Consiglio Regionale del Piemonte

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Berlino, ciò che resta del Muro

Foto del comunicato stampa Il principale momento del viaggio studio a Berlino dei 40 studenti piemontesi, organizzato dalla Consulta europea del Consiglio regionale del Piemonte, è stato quello al Memoriale del Muro. Per 28 anni ha brutalmente diviso la città. Sono state disgregate famiglie, uccise persone, durante la guerra fredda il confine tra l’Est e l’Ovest, tra i due sistemi, si snodava attraverso strade e palazzi. Prima della costruzione del Muro, avvenuta nel 1961, tre milioni di uomini erano fuggiti dalla Germania Est socialista verso la libera Berlino.
I resti del Muro, soprattutto della famigerata “zona della morte”, l’area compresa tra il bastione di cemento precompresso alto quattro metri e una seconda barriera nelle retrovie, hanno profondamente colpito i giovani studenti.
Paolo Manghera, del liceo scientifico Gobetti di Omegna, ha parlato di “nascita di una nuova coscienza critica rispetto ad un dramma per noi ancora nuovo”.
“Sapevamo dell’orrore del nazismo, ma anche il comunismo ha tragicamente represso le libertà. Oggi nel mondo ci sono purtroppo ancora troppe dittature”, ha voluto puntualizzare Nicolò Pin, dell’Itis Lancia di Borgosesia.
Il Memoriale è la conservazione di un’area ancora intatta della divisione di Berlino. Si prova ancora la sensazione di camminare lungo il Muro scrutando invano la sua sommità sotto il cielo plumbeo delle giornate autunnali. Allora, solo gli uccelli passavano da una parte all’altra senza chiedere il permesso a nessuno.
Le sentinelle militari erano impegnate in giornalieri appostamenti con i loro teleobiettivi per scrutare e registrare i movimenti attorno a questa presenza muta, ma dominante; sono stati loro ad offrire il documento del quotidiano, la testimonianza dell’immobile gioco delle parti che si è protratto per oltre trent’anni, dividendo due mondi.
Uno dei momenti più toccanti si è registrato davanti all’esposizione delle fotografie delle persone, anche i bambini, che persero la vita durante i vari tentativi di fuga all’Ovest. Il caso più famoso fu quello di Peter Fechter, che fu ferito dalla Polizia confinaria di Berlino e lasciato morire dissanguato il 20 agosto 1962.
Elena Clara Maria Rossetti, del liceo Peano di Tortona, si è soffermata sul 1989: “E’ stato l’anno che ha cambiato la nostra storia moderna. Ci fu un qualcosa di fantastico, innescato dalla Glasnost e dalla Perestroika di Gorbaciov”.
Rebecca Riva, dell’istituto Majorana di Torino, ha confessato che la visita di questa porzione del Muro sopravissuta agli eventi gli ha stimolato questa riflessione: “E se anziché oggi, io fossi stata una ragazza murata viva nella Germania dell’Est di allora? Ecco perché noi siamo nati fortunati”.

mbocchio