Consiglio Regionale del Piemonte

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Quando i numeri non dicono tutta la verità

Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa (Cpt), ha segnalato ufficialmente all’Italia la persistenza di un problema conosciuto: il sovraffollamento delle carceri italiane non è stato risolto perché molti istituti di pena operano ancora al di sopra della loro capacità. Lo stesso Comitato, contestualmente, denuncia anche numerosi casi di maltrattamenti.

Per rimanere al problema del sovraffollamento, il Cpt ribadisce - inoltre - che l'Italia deve rispettare gli standard che il Comitato ha fissato per lo spazio che ogni detenuto deve avere a propria disposizione in cella: sei metri quadrati di spazio vitale, esclusi i sanitari, in cella singola, e quattro metri quadrati in cella condivisa con altri.

Il Cpt, pur prendendo nota degli sforzi fatti dall'Italia per risolvere la questione del sovraffollamento dopo la condanna della Corte di Strasburgo (Torreggiani), nel rapporto sull'Italia redatto in base alla missione condotta nell'aprile 2016, osserva che i conti non tornano!

In effetti, al 31 agosto 2017, la popolazione detenuta italiana era di 57.393 unità su una capienza regolamentare di 50.501. Oltre 7.000 detenuti in più, ma non basta. Una postilla ai dati ufficiali del Dap (Dipartimento nazionale dell’Amministrazione penitenziaria) segnala che “il dato sulla capienza non tiene conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato”.

La questione non è di poco conto perché molti Istituti hanno celle, sezioni o addirittura interi padiglioni chiusi per lavori di restauro o in attesa di decisioni e/o di finanziamenti per il ripristino delle strutture.

In Piemonte nelle statistiche ufficiali a fine agosto c’erano 4.131 detenuti su una capienza regolamentare di 4.048 posti, ma questo dato è del tutto falsato da posti letto non attualmente disponibili. La Casa di reclusione di Alba, per esempio, è stata formalmente riaperta a luglio (e il conteggio dei posti albesi è stato inserito nella capienza complessiva piemontese) ma la struttura utilizzabile e utilizzata è solo quella di una palazzina a sé stante (di circa 35 posti) e non certo il corpo centrale del carcere ed i suoi 139 posti sulla carta. A Cuneo i due padiglioni vecchi (ex-Giudiziario e Cerialdo) sono chiusi, rispettivamente dal 2010 e dall’ottobre 2016, per cui la capienza effettiva non è quella indicata (427 posti), ma può contare su soli 192 posti reali nell’unico padiglione in uso, quello di recente costruzione. E così via, con un elenco che potrebbe continuare: in molti dei tredici istituti penitenziari piemontesi la realtà è diversa dalla rappresentazione dei numeri delle statistiche ufficiali.

Pur in presenza di questi dati, da leggere in controluce con le informazioni relative a “eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei”, registriamo in Piemonte le seguenti situazioni di sovraffollamento:

Casa circondariale di Vercelli del 131,60 %;
Casa circondariale di Ivrea del 130,96 %;
Casa circondariale di Verbania del 128,30 %:
Casa di reclusione di Asti del 117,87 %;
Casa di reclusione di Alessandria San Michele del 116,48 %;
Casa circondariale di Torino del 116,23 %.

Alla Casa circondariale di Cuneo, se si considerano i padiglioni chiusi, c’è un tasso di sovraffollamento record per il Piemonte (132 %).

I garanti piemontesi hanno formalmente, e in più occasioni, segnalato al Ministero di Giustizia la questione logistica come centrale e alla base di ogni credibile progetto trattamentale e di recupero. Confido, ora, che il nuovo responsabile del Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria per il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta, Liberato Guerriero, appena insediato, possa prendere in mano le questioni aperte e – soprattutto - essere messo in grado di intervenire, a cominciare da Alba, Cuneo, Vercelli e Torino.

Infine, si riapre la partita della quantificazione dello spazio vitale minimo da garantire a ciascun detenuto: le prescrizioni europee sono ben lontane dai parametri utilizzati per la valutazione fatta dall’Amministrazione penitenziaria. Su questo il ruolo dei garanti continua a essere di sollecito alla Magistratura di sorveglianza, che è chiamata ad applicare gli articoli 35bis e 35ter dell’Ordinamento penitenziario, introdotti appositamente dal legislatore italiano per evitare le accuse di detenzione inumana e degradante.

Bruno Mellano - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.