Consiglio Regionale del Piemonte

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Una giornata particolare

La conferenza stampa svoltasi il 3 novembre in Consiglio regionale - ed organizzata dall’Ufficio del Garante delle persone detenute - ha voluto sottolineare l’importanza della giornata del 6 novembre, data in cui si terranno a Roma gli eventi del Giubileo dei detenuti e della Marcia per “La Giustizia, l’Amnistia, il Diritto, la Legalità costituzionale e la Libertà”.

Al Giubileo dei detenuti, voluto da Papa Francesco, parteciperà anche una rappresentanza di detenuti: un migliaio, su 4.000 persone iscritte, provenienti da dodici Paesi. La rappresentanza “italiana” è necessariamente ridotta in quanto si tratta di una selezione fra quanti (i cosiddetti “permessanti”) hanno i requisiti di legge per poter uscire dal carcere e recarsi nella capitale. E’ un’occasione da condividere con i propri familiari, grazie alla collaborazione delle associazioni di volontariato, religiose e laiche, che operano in carcere e ai cappellani degli istituti, che accompagneranno i detenuti e provvederanno alla logistica (trasporto e soggiorno). Al Giubileo infatti, come ha sottolineato il responsabile vaticano per l’Anno Santo, sono invitati a partecipare “i detenuti con i loro familiari, gli agenti e gli altri operatori penitenziari, i sacerdoti e le associazioni che offrono assistenza all’interno e all’esterno delle carceri”, oltre ai coordinatori dei 18 tavoli degli “Stati Generali dell’esecuzione penale”, la grande mobilitazione che ha fornito spunti e approfondimenti utili al processo di riforma della giustizia attualmente in corso.

Dal Piemonte saranno presenti 8 ristretti: 1 dall’istituto di Cuneo, 3 dal Lorusso e Cutugno di Torino e 4 da Ivrea. Ma anche in altri modi si celebrerà il 6 novembre: una delegazione di 25 reclusi di Biella si recherà in pellegrinaggio al Santuario di Oropa con i familiari, mentre all’Istituto penale per i minori Ferrante Aporti verrà celebrata da Don Domenico Ricca una funzione nel cortile dell’istituto, cui seguirà un momento partecipato di festa. Inoltre in tutti gli istituti penitenziari è stata aperta una “porta santa” proprio per rendere partecipi dell’evento giubilare anche i reclusi. Il messaggio importante, come sottolineato nella conferenza stampa, è che in un momento in cui tensioni e violenza tornano tristemente a riempire le pagine della cronaca (di questi giorni le rivolte negli istituti di Cuneo e Ivrea), il Giubileo rappresenta una grande occasione per tutti i detenuti, soprattutto per quelli che, nella grande maggioranza, non potranno fisicamente essere a Roma, di fare sentire la loro voce in modo non violento. Basti pensare che, secondo gli ultimi dati, sono oltre 11.000 i reclusi in tutta Italia che hanno deciso di aderire, attraverso uno sciopero della fame di due giorni, all’altro grande evento e cioè alla Marcia per “La Giustizia, l’Amnistia, il Diritto, la Legalità costituzionale e la Libertà” organizzata dal partito radicale e dedicata a Papa Francesco e alla memoria di Marco Pannella. Alla marcia, che partirà alle 9.30 da Regina Coeli per arrivare in Piazza San Pietro, riunendosi idealmente e fisicamente con quanti partecipano al Giubileo dei detenuti, hanno già aderito ufficialmente tre regioni italiane (fra cui la nostra ) e decine di comuni, oltre a significative rappresentanze: dall’Unione delle Camere penali alle associazioni Antigone, Libera e Gruppo Abele, a decine di formazioni di volontariato. Il significato della marcia sta nel ribadire la necessità di una riforma vera e incisiva della giustizia e del sistema penitenziario, che vada a toccare temi come il sovraffollamento carcerario e l’intasamento della giustizia penale.

Come ricordato dall’avvocato Davide Mosso, dell’Osservatorio Carceri dell'Unione Camere Penali Italiane, sono oggi 3 milioni e mezzo i procedimenti penali pendenti e il rischio è che per molti di essi non si giunga a sentenza ma ad una prescrizione per decadenza dei termini. Urge dunque un’amnistia, che pur riguardando i soli reati “minori”, consenta di ridare fiato alla giustizia e permetta di smaltire l’arretrato. Così come occorre un indulto, che consenta di abbassare il numero dei reclusi dando conseguentemente maggiori opportunità a chi rimane in cella (spesso le fasce più deboli) di poter aspirare ad una pena riabilitativa e rieducativa che passi attraverso occasioni concrete di studio e lavoro.

Questo, come è stato ribadito più volte, non per “buonismo” ma perché un sistema carcerario che porta ad un’effettiva riabilitazione e ad un reinserimento sociale del detenuto conviene dal punto di vista economico (il sistema penitenziario italiano costa 3 miliardi di euro l’anno, soldi destinati in gran parte al mantenimento delle strutture e del personale e che potrebbero essere spesi meglio, a detta della stessa Amministrazione penitenziaria) e sociale (per evitare la recidiva).

E’ da sperare che la coincidenza delle istanze che vengono dal mondo religioso e da quello laico possa portare ad uno stralcio, dalla legge delega sulla riforma della giustizia che giace in Parlamento, delle norme riguardanti la riforma penitenziaria, in modo da concludere il processo avviato con gli Stati Generali e, prima ancora, con le sentenze CEDU di condanna dell’Italia, pervenendo ad una riforma effettiva del “pianeta carcere”.

Bruno Mellano

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