Consiglio Regionale del Piemonte

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Ragazzi dentro

Un detenuto padre di famiglia può dover scontare la propria pena in un carcere minorile?

La risposta è affermativa: è una conseguenza della Legge n. 117/2014 che stabilisce  che gli Istituti penali per minori accolgano “giovani adulti“ sino al compimento dei 25 anni di età, per scontare pene relative a reati commessi quando gli stessi erano minorenni. La legge comporta un altro apparente paradosso: un detenuto che ha già scontato una pena in un carcere per adulti si può trovare a dover scontare un’altra condanna al minorile.

Si tratta di alcuni degli interessanti spunti emersi durante la visita all’Istituto penale per i minori (Ipm) “Ferrante Aporti” di Torino, da me effettuata mercoledì 1° marzo, in accompagnamento della consigliera regionale e vicepresidente del Comitato per i diritti umani del Consiglio regionale Enrica Baricco, della garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Rita Turino e della garante dei detenuti della Città di Torino Monica Cristina Gallo.

Come emerso dal colloquio avuto con la direttrice dell’istituto, Gabriella Picco, la riforma del 2014 ha modificato profondamente la realtà del carcere minorile e, di conseguenza, ha imposto la necessità di approcci detentivi ed educativi differenziati, aumentando ancor più il lavoro degli operatori. Il Ferrante Aporti ospita ad oggi 34 persone, a fronte di una capienza di 46 posti (più due di isolamento sanitario). Di questi 34 soltanto 14 sono effettivamente minorenni, mentre 20 sono maggiorenni.

La maggioranza è costituita da stranieri, spesso di seconda generazione, come maghrebini, rom, albanesi, sudamericani, egiziani e senegalesi. La permanenza media degli ospiti è di 91 giorni (dati 2016) ed è in crescita (era di 70 giorni): dopo questo periodo la maggioranza entra in comunità sul territorio. Dalla comunità, tuttavia, non è raro il rientro in carcere per la commissione di reati o l’infrazione di regole, per un periodo più o meno lungo che costituisce il preludio a un nuovo ingresso in comunità. Fra gli ospiti minorenni sono molti a seguire corsi scolastici, da quelli base di alfabetizzazione (specialmente gli stranieri) sino alla scuola superiore, che in alcuni casi frequentano all’esterno, usufruendo di speciali permessi. L’attività dei maggiorenni è meno incentrata sull’apprendimento scolastico e più su attività lavorative, ricreative e sportive.  Alcuni ospiti lavorano all’interno dell’istituto in cucina, lavanderia o seguono corsi professionalizzanti di ceramica o cioccolateria, grazie al tutoraggio ed alla formazione fornite da associazioni e imprese del privato sociale.

Durante la visita abbiamo incontrato il nuovo comandante della polizia penitenziaria, figura lungamente assente nell’istituto torinese con comprensibili disagi e conseguenti problematiche sull’organizzazione interna. Il comandante ci ha raccontato che al minorile la sicurezza è garantita, nonostante alcuni episodi di tentata evasione, che sono però in diminuzione. Al momento il personale è formato da 26 agenti “turnisti” (di cui 5 donne), due ispettori e un sovrintendente, cui si vanno ad aggiungere 6 persone che svolgono attività amministrative. Il personale di polizia penitenziaria dei carceri minorili è specializzato in questa tipologia di detenuti ed ha seguito corsi specifici. Anche l’attività formativa è assicurata da 4 assistenti pedagogici e 4 insegnanti provenienti da CPIA (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti del Ministero dell’istruzione).

Tuttavia la carenza di personale è cronica, soprattutto negli istituti per minori del nord: il personale viene trasferito spesso di sede ma, alla lunga, fa richiesta di riavvicinamento al luogo di residenza. Il Ferrante Aporti dal 2010 è un istituto esclusivamente maschile. In Italia esiste un unico istituto dedicato alle donne ed è a Pontremoli (in provincia di Massa Carrara), mentre vi sono tre istituti con sezioni femminili che sia affiancano a quelle maschili. Ciò comporta una difficoltà nell’applicazione del principio di territorialità, vale a dire l’esecuzione della pena sul territorio di origine o di residenza, con ripercussioni negative sul mantenimento dei legami familiari e, in ultima analisi, sul percorso rieducativo e di reinserimento sociale. 

Si tratta di un problema non soltanto femminile: a Torino ben 62 ospiti, fra i 130 complessivamente transitati al Ferrante Aporti nel 2016, sono arrivati in seguito a decisioni di autorità giudiziarie esterne al territorio di competenza dell’istituto (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta).

Don Domenico Ricca, più noto come "Don Mecu", cappellano da oltre 35 anni al “Ferrante”, ci ha presentato alcune interessanti statistiche: la media delle presenze al minorile è in crescita e, nel 2016, si attestava a un numero di 40 ospiti; tra i reati commessi sono in forte diminuzione quelli legati a possesso e spaccio di stupefacenti e in aumento quelli contro il patrimonio o contro le persone. La maggior parte degli ospiti è seguita dai servizi sociali per minorenni del Ministero e svolge attività esterne al carcere. Per quanto riguarda le presenze in base all’età, sono in diminuzione gli ingressi di giovanissimi (14/15 anni), costanti quelli di età intermedia (dai 16 ai 18) e in forte aumento quelli dei cosiddetti  “giovani adulti”, che nel 2016 hanno rappresentato oltre la metà del totale. Notevole anche il numero degli stranieri (87 su 130 ingressi nel 2016).

Dai numeri e dalle analisi ai nomi ed alle facce che caratterizzano la popolazione del Ferrante Aporti: una mattinata al carcere minorile può dire molto alle istituzioni del territorio. L'istituto penale per minori è, infatti, un'efficace cartina di tornasole per capire le dinamiche sociali della città, del Paese, del mondo. Non a caso questo è proprio l'aspetto più interessante e fecondo dei due libri, quello del cappellano e quello del "maestro dentro", di cui ho più volte parlato che, tracciando le memorie di impegni ultratrentennali in carcere, finiscono per descrivere l'evoluzione della società e delle politiche sociali. Attuate o solo auspicate.

 

Bruno Mellano - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.