Consiglio Regionale del Piemonte

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La giornata dei diritti

La Giornata mondiale dei diritti umani è una ricorrenza che si celebra in tutto il mondo per ricordare l’approvazione e la proclamazione, da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti umani, avvenuta appunto il 10 dicembre 1948.

Si tratta di uno dei documenti fondamentali della nostra civiltà: benché da un punto di vista strettamente giuridico non sia vincolante, ai diritti e alle libertà in essa riconosciuti è attribuito un valore autonomo nell'ambito della comunità internazionale, dal momento che sono ormai considerati essenziali dalla gran parte delle nazioni civili. E’ di fatto un codice etico, di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (con riferimento quindi a ogni epoca storica e ad ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano. Nacque come reazione degli Alleati al bisogno diffuso di legalità conseguente alle distruzioni e agli abusi della Seconda guerra mondiale. La dichiarazione è frutto di un’elaborazione intellettuale centenaria, che parte dai primi principi etici classico-europei e arriva fino al Bill of Rights (1689), alla Dichiarazione d'indipendenza statunitense (4 luglio 1776), ma soprattutto alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino redatta nel 1789 durante la Rivoluzione Francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili e politici dell'individuo) sono confluiti in larga misura in questa Carta. Tra i padri della dichiarazione va senz’altro ricordato René Cassin, giurista, magistrato e diplomatico francese, Presidente della Corte Europea dei diritti dell'uomo e Premio Nobel per la pace nel 1968. La Dichiarazione è stata la base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, e costituisce l'orizzonte ideale della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, confluita poi nel 2004 nella Costituzione europea. Il testo della Costituzione Europea non è mai entrato in vigore per via della sua mancata ratifica da parte di alcuni Stati membri (Francia e Paesi Bassi a seguito della maggioranza dei no al relativo referendum), ma la Dichiarazione in ambito europeo costituisce comunque una fonte di ispirazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea avente oggi pieno valore legale vincolante per i Paesi UE.

La Dichiarazione ONU è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell'individuo vanno quindi suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali. Tra gli articoli che hanno ricadute importanti anche sulle condizioni dei detenuti, balza subito agli occhi l’articolo 5: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”. E’ evidente l’analogia con l’articolo 3 del Titolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”) che il nostro Paese ha imparato a conoscere bene, a seguito delle sentenze CEDU che l’hanno condannata proprio per avere violato tale principio.

Tornando alla Convenzione ONU sono altrettanto importanti i primi due commi dell’articolo 23:  “Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione” e “Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro”.

Si tratta quindi del diritto al lavoro per il quale non viene posta la condizione che si sia uomini o donne liberi e che, conseguentemente, vale anche per i detenuti, così come il diritto ad una equa remunerazione.

Si tratta di principi poi confluiti in altri documenti fondamentali quali, innanzitutto, la Costituzione italiana.

E’ questa la dimostrazione che i diritti essenziali restano tali anche in condizioni di limitazioni della libertà imposte legalmente e che occorre vigilare perché principi e prerogative, che a noi uomini liberi del terzo millennio in un Paese civile qual è l’Italia, paiono scontati e ormai definitivamente acquisiti, siano sempre effettivamente rispettati. Il rischio è che si creino “coni d’ombra” in cui la dignità e la personalità dell’uomo vengano in qualche modo (e anche soltanto temporaneamente) accantonate nell’indifferenza dei più.

 

Bruno Mellano

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