Consiglio Regionale del Piemonte

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Liste d'attesa e servizi sociosanitari

Foto del comunicato stampa L’11 gennaio il Consiglio regionale si è riunito in assemblea aperta per discutere sul tema Liste di attesa nei servizi sociosanitari per le persone anziane, disabili, minori, con malattie mentali, dipendenti da sostanze stupefacenti. La seduta è stata richiesta - ai sensi dell’art. 53 del Regolamento - dal gruppo consiliare PD e le motivazioni sono state illustrate dal vicecapogruppo Stefano Lepri.
È aumentato il numero di iscritti alle liste d’attesa in tutto il Piemonte - ha detto Lepri - e sono saliti a 15 mila, oggi, gli anziani in lista d’attesa in provincia di Torino per un intervento domiciliare; erano 11 mila, nel settembre 2009, su tutto il territorio regionale. Solo a Torino circa 8.000 anziani, quasi il doppio rispetto a due anni fa, hanno superato le visite di valutazione e aspettano interventi di tipo residenziale o domiciliare. La situazione è sempre stata difficile ma la delibera della Giunta dell’aprile scorso ha di fatto bloccato una serie di interventi e la possibilità di prendere in carico nuovi soggetti creando una situazione paradossale in cui i posti ci sarebbero ma mancano le coperture economiche. Il blocco delle assunzioni, con conseguenti vuoti di organico, fa sì che i tagli vengano pagati soprattutto dagli utenti dei servizi territoriali. Il 2011 non si preannuncia facile e non possiamo tollerare che continui ad aumentare la forbice tra garantiti e non garantiti”.
L’assessore alla Sanità e alle Politiche sociali Caterina Ferrero ha dichiarato di essere disponibile al confronto.
È un dato di fatto - ha spiegato Ferrero - che il sistema va riorganizzato complessivamente, e non solo a livello regionale, e che la spesa sanitaria deve diventare sostenibile. Dal 2008 a oggi, per quanto riguarda le strutture per gli anziani non autosufficienti, il numero dei posti letto convenzionati è aumentato da circa 14 mila a oltre 16 mila. La Regione ha messo in campo tutte le risorse finanziarie possibili secondo i limiti previsti dal Patto per la Salute, con 400 milioni di euro a copertura del disavanzo sanitario ereditato e ha garantito lo stesso volume di risorse finanziarie del 2009 per il 2010, con oltre 171 milioni di euro previsti per il fondo indistinto agli enti gestori per le politiche per la famiglia, gli anziani e i disabili. Mi preme sottolineare che la delibera della Giunta di aprile non ha tagliato gli inserimenti nelle strutture ma ha posto una serie di paletti alle aziende per contenere il più possibile gli sforamenti, nettamente al di sopra di quanto la Regione potesse coprire”.

Gli interventi delle associazioni e degli operatori

Per gli Enti gestori sono intervenuti Anna Aburrà del Consorzio intercomunale socioassistenziale Int.es.a. di Bra (CN), Diego Brignoli del Consorzio dei servizi sociali del VCO, Daniela Celli del Consorzio intercomunale socioassistenziale di Rivoli (TO) e Mauro Lombardi del Consorzio intercomunale dei servizi socioassistenziali di Alessandria per denunciare l’incertezza in cui vivono i cittadini a causa dei tagli dei servizi e dell’allungarsi delle liste d’attesa. I posti di per sé non mancano, ma le famiglie non possono accollarsi una spesa di 3.000 - 3.500 euro al mese per pagare le rette dei ricoveri.
Per le cooperative hanno preso la parola Michele Assandri di Anaste, Anna Di Mascio di Legacoop e Luca Facta di Federsolidarietà per sottolineare che il 75% delle residenze convenzionate non ha sottoscritto il contratto di convenzione secondo lo schema tipo deliberato dalla Giunta nel 2009, da cui derivano sofferenze finanziarie per l’accesso al credito; che il sistema sta soffrendo per i ritardi nei pagamenti delle Asl; che i servizi sono distribuiti sul territorio a macchia di leopardo, in modo tale che solo alcuni cittadini vedono garantiti i propri diritti.
Per gli organismi di volontariato sono intervenuti Vincenzo Bozza, Maria Grazia Breda, Frida Tonizzo, Giuliano Maggiora del Csa, Alessandro Giordanengo del Cisa 12, Maurizio Bergia del Consorzio Monviso solidale, Tiziana Melo De Acetis di Angsa, Piergiorgio Maggiorotti di Fish Piemonte, Giuseppe Manzone dell’Avo, Fulvia Manfrino dell’Apistom, Carlo Maffeo del Forum del Volontariato ed Elisabetta Sasso del Tribunale per i diritti del malato per evidenziare una situazione quanto mai difficile. Hanno sottolineato che in Piemonte mancano 8 mila posti letto per la cura sociosanitaria degli anziani cronici non autosufficienti, chiesto l’intervento della Regione affinché i consorzi recepiscano ciò che prevede la legislazione regionale in merito ai livelli essenziali di assistenza, che sono un diritto dei cittadini e denunciato che - soprattutto per quanto riguarda la presa in carico dei malati di Alzheimer, dei malati di autismo e dei minori con problemi psichiatrici - si verificano notevoli carenze e ritardi.
Per le organizzazioni sindacali hanno preso la parola Adriano Ramello di Anpo-Ascoti-Fials, Riccardo Negrino della Cisl, Enrica Colombo della Cgil-Spi, per segnalare che il blocco delle liste d’attesa danneggia sia i malati sia i lavoratori: solo a Torino mancano almeno 2.000 posti letto per persone non autosufficienti e le restrizioni hanno provocato un dissesto dei servizi territoriali che ha provocato anche un aumento della disoccupazione degli operatori.

