da Il punto.
All’incontro - moderato da Massimo Montà - è intervenuto, con gli autori, il professore di Filosofia del diritto Claudio Sarzotti della Facoltà di Giurisprudenza di Torino.
Il libro prende spunto da quando - una domenica mattina del 1814 - Giulia di Barolo ode le imprecazioni provenienti dalle carceri Senatoriali e vi entra per osservare le pietose condizioni di vita in cui i detenuti scontano le proprie pene. La vista delle donne e degli uomini custoditi nella prigione le cambia la vita per sempre, consegnandola a quell'“oscuro mondo” per portarvi un po' di luce.
“In quello stesso anno - sottolinea Costanzo - a Fenestrelle i piemontesi riprendono il possesso del Forte e la più grande fortezza d’Europa si trasforma in luogo carcerario in cui rinchiudere forzati, discoli, prigionieri politici e giovani da correggere su invio parentale”.
“Forse è ancora in quel medesimo anno - conclude Sarzotti - che s’inizia a guardare alla realtà carceraria sabauda per costruire i primi, timidi, progetti di riforma”.
Il volume permette di confrontare nomi, vicende, luoghi e date. E di tentare un raffronto tra direttori carcerari e comandanti di fortezze, aventi a cuore le sorti dei loro detenuti seppur nei panni di rigidi carcerieri, e le scelte della classe dirigente monarchica pedemontana, sempre a metà strada tra futuro e passato remoto.

ctagliani