Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

  Un’opportunità da conoscere 

Con l'approvazione a luglio 2016 - da parte della Direzione Coesione Sociale della Regione Piemonte - dei bandi regionali finalizzati all'istituzione dell'elenco dei soggetti attuatori, è partito l'innovativo strumento del "buono servizi lavoro" per persone in condizione di particolare svantaggio.
Si tratta di una misura in attuazione della Direttiva pluriennale per la programmazione dei servizi e delle politiche attive del lavoro, approvata con D.G.R. 14 Marzo 2016, n. 20-3037, con cui la Regione intende "favorire la realizzazione di azioni positive di inclusione socio-lavorativa delle persone mediante misure di sostegno nella ricerca di un'esperienza professionale funzionale alla progressiva integrazione nel mercato del lavoro". L'iniziativa si colloca nell'ambito del POR FSE 2014 - 2020 ed è dunque finanziata con risorse del Fondo Sociale Europeo.
Ma che cos'è concretamente il buono servizi lavoro (BSL) e come funziona?
Si tratta di un titolo di spesa, con un importo massimo predeterminato ed associato alla persona oggetto dell'intervento, che viene riconosciuto ai c.d. soggetti attuatori a copertura dei costi relativi agli interventi realizzati.
Ai fini dell'assegnazione del buono è necessario che la persona si presenti presso la rete degli operatori dei servizi per il lavoro regionali. Nella fase di attivazione rivestono un ruolo fondamentale i Centri per l'impiego, i servizi socio-assistenziali e il privato sociale che informano l'interessato delle opportunità offerte dalla presente misura e lo indirizzano verso i soggetti attuatori ammessi ad operare sul bando i quali, in seguito ad apposita valutazione, sono stati accreditati prima del 31/12/2016 e quindi inseriti in un apposito elenco approvato dalla Regione. Tali soggetti erogano i servizi sull'intero territorio regionale (anche se per ambiti territoriali diversi), in forma singola o anche associata.
Il buono si compone di servizi per il lavoro quali l'orientamento, la ricerca attiva, il tutoraggio per l'inserimento in impresa, l'incontro tra domanda e offerta. Tra i possibili beneficiari, vi sono quanti sono sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria, compresi i condannati in condizione di detenzione a non più di 6 mesi dalla fine della pena o ammessi a misure alternative di detenzione e al lavoro all'esterno, nei limiti stabiliti dalla legislazione. Rientrano anche i soggetti in trattamento psichiatrico o ex degenti presso ospedali psichiatrici anche giudiziali e gli ex detenuti che hanno terminato di scontare la pena da non più di 5 anni dalla fine della detenzione. Tutti i destinatari devono essere residenti o domiciliati sul territorio della Regione Piemonte, disoccupati o con un'attività lavorativa da cui derivi un reddito inferiore al limite previsto dalla normativa; se stranieri devono essere in possesso di permesso di soggiorno o richiedenti protezione internazionale
La condizione di svantaggio, requisito fondamentale per poter accedere a questo strumento, deve essere attestata dal servizio pubblico competente: servizi sociali e sanitari, istituti penitenziari e Ufficio esecuzione penale esterna, enti locali, enti pubblici e altri soggetti che agiscano in nome e per loro conto .

Il periodo massimo concesso all'operatore per realizzare un inserimento in tirocinio o lavoro è di tre mesi a decorrere dalla presa incarico: trascorso tale periodo senza esito, la persona può essere presa in carico dallo stesso operatore o da altri tra quelli presenti in elenco: può inoltre rivolgersi ad altri operatori quando a conclusione di un tirocinio o di un contratto di breve durata non sia seguita un'assunzione con contratto di durata pari o superiore a 6 mesi.
Si tratta quindi di un'opportunità interessante, che va ad aggiungersi al quadro, per la verità a tutt'oggi piuttosto povero, delle iniziative che favoriscono il lavoro di detenuti dimittendi ed ex detenuti. Una delle caratteristiche principali del funzionamento del "buono", che costituisce anche un limite di questo strumento, è il fatto che il meccanismo si mette in moto a partire dall'iniziativa individuale del singolo, che deve mettersi in contatto con lo sportello dell'operatore (sono una quarantina in tutta la regione) che emana i servizi "all'esterno". In altre parole chi è in prigione deve essere autorizzato dal magistrato per recarsi presso la sede accreditata. Ma se il soggetto non ha una rete "esterna" e un domicilio, ciò può costituire motivo di diniego all'uscita, con la conseguente impossibilità di accedere allo strumento del "buono". Inoltre, anche in caso di uscita autorizzata, se l'interessato non ha riferimenti e conoscenze personali sul territorio può incontrare problematiche nello scegliere e nel trovare materialmente l'operatore accreditato. Altri problemi vi sono per gli stranieri che, come detto, devono avere un permesso di soggiorno valido. Come si vede le problematiche materiali, soprattutto per chi è ancora "dentro", sono molteplici e non trascurabili. Di qui l'importanza del ruolo della Magistratura di Sorveglianza che dovrebbe il più possibile essere informata e coinvolta nelle dinamiche di attivazione di questa opportunità e degli Uffici Esecuzione Penale Esterna che dovrebbero supportare quanto più possibile detenuti ed ex detenuti nella fase di scelta, contatto e incontro con gli operatori accreditati. Sarebbe anzi auspicabile che gli UEPE compissero a monte un'attività di ricognizione, andando a conoscere preventivamente gli operatori che poi prendono in carico i soggetti, anche al fine di valutarne caratteristiche ed esperienze specifiche. Per questo l'Ufficio del Garante regionale delle persone detenute si è fatto promotore di un incontro - che si svolgerà il prossimo 26 gennaio - al quale sono stati invitati i direttori degli istituti, i dirigenti degli UEPE regionali e i garanti comunali, in occasione del quale funzionari degli uffici regionali competenti (della Direzione Coesione Sociale) spiegheranno modalità di funzionamento del "buono" e forniranno una sorte di "vademecum" affinché ciascun soggetto, nel suo ambito e per le sue specifiche competenze, possa contribuire a superare le criticità e a porre le condizioni per una fruizione di tale strumento che possa essere a vantaggio di tutti i soggetti potenzialmente beneficiari, evitando che si creino disuguaglianze a causa della maggiore o minore facilità di accesso.

Bruno Mellano

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.