Gli interventi dei consiglieri

Fra i consiglieri di minoranza sono intervenuti: Nino Boeti, Gianna Pentenero, Mauro Laus (PD), Eleonora Artesio (FdS), Luigi Cursio (IdV), Giovanni Negro (UDC) e Davide Bono (5 Stelle).
Durante il governo Bresso il confronto con le associazioni era forte e vivo e si erano raggiunti risultati importanti - ha affermato Boeti -. Oggi non capiamo quali siano gli obiettivi e le priorità di questa Giunta anche nei confronti dei consorzi socio-assistenziali”.
La consigliera Pentenero ha lamentato che “le ultime delibere della Giunta operano un depauperamento dei servizi socio-assistenziali, che in questa regione erano qualificanti”, mentre il consigliere Laus ha sottolineato che “costa molto di più assistere in un pronto soccorso che fornire l’assistenza domiciliare. Il contenimento dei costi deve avvenire laddove ci sono gli sprechi e non dove c’è il diritto a vivere delle persone”.
Sulla opportunità economica dell’incremento dell’assistenza domiciliare si è espresso anche il consigliere Bono, affermando che “le risorse si trovano riducendo gli sprechi e non compiendo tagli. La programmazione e la prevenzione dovrebbero costituire i due punti cardine per il settore socio assistenziale”.
In Italia la spesa farmaceutica e per le apparecchiature è superiore a quella media dei Paesi europei - ha precisato il consigliere Cursio - e richiede risorse che non vengono quindi destinate all’accorciamento delle liste d’attesa”. Il consigliere Negro ha invece messo in luce “il problema delle case di riposo sul territorio che non sono convenzionate con le Asl”.
La consigliera Artesio ha annunciato: “Presenterò un ordine del giorno per chiedere di avere accesso ai dati sulla situazione delle liste d’attesa da parte delle Asl e proporrò un monitoraggio trimestrale. Nei piani di rientro è previsto che le aziende sanitarie abbiamo linee di programmazione dalla Regione. Ci sono però disposizioni che non vengono applicate e risorse che non vengono assegnate”.
Per la maggioranza hanno preso la parola i consiglieri Gian Luca Vignale, Giampiero Leo (PdL) e Antonello Angeleri (Lega Nord).
È impossibile coniugare maggiore spesa in sanità e riduzione del deficit - ha dichiarato il consigliere Vignale -. Si chiede efficienza alla sanità e così deve avvenire anche nell’assistenza socio-sanitaria. Un aumento del solo 1% della spesa corrisponde a quasi 100 milioni, oggi non presenti nelle casse regionali. Esistono però interi settori come minori e psichiatria dove si fa pochissima domiciliarità, che permetterebbe invece di risparmiare risorse”.
Il consigliere Angeleri ha affermato che “il sistema sanitario di Bresso è stato bocciato dai controlli contabili, non è possibile governare continuando a produrre debiti ed è indispensabile ridurre la spesa”, ed insieme al consigliere Leo ha sollecitato “un confronto franco e sereno con il mondo del volontariato”.
In particolare Leo ha proposto di “riaprire in tempi rapidi il tavolo territorio-Regione per il miglioramento dei servizi socio-sanitari e per garantire un aiuto concreto ai problemi degli anziani e delle persone che soffrono”.
L’assessore Ferrero ha concluso ribadendo che “è necessaria una riorganizzazione del sistema sanitario regionale che tenga conto di una maggiore razionalizzazione delle risorse a disposizione, al fine di mantenere e migliorare i livelli di assistenza prestati ai cittadini piemontesi abbattendo di conseguenza anche le liste d’attesa. Siamo interessati a ragionare con voi e con il Consiglio regionale sulle modalità per meglio orientare le risorse esistenti”.
Il confronto in Aula prosegue domani, mercoledì 12 gennaio, con una seduta straordinaria sul Piano sanitario regionale richiesta dai gruppi di minoranza.