Consiglio Regionale del Piemonte

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Vite in fuga

Le traversate in mare, le lunghe attese in coda davanti a muri e filo spinato lungo la rotta balcanica, le coperte dei campi profughi di Idomeni in Grecia e quelle del centro Fenoglio di Settimo Torinese, i bambini nelle tende e sui barconi. È l’emergenza migratoria che diventa quotidianità negli scatti di dieci fotografi e due videomaker piemontesi protagonisti della mostra “Exodos”, inaugurata lunedì 23 gennaio alla presenza del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e dell’Assessora regionale alle Pari opportunità, Diritti civili, Immigrazione Monica Cerutti e che sarà esposta fino al 24 febbraio (tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00) nella Sala mostre del Palazzo della Regione, in Piazza Castello 165, con un fitto calendario di eventi e incontri collaterali dedicati ai diversi filoni che raccontano l’immigrazione. Il progetto, finanziato dall’Assessorato all’Immigrazione e realizzato dall’Associazione Allievi del Master in Giornalismo Giorgio Bocca, ha l’obiettivo di raccontare il volto umano della crisi dei migranti offrendo un punto di vista “torinese” sull’argomento. «Non c’è un percorso geografico o cronologico preciso, abbiamo preferito un approccio emozionale», spiega Max Ferrero, coordinatore del progetto e tra i fotografi in mostra. Tutte le immagini esposte sono state stampate dal laboratorio di stampa artistica Fine Art del carcere di Saluzzo e sono state selezionate con la consulenza fotografica di Mauro Raffini.
Le foto aprono uno spaccato sui grandi esodi a partire dal 2011 con l’emergenza nord Africa, fino alla guerra in Siria e alla fuga attraverso la rotta balcanica. Dalle foto scelte per la mostra nasce anche un catalogo suddiviso in tre sezioni: le immagini, i racconti e i reportage realizzati dagli ex studenti del master di giornalismo nei luoghi dell’accoglienza. Nel calendario di eventi e appuntamenti, che fanno da corredo alla mostra ci sono workshop con i fotografi e i videomaker che hanno realizzato le immagini e dibattiti sui temi delle migrazioni in generale e dell’accoglienza. 

Il tema dell’immigrazione, oltre ad essere uno dei più “caldi” della contemporaneità, reca con sè anche una serie di conseguenze e problematiche collegate che non possono essere ignorate nè banalizzate.

Come ha ricordato l’Assessora Cerutti nel suo intervento in Consiglio regionale tenutosi martedì 24 gennaio, che verteva proprio su questo tema, il Piemonte ad oggi accoglie l’otto per cento circa dei richiedenti asilo presenti nel nostro Paese, pari a circa 14mila persone. L’iter di esame della domanda di asilo può durare anche due anni e, nella maggior parte dei casi, si conclude con il rigetto. Per questo motivo i richiedenti diventano irregolari e, di conseguenza, non possono più lavorare e rimanere sul territorio nazionale. Di qui il collegamento con i CIE, centri deputati al riconoscimento e all’espulsione dei clandestini. Recentemente il Ministro degli Interni Minniti ha dichiarato che il governo intende dotare quasi tutte le regioni italiane di un CIE (ad oggi sono soltanto quattro) di dimensioni circoscritte (al massimo 100 posti) e posti nelle vicinanze degli aeroporti affinché essi svolgano in ruolo di filtro nella gestione del complicato processo di espulsione. Il neo ministro ha inoltre intrapreso a inizio anno un viaggio  in Tunisia, Libia ed Egitto per favorire la stipula di accordi bilaterali con quei governi che facilitino le procedure di identificazione e quindi accelerino il rimpatrio degli immigrati irregolari, procedura che nel 2016 è andata a buon fine soltanto in 5mila casi a fronte di 30mila decreti di espulsione firmati.

Come dichiarato dall’Assessora Cerutti, ad oggi non è stato ancora comunicato nulla di ufficiale dal Ministero alle regioni nè tantomeno sono state date indicazioni operative. Quel che è certo è che nelle frequenti visite compiute dal sottoscritto con la stessa Assessora e con la Garante comunale Gallo presso il CIE di Torino abbiamo ripetutamente verificato come il “sistema” CIE non sia certo esente da molteplici problematiche: dall’effettiva efficacia (solo il 50% degli ospiti viene rimpatriato e i costi di gestione dei centri sono alti) alle condizioni di detenzione che spesso non sono dignitose. Inoltre gli ospiti dei CIE, che arrivano quasi sempre dal carcere, sono soggetti ad una sorta di doppia pena perché dopo aver espiato la loro condanna sono di nuovo reclusi in attesa di espulsione. 

La  soluzione più ragionevole appare quella di potenziare le procedure di riconoscimento già al momento in cui essi si trovano in carcere (in Piemonte avviene quasi esclusivamente a Torino e Ivrea) e procedere direttamente ai rimpatri. In ogni caso questi centri non possono essere la soluzione definitiva all’immigrazione clandestina e dunque vanno trovate o sperimentate altre formule. Come Garante proseguo nel mio impegno e nell’attività di monitoraggio: giovedì 19 gennaio con i tre componenti dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personale (Mauro Palma, Emilia Rossi e Daniela De Robert) abbiamo compiuto un sopralluogo alla struttura torinese di via Maria Mazzarello ed una nuova visita ho in programma nei prossimi giorni con l’Assessora Cerutti, la Garante torinese Gallo e il Presidente del Consiglio comunale di Torino Fabio Versaci.

Bruno Mellano - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.