Consiglio Regionale del Piemonte

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A cena in carcere!

È stato ufficialmente inaugurato giovedì 20 ottobre il ristorante “Liberamensa” all’interno della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

Uno spazio originariamente destinato nella pausa pranzo agli agenti - e a tutti coloro che lavorano nel penitenziario - ha assunto nuova vita e ruolo: nelle serate del venerdì e del sabato, trasformato e abbellito, sarà aperto al pubblico, previa prenotazione al numero 3458784980 (entro le 14 del venerdì!). Un recupero e una fruizione sinergica che parla alla comunità penitenziaria ma anche e soprattutto alla città.

Si tratta di un’ulteriore occasione per “chi sta fuori” di acquisire maggiore consapevolezza di cosa c’è “dentro” e - contemporaneamente - la possibilità, per chi “dentro” ci deve stare (per condanna o per lavoro), di aprirsi alla società.

Il ristorante offrirà un menù degustazione con particolare attenzione nella scelta delle materie prime. Oltre alle produzioni interne di pane, pasta fresca, dolci, zafferano e erbe aromatiche, troveranno spazio altri prodotti dell’economia carceraria o collegati a un percorso di legalità e di recupero ambientale e sociale.

L’iniziativa si deve all’impegno concreto di una pluralità di soggetti: dalla cooperativa “Ecosol”, in primis, al direttore del carcere Domenico Minervini, al decisivo contributo economico della Compagnia di San Paolo, alla progettazione a titolo gratuito degli architetti Andrea Marcante e Adelaide Testa (UdA Architetti), alla realizzazione del ristorante con il contributo gratuito di alcune imprese del settore design e arredamento e - infine - al lavoro indefesso e professionale della manodopera interna.

Significativo il fatto che a proporre, organizzare e realizzare il servizio di ristorazione vero e proprio sia quella stessa cooperativa sociale grazie alla quale, nel 2005, nacque alle Vallette il progetto sperimentale “Liberamensa” per il confezionamento e la somministrazione dei pasti destinati ai detenuti. La cooperativa, nel corso di questi anni, ha implementato anche un’attività rivolta al mercato esterno con la realizzazione di servizi di catering e coffee break, per il settore pubblico e privato. Tali attività hanno ottenuto un buon riscontro da parte della popolazione detenuta (fino all’inizio del 2015, quando l’esperienza della somministrazione pasti fu bruscamente interrotta per decisione nazionale, dopo oltre 10 anni di feconda sperimentazione) e poi dai clienti, sia per l’originalità dei servizi sia per la qualità del prodotto offerto, consentendo di incrementare il numero dei detenuti occupati e giungendo a coinvolgere nel complesso oltre 100 detenuti. Ora la cooperativa impiega nelle varie lavorazioni interne 16 detenuti, due dei quali assunti appositamente per far partire il progetto ristorante, gli altri al bar, al servizio di catering e alla panetteria con pasticceria (che ha un apprezzato punto vendita all’esterno denominato “farina nel sacco”)

Sono attualmente 230 i detenuti che al “Lorusso e Cutugno” lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, ma il problema è dare qualità professionale al lavoro interno (che nella maggioranza dei casi consiste in mansioni domestiche) oltre che estenderlo a un numero maggiore di detenuti. L’apertura del ristorante va in questa direzione, seguendo la rotta inaugurata a Milano Bollate dove, in concomitanza con l’Expo, la cooperativa Abc ha aperto il primo ristorante italiano in carcere, battezzandolo “In Galera”: massimi i punteggi sui motori di ricerca, riscontri entusiastici sui piatti e un coro unanime di complimenti al “personale gentile e premuroso, come raramente si trova in altri ristoranti”. Una clientela composta di cittadini qualunque, manager, professionisti che organizzano cene aziendali ma prenotano anche per cresime e matrimoni.

Tra i detenuti che lavorano a Bollate c’è Said, il più giovane del gruppo, che dichiara: “Questa esperienza mi sta formando sia professionalmente sia umanamente. Il rapporto con l’esterno mi aiuta a tarare il carattere, a rivedere i miei errori. Sto finalmente recuperando la mia tranquillità e questo mi permette di riflettere. Nel 2025, quando uscirò, sogno di aprire un ristorante a Marrakesh.”.

Questa è la scommessa, ma è tutt’altro che un azzardo!

Bruno Mellano

 

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