Consiglio Regionale del Piemonte

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Un'esperienza positiva: gli Icam

La Legge del 21 aprile 2011, n. 62 (Disposizioni in tema di detenute madri) ha valorizzato il rapporto tra madri detenute e figli, con il riferimento a disporre la “custodia cautelare presso un Istituto a custodia attenuata per detenute madri”, indicato con l’acronimo ICAM.

Sulla carta sono 5 gli ICAM in Italia chiamati a far fronte alle esigenze detentive di madri con bimbi, potenzialmente fino ai 6 anni, che normalmente erano e sono “reclusi” nelle sezioni “nido” dei reparti femminili: Milano San Vittore, Venezia Giudecca, Cagliari, Lauro e quello piemontese realizzato nel complesso della Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” e ospitato in una palazzina dentro la prima cinta muraria ma esterna alla parte più detentiva del carcere torinese. A fine agosto erano 52 le detenute madri (di cui 27 italiane e 25 straniere) con 62 bambini al seguito (33 con le mamme italiane e 29 con le mamme straniere). Mamme e bimbi erano ristretti in 12 strutture penali: solo 4 erano appunto degli ICAM (a Cagliari non erano presenti mamme con bimbi) mentre 8 erano ancora le vecchie sezioni “nido” poste nei reparti femminili. A Torino, dove la capienza è di 11 mamme e 15 bimbi, si sono registrati nel corso del 2017 vari periodi in cui, per eccessiva presenza o per motivi di incompatibilità gestionali, si sono avute madri e bimbi collocati anche nella vecchia sezione “nido”, riaperta dopo un periodo di abbandono.

Le relazioni all’interno dell’ICAM non sono sempre facili. Vivere la genitorialità nel contesto detentivo e comunitario genera inevitabili tensioni: ad esempio, almeno in un caso nel corso dell’anno, si è reso necessario attuare il trasferimento di una mamma e dei suoi figli al padiglione femminile, al fine di evitare un inasprimento di tensioni. Le principali problematiche delle donne, prevalentemente Rom e Sinti, consistono in esigenze legate alla loro regolarizzazione anagrafica, difficoltà di contatto con il marito, con i figli fuori e con la famiglia d’origine, con l’avvocato, o nelle difficoltà ad accedere ai benefici previsti dalle leggi, soprattutto per le straniere senza fissa dimora. In generale si riscontra che le detenute hanno tutte necessità di lavorare per sostenere la famiglia all’esterno e oltre che per il desiderio di impegnare il loro tempo;

È garantita l’assistenza sanitaria necessaria attraverso il coinvolgimento della rete dei servizi materni infantili territoriali dell’ASL Città di Torino e dei medici del presidio sanitario presente in Istituto.

 

E’ attivo un protocollo d’intesa tra la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, la Città di Torino e l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna che assicura la possibilità ai bambini ospiti della struttura ICAM di frequentare l’Asilo Nido “Elvira Verde” e la Scuola dell’Infanzia di Via delle Primule 36. Nell'anno 2017, è stata sperimentata la permanenza dei bambini alla scuola dell’infanzia per tutta la giornata.

Inoltre è operativo un progetto di Servizio Civile Universale finalizzato a migliorare l’offerta educativa ai bambini oltre che a favorire la comunicazione e la conoscenza dei servizi pubblici a sostegno dell’amministrazione penitenziaria. L’Ufficio della Garante comunale ha effettuato un monitoraggio dell’effettiva applicazione delle norme che stabiliscono l’obbligatorietà delle vaccinazioni al fine delle frequenza delle attività didattiche. L’Associazione “Errata Corrige”, con il progetto “Botton Rouge”, raccoglie, attraverso donazioni, giochi che distribuisce in occasione delle festività natalizie e di altre ricorrenze significative durante l’anno.

E’ infine da sottolineare come, il 1° febbraio scorso, si è tenuta alla presenza del Capo del DAP, del Provveditore regionale e dei parenti, la cerimonia ufficiale di intitolazione dell’ICAM – Istituto a Custodia Attenuata per Madri di Torino - alla vigilatrice Maria Grazia Casazza, perita nel tragico incendio del 3 giugno 1989. Il fuoco che invase il braccio femminile del carcere delle “Vallette”, sviluppatosi da una catasta di materassi imprudentemente depositati sotto le finestre del reparto, causò la morte di 11 donne: lvana Buzzegoli, Rosa Capogreco, Maria Grazia Casazza, Paola Cravero, Lauretta Dentico, Lidia De Simone, Morsula Dragotinovich, Ediita Hrovat, Beatrice Palla, Rosetta Sisca (vigilatrice a cui è stata dedicata la struttura penitenziaria di Castrovillari in Calabria), Radica (Vesna) Traikovic.

Ogni occasione è preziosa per rilanciare una particolare attenzione, delle istituzioni, del territorio e del privato sociale, rispetto al ruolo ed al funzionamento di un “pezzo” importante e significativo della Casa Circondariale di Torino.

 

Bruno Mellano - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